L’acqua invade la Bassa e riemerge Don Camillo: “Il sole tornerà a splendere”

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“Un giorno però le acque si ritireranno ed il sole tornerà a splendere“: nel celebre film di Don Camillo ricordata l’alluvione del 1951

ALLUVIONE | Quando le acque del fiume escono dal loro alveo e lambiscono la terra l’immaginario popolare, nella gente della Bassa, ricorre a Don Camillo. Quel discorso, proclamato su un barca in una Chiesa deserta con le acque del Grande Fiume che avevano invaso in modo massiccio e distruttivo il Paese, è impresso nelle menti di molti. Si trattava di un’alluvione del Po, ma oggi poco importa se ad esondare e portare fango, acqua e detriti sono stati il torrente Parma e il fiume Enza: quelle parole valgono allo stesso modo. 

Non è la prima volta che il fiume invade le nostre case, un giorno però le acque si ritireranno ed il sole ritornerà a splendere. E allora la fratellanza che ci ha unito in queste ore terribili, con la tenacia che Dio ci ha dato, ricominceremo a lottare perchè il sole sia più splendente, perchè i fiori siano più belli e perchè la miseria sparisca dai nostri Paesi e dai nostri villaggi. Dimenticheremo le discordie e quando avremo voglia di morte cercheremo di sorridere così tutto sarà più facile e il nostro Paese diventerà un piccolo paradiso in terra. Andate fratelli, io rimango qui per salutare il primo sole che porterà a voi lontani, con la voce delle nostre campane, il lieto annuncio del risveglio. 

L’alluvione del film “Il ritorno di Don Camillo” non è un’invenzione cinematografica: le scene, infatti riprendono i fatti realmente accaduti nel 1951 quando l’idrometro di Batteria di Brescello segnò quota massima a 8.50 metri e vennero allagate la Bassa reggiana e parmense e ancor più il Polesine, dove 100.000 ettari di territorio furono coperti dalle acque. Complessivamente, 113.000 ettari di terre emerse furono sommerse dall’acqua: 89 persone persero la vita

Il commento

Quello che l’acqua porta via difficilmente lo si rivede. Quello che lascia dietro di se, invece, è solo fango, detriti e dolore. Mi ritengo fortunata a non essere tra quelle centinaia di persone evacuate dalle loro case a Lentigione: non tanto per il momento che stanno passando, ma per quello che troveranno quando tornano nelle loro case. La casa è la custode dell’anima, dei nostri ricordi, degli affetti, delle cose care: la forza di un fiume in piena non ci lascia niente. Tutto viene spazzato via, rovinato, distrutto. 

Sarà difficile ricominciare, non solo a livello economico, ma anche emotivo. Sarà come vivere un’altra vita. Una storia già vista, in diversi territori, ma che purtroppo torna a ripetersi. Penso all’alluvione del Baganza, pochi anni fa: la forza dirompente di un torrente mai visto in quel modo aveva portato via ogni cosa. Quello che era il letto delle acque a monte, poco dopo la sorgente, è diventato un’autostrada: un territorio profondamente cambiato, irriconoscibile anche a chi lo conosceva palmo a palmo. 

E poi quel fango sulle scarpe, le pale, le mani con le vesciche, ma sopratutto la disperazione silenziosa negli occhi della gente che gettava via centinata di oggetti, ricordi di una vita, parte di un’esistenza. Quando tutto era finito, le strade ripulite, le cantine rimesse a nuovo, i panni sporchi lavati ci si è accorti che non rimaneva niente: solo la consapevolezza di aver perso tutto. #forzalentigione #forzacolorno

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