Rivoluzione asili in Emilia Romagna: saranno meno cari e più innovativi

L’Emilia Romagna crede nei Poli per l’Infanzia, con asili nido e scuole materne nello stesso plesso; varate le misure per diminuire le rette e le liste d’attesa

REGIONE EMILIA ROMAGNA | Liste d’attesa ridotte e rette meno care: la Regione Emilia Romagna vara un piano triennale per finanziare il servizio educativo nella fascia 0-6 anni e per promuovere la diffusione sul territorio regionale dei Poli per l’infanzia. L’assessore Elisabetta Gualmini: “Agevolare le famiglie e qualificare ulteriormente i servizi per l’infanzia è una nostra priorità”.

Aumentare il numero dei bambini iscritti agli asili, diminuire le liste d’attesa e rendere le rette meno care: è questo il programma triennale che la Regione Emilia Romagna ha finanziato e che, entro giugno, dovrà essere preso in esame dall’Assemblea Legislativa per il via libera definitivo. L’obiettivo è promuovere la diffusione dei Poli per l’Infanzia, cioè strutture che accorpano nidi e materne, dalla nascita fino ai 6 anni: per farlo sono stati stanziati 33 milioni di euro, a cui vanno aggiunti anche i fondi statali. I fondi verranno ripartiti nei tre anni e suddivisi a livello territoriali in base al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi e ai centri per bambini e genitori presenti nei Comuni. 

In particolare le risorse saranno utilizzate per diminuire i costi delle rette e ridurre le liste d’attesa per le iscrizioni. Una parte verrà destinata anche alla gestione del funzionamento dei coordinamenti pedagogici territoriali e alla formazione degli operatori dei servizi educativi. La vera novità è, però, la promozione dei Poli per l’Infanzia, che assicurano la continuità educativa, riunendo in un unico edificio o in edifici vicini gli asili nido e le scuole dell’infanzia. “Agevolare le famiglie – ha affermato l’assessore regionale Elisabetta Gualmini – è una nostra priorità. Per la nostra Regione è di notevole rilevanza il sistema integrato dei servizi per l’infanzia, che garantisce il pluralismo dell’offerta, la collaborazione tra Istituzioni e soggetti privati e la costante ricerca dell’innovazione“. 

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Ca' Bianca