A Parma il ciclismo ha un nome solo: non è quello di Coppi, nemmeno quello di Bartali o quello di Magni. A Parma il ciclismo è Vittorio Adorni

Auguri Vittorio Adorni: compie ottant’anni il ciclista parmigiano Campione del Mondo

Ca' Bianca

Oggi compie 80 anni Vittorio Adorni: il ciclista che ha portato i colori di Parma sulle strade del Mondo; nel suo palmares una maglia rosa e una iridata

PARMA | A Parma il ciclismo ha un nome solo: non è quello di Coppi, nemmeno quello di Bartali o quello di Magni. A Parma il ciclismo è Vittorio Adorni. Classe 1937, oggi il campione parmigiano compie ottant’anni. Un traguardo importante, così come lo sono stati quelli tagliati per primo sulla sella della sua bicicletta, in una carriera da record. In dieci anni di attività sportiva professionista Adorni ha conquistato una Maglia Rosa al Giro d’Italia 1965 e una Maglia Iridata di campione del mondo su strada ad Imola nel 1968. Nel maggio 2015 Vittorio Adorni è stato insignito anche della Laurea Honoris Causa dell’Università di Parma: “Ai giovani dico che bisogna sempre alzarsi al mattino e vedere il bicchiere mezzopieno“, ha affermato il ciclista in quell’occasione. 

Una carriera, quella di Adorni, che parte da lontano. La prima bicicletta Vittorio se l’è comprata con i suoi guadagni da garzone di ferramenta: “Era una bici sportiva con il cambio“. Ma la vera bicicletta, quella delle prime pedalate, gliel’ha regalata il padre e il telaio Vittorio lo conserva ancora in soffitta. L’anno della svolta è il 1959: Adorni inizia a lavorare come operaio alla Barilla e per allenarsi si alza alle quattro del mattino. Pietro Barilla lo vede arrivare trafelato al lavoro e gli propone di iniziare più tardi, per allenarsi con tranquillità. Nel mondo dei professionisti Adorni entra nel 1961: “Avevo ventiquattro anni – spiega – ed ero già vecchio per il ciclismo“. 

Vittorio Campione del Mondo

A Parma il ciclismo ha un nome solo: non è quello di Coppi, nemmeno quello di Bartali o quello di Magni. A Parma il ciclismo è Vittorio AdorniAd Imola, nel 1968, Vittorio Adorni è Campione del Mondo. “Quando stacchi le mani dal manubrio per esultare pensi a tutto e a nulla. Quando rallenti, dopo il traguardo, sei assorbito dalla gente. Non c’è spazio per capire quello che hai fatto“. Il Campionato del Mondo è una gara diversa dalle altre: i ciclisti si giocano tutto in poche ore, di solito si vince in volata. Ma nel 1968 Vittorio Adorni arriva in solitaria, staccando tutti: il secondo è arrivato 9’50” dopo. “La maglia iridata ti rimane sulla  pelle per un anno. La devi indossare in tutte le gare“. Tutt’ora, nonostante gli ottant’anni Adorni non rinuncia alla bicicletta: “Faccio 30/40 chilometri, tre volte alla settimana. In sella alla bici mi sento rinascere“. 

E nell’analisi del ciclismo di oggi Adorni trova profonde differenze rispetto a quelle che ha vissuto lui. Le biciclette di oggi, in carbonio, non pesano nulla rispetto a quelle degli anni Settanta. E le gare ospitano ciclisti di tutte le nazionalità, non più i “soliti italiani“. Attorno ai corridori, infine, oggi ci sono strutture di alto livello: ogni squadra ha a disposizione più di cinquanta uomini tra preparatori, medici e meccanici. Quando gli si chiede, domanda di rito, chi tifava tra Coppi e Bartali, Vittorio Adorni risponde di essersi innamorato del ciclismo seguendo le imprese dell’Airone alla radio. Poi si riprende: “Anche Bartali – confida – è stato un grande campione“. 

Auguri Vittorio Adorni! 

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