Autocisa, 1950-1975: storia e travaglio di un'Autostrada | SPECIALE

Autocisa, 1950-1975: storia e travaglio di un’Autostrada | SPECIALE

Ca' Bianca

Per costruire l’Autostrada della Cisa ci sono voluti 20 anni e più di 100 miliardi di lire; l’apertura al traffico avvenne il 24 maggio 1975: nei giorni scorsi la fusione in SALT

STORIA DEL PARMENSE | A pochi giorni dalla notizia della fusione della società che gestiva l’Autostrada della Cisa – l’Autocamionale della Cisa S.p.A. – con la Società Autostrada Ligure-Toscana (SALT), ricostruiamo la storia di quello che è risultato un gioiello ingegneristico-stradale ideato nel 1950 come simbolo di riscatto e progresso della montagna parmense. L’idea di un’arteria che collegasse la provincia di Parma con le vie d’accesso al mare è di antico concepimento, persino Napoleone Bonaparte – in sede di testamento – si vantò di aver realizzato l’attuale strada della Cisa, annoverandola tra le otto opere che lo avrebbero consegnato alla memoria dei posteri. Tuttavia l’iniziativa di portare a termine un tratto autostradale che potesse unire Parma e La Spezia risale al 28-29 ottobre 1951, quando venne convocato un convegno nazionale a Salsomaggiore sul tema.

L’esigenza di oltrepassare l’Appennino con la realizzazione di un valico autostradale era particolarmente sentita nell’immediato dopoguerra, anni in cui la viabilità stradale del Paese era assolutamente insufficiente per l’esercizio del flusso di traffico che negli anni immediatamente successivi si sarebbe venuto a creare. Era quindi necessario dotare l’Italia di una rete autostradale che potesse garantire rapidità, sicurezza ed economia del traffico. Per affrontare un percorso simile lo Stato si prese carico, in parte, della costruzione di un adeguato piano di finanziamento. Erano gli anni in cui sorgevano l’Autostrada del Sole, l’Autocisa e l’Aurelia.

Durante il convegno di Salso del 1951 emerse l’esigenza di realizzare arterie autostradali adeguate, attuando il progetto di collegamento della via Emilia con la via Aurelia tramite “53 chilometri di percorso e una spesa di poco più di 9 miliardi“, secondo i dati forniti dalla Commissione parlamentare dei trasporti. L’opera avrebbe permesso di “attraversare l’Appennino in ogni stagione dell’anno, anche ai veicoli più pesanti, servendo egregiamente i traffici di tutta la Pianura Padana occidentale e anche centrale, specialmente per le relazioni col tirreno dalla Spezia a Roma a Napoli e oltre“, dichiarava nel 1950 il Prof. Ing. Francesco Balatroni.

Costi e difficoltà di realizzazione: i primi intoppi e la ripresa dei lavori

Ci vollero firme, miliardi e una convenzione tra ANAS e Autocamionale della Cisa S.p.A.per dare il via alla costruzione di un tratto della futura Autocisa: l’Autocamionale Fornovo-Pontremoli. Si deve tener presente – circa le lunghe tempistiche per la realizzazione di un’opera di tale portata – che quando il progetto fu approvato non esistevano trattati sulle tecniche di costruzione autostradale. In quegli anni la prerogativa era lavorare d’immaginazione tentando di affrontare la natura impervia e ostile dell’Appennino, la cui formazione geologica rendeva il terreno soggetto a frane e bradisismo. Il 22 settembre 1958 si dava inizio all’esecuzione dei lavori al costo di 14 miliardi di lire.

Tra un errore e l’altro, frane, correzioni del progetto e rettifiche si iniziò ad intravedere la prima tratta Fornovo-Roccaprebalza. Tuttavia, portate a termine le due gallerie per i due viadotti, improvvisamente un movimento franoso portò alla disgregazione dei soffitti e delle pareti, ingenti quantità di materiali caddero a terra provocando larghi crepacci sul manto stradale. Sembrava la fine dei lavori. I lavori vennero sospesi presto perché erano venuti a mancare i mezzi economici per far fronte all’emergenza. Ci vollero diversi anni affinché si trovasse una soluzione. Nel 1968, grazie all’impegno dell’assessore dell’Amministrazione Provinciale, il rag. Luciano Dalla Tana, si arrivò alla firma di una nuova convenzione, stipulata in data 21 marzo.

La necessità non era più quella di aggiornare e portare a termine il tratto Fornovo-Pontremoli, ma di terminare la costruzione dell’intera autostrada da Ponte Taro a Sarzana. Così, dopo aver stipulato la nuova convenzione, i lavori procedettero rapidamente e nel 1975 si arrivò al termine dei lavori: l’Autostrada della Cisa era completata in tutti i suoi 102 chilometri di lunghezza, per un costo complessivo di 107,5 miliardi di lire. L’apertura al traffico avvenne il 24 maggio 1975. Ultimati i lavori questo tratto autostradale si configurava così: 18 gallerie, 96 ponti e viadotti, 2 milioni e mezzo di giornate lavorative, otto aree di servizio. Gli svincoli di uscita erano sei: Parma Ovest, Fornovo, Ghiare (per Borgotaro), Berceto, Pontremoli, Aulla.

La fusione in SALT (Società Autostradale Ligure Toscana)

La gestione dell’autostrada A15 fino al 31 ottobre 2017 è stata a carico dell’Autocamionale della Cisa S.p.A., ma dal 1 novembre è passata in gestione alla Società Autostrada Ligure Toscana, con relativa fusione e spostamento della dirigenza a Camaiore. Il sindaco di Berceto, Luigi Lucchi, ha fortemente criticato questa operazione, in quanto “per realizzare la gloriosa Autocisa, grazie ad amministratori pubblici capaci e amanti del loro territorio sono servite  due milioni e mezzo di giornate lavorative – ricorda Lucchi – milioni di metri cubi di scavi all’aperto e in galleria, impiego ingente di calcestruzzo e un maestoso lavoro di pavimentazione. In questa triste giornata ricordo con stima e affetto tutti coloro che hanno ideato e permesso questa opera, tra gli altri il notaio Enrico Bandini, Luciano Dalla Tana e Primo Savani, oltre al fatto che l’Autocisa non è costata un soldo ai contribuenti italiani ed è stata finanziata interamente grazie ai pedaggi autostradali“.

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