Borghi del parmense, storie e segreti: Vallezza | l’OFFicina Parmigiana

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Ca' Bianca

Vallezza è una piccola borgata del Parmense in cui sorse il primo oleodotto italiano: la presenza di petrolio permise di realizzare un sito di estrazione

FORNOVO | Oggi raccontiamo la storia di Vallezza, prezioso scrigno che ha custodito un olio molto particolare. In tempi antichi si pensava fosse prodotto dal liquefarsi della pietra. Un olio che, fino a pochi secoli fa, avreste trovato in creme e pozioni per le malattie della pelle. Un olio che si infiamma: che fossero spiriti satanici? Si chiedevano gli abitanti della zona. Nel ‘700, il naturalista Giovanni Serafino Volta calmava gli spiriti (umani), descrivendo come questi strani fuochi fatui non fossero altro che gli effetti dal gas alimentato da questo olio che emergeva da terra, specie dopo episodi di pioggia. Stoppani – non Giamburrasca, ma il grande Antonio autore de Il Bel Paese – non esita a definirlo l’Oro di Neviano

Il petrolio di Parma: questo custodisce Vallezza. O, per essere più precisi, il petrolio di Neviano, perché Vallezza è un piccolissimo borgo nel territorio di Neviano de’ Rossi, frazione di Fornovo di Taro. Qui sorge il Parco Museo del Petrolio, luogo dall’alto potenziale didattico, per andare alla scoperta di una chicca del Parmense. Ispirandosi a tecnologie e tecniche estrattive americane, il sito petrolifero di Vallezza rappresenta un caso unico in tutta Italia, perché sorge su un’area agricola.

Ricerche e investimenti agli inizi del ‘900: sorge il primo oleodotto italiano

Borghi del parmense, storie e segreti: Vallezza | l’OFFicina ParmigianaSubito dopo l’unificazione italiana, iniziano le prime ricerche in territorio emiliano: si comprende l’importanza di Vallezza, ma non si hanno frutti fino a che non ci metterà il naso un… piacentino. Più che il naso, Luigi Scotti, pioniere nel campo petrolifero, ci mette i soldi. Un rischio, una scommessa che, agli inizi, non dà i risultati sperati alla sua Società Petrolifera Italiana (SPI), su cui però iniziano ad affacciarsi competitori e pretendenti. L’impianto, d’altronde, è assolutamente innovativo: ad esempio, le trivelle sono alimentate dal gas, il gas viene raccolto e nel 1916, in piena Prima Guerra Mondiale, è realizzato un primo deposito di greggio collegato a Fornovo con il primo oleodotto italiano.

Con gli anni ’30, nasce un vero e proprio “Metodo Fornovo“, basato su un sistema di pozzi collegati ad una centrale di pompaggio ed estrazione avanguardistico. Ma gli anni ’30 portano alla Seconda Guerra Mondiale, e Vallezza diventa sempre più strategico, tanto che le bombe degli Alleati lo prenderanno di mira. A ricostruire gli impianti sarà niente meno che la Standard Oil Company insieme alla affiliata Siap (la futura Esso). Tuttavia, negli anni del boom Vallezza sarà destinata a ridursi a deposito e, infine, sotto Agip, a chiudere agli inizi degli anni ’90.

Quel che resta dell’oro nero di Parma

Oggi, per riscoprire l’età dell’oro nero, non resta che girovagare fra la Palazzina Uffici, le Officine, la Casa del Direttore di miniera, la Centrale Elettrica e la Casa dei Capiturno. E ammirare, non più all’opera, i cavalletti di pompaggio, gli impianti mobili di perforazione, motori a scoppio, caterpillar, pompe e flange di raccordo. Perché il Parmense non è solo Antelami, Via Francigena e pievi romaniche. Il Parmense è (stato) anche Potere e Petrolio.

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