Carla They, l'estetica del suono | INTERVISTA

Carla They, l’estetica del suono | INTERVISTA

Ca' Bianca

L’arpista parmigiana Carla They è protagonista della rubrica musicale “Il Golfo Mistico off“; il dolce suono dell’arpa l’accompagna da sempre: “Mi emoziono ascoltando Puccini

Carla They, arpista. Nata a Parma da una famiglia di musicisti, ha portato il suo strumento in Italia e all’estero, ospite di importanti Festival e istituzioni musicali quali il Verdi Festival e il Teatro Regio di Parma. Si racconta oggi al Golfo mistico off.

“Where everything started”…Chi sceglie una professione come la sua solitamente ricorda il momento preciso in cui ha deciso cosa e chi voleva diventare. È così anche per lei?

Certo, provengo da una famiglia di musicisti e in realtà avrei voluto diventare ballerina classica ma ero troppo alta (1,81cm)  Avevo dieci anni quando mio nonno (il prof. Mario They, caporchestra del Teatro Regio) mi portò in Conservatorio a conoscere i colleghi, l’arpa mi colpì subito per la dolcezza del suono e la varietà di effetti che si potevano ottenere dalle sue corde.

Chi è stato il suo primo insegnante e dove ha mosso i primi passi?

La mia prima insegnante fu la Prof.ssa Tina Nicolosi del Conservatorio di Parma poi, a 18 anni mi trasferii al Conservatorio di Piacenza per terminare gli studi con la Prof.ssa Annamaria Restani, prima arpa del teatro Comunale di Bologna.

Ha lavorato con tantissimi artisti: ce n’è uno a cui è legata da un ricordo particolare?

Mah, sono stati davvero tanti i colleghi speciali: ricordo con affetto il soprano Lucetta Bizzi e il nostro bellissimo concerto a Parigi, la mia cara amica violinista Beatrice Marozza e le tante risate fatte insieme, il flautista Raffaele Bifulco, un professionista straordinario.

C’è un’incisione o un interprete, una sorta di “buen retiro” musicale, che ama particolarmente ascoltare?

A casa ascolto principalmente musica barocca perché mi rilassa, in particolare Haendel e Albinoni; ma amo molto i sinfonisti dell ‘800, mentre se voglio commuovermi metto Puccini.

Il viaggio è sicuramente una parte importante della sua vita professionale. C’è un’atmosfera, una città, una notte che ricorda con più emozione?

Certo, sono tre le città che adoro : Roma, splendida di sera dopo i tanti concerti in location incredibili, poi Venezia che è una città magica, anche se scomoda assai per trasportare l’arpa e ovviamente Parigi per il suo fascino immortale. È fantastico suonare in posti così belli.

L’arpa, uno strumento straordinario che ha anche una sua particolare estetica. Cosa l’ha guidata nella scelta?

Senza dubbio fui colpita dalla sua bellezza, è così femminile ed evocativa, non bisogna dimenticare che è lo strumento delle regine, delle fate e anche delle sirene. Non mi sono mai pentita della scelta.

Impegni futuri?

Tanti concerti estivi a spasso tra Como, Bologna, Salsomaggiore, al castello di Varano Melegari, la rocca di San Secondo, Gropparello e inoltre in piazza a Soragna, a Mantova e Reggio Emilia.

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