Nel piccolo paesino di Felegara – incastonato a metà strada tra Medesano e Fornovo di Taro – nasce nel 1999 Laboratorio Crea

“Vi racconto la mia ceramica artigianale personalizzata” | INTERVISTA

Ca' Bianca

Chiara Berta dà vita nel 1999 a Laboratorio Crea; nel suo negozio di Felegara realizza manufatti in ceramica per decorare la casa e oggetti regalo personalizzati

FELEGARA | Nel piccolo paesino di Felegara – incastonato a metà strada tra Medesano e Fornovo di Taro – nasce nel 1999 Laboratorio Crea. Entrando in questo negozio si ha la sensazione di essere proiettati in un mondo fantastico, composto da maioliche colorate, collane, lampade e mille altri manufatti in ceramica. Cos’hanno in comune queste creazioni? Sono tutte ideate, plasmate, colorate e decorate una per una da Chiara Berta. L’arte è sempre stata la passione e la naturale inclinazione di Chiara, che decide infatti di frequentare alle superiori l’Istituto d’Arte Toschi a Parma. Terminati gli studi si discosta per qualche anno da questo percorso; rimane comunque legata al campo artistico facendo lavori saltuari, come ad esempio la decoratrice.

Volevo fare qualcosa di creativo ma non riuscivo a capire cosa – racconta Chiara. Vent’anni fa nell’ambito artistico c’erano molte meno possibilità rispetto ad oggi”. Nel 1996, la svolta. “Ho fatto domanda alla Ceramica del Ferlaro di Collecchio come decoratrice – ricorda – loro avevano bisogno e sono così riuscita a fare questa esperienza durata tre anni. Lì ho avuto l’opportunità di imparare le fasi di produzione di quello che è poi diventato il mio lavoro. Oltre a fare le decorazioni modellavo la terra, vedevo come infornare e come fare la smaltatura; tutte cose che poi mi sono tornate molto utili”.

Nel piccolo paesino di Felegara – incastonato a metà strada tra Medesano e Fornovo di Taro – nasce nel 1999 Laboratorio Crea

Un nuovo inizio prende forma

Chiara possiede dei locali a Felegara in una posizione un po’ defilata e su una strada di passaggio: il luogo ideale secondo lei per far nascere un’attività che sia tutta sua. “Mi piace essere defilata rispetto alla città – rivela. Ora grazie ai social network riesco ad avere lo stesso un’ottima visibilità e questo conferisce al mio negozio una maggiore esclusività. Le persone vengono appositamente da me perché sono alla ricerca di un determinato prodotto che altrove non trovano. In città invece c’è il rischio di essere uno tra tanti”.

Ora Chiara e le sue creazioni sono conosciute e apprezzate, ma i primi anni sono stati duri: “Nel 1999, quando ho avviato la mia attività, lavoravo metà giornata al Ferlaro e metà giornata nel mio nascente laboratorio – racconta. Dopo pochi mesi ho deciso però di indirizzare tutte le mie energie in questo nuovo progetto. Giravo per i negozi proponendo i miei prodotti e piano piano ho costruito la mia clientela che col tempo è aumentata. Potrà sembrare strano ma ho una clientela abituale; chi deve fare un regalo per una nascita, un matrimonio o qualunque altra occasione sa quali sono le mie proposte e va sul sicuro. I miei clienti sanno che possono ordinare un piatto personalizzato, le mattonelle per cucina o bagno, cornici decorate con maioliche colorate e svariati tipi di lampade”.

L’artigianato di qualità contro l’industrializzazione standardizzata

I prodotti che Chiara realizza sono tutti personalizzati, pensati insieme al cliente per soddisfare al meglio le sue esigenze e adattarsi con armonia allo stile della casa. “C’è molta attenzione all’artigianato e al prodotto fatto a mano – sottolinea Chiara – le persone apprezzano sempre di più l’oggetto non standardizzato. Per contrastare le catene che producono oggetti fatti con lo stampino, bisogna far capire il valore aggiunto di un manufatto. Questa è una convinzione che ho avuto da subito e in cui ho fortemente creduto. Ho scelto di non allargarmi e non spostarmi in città proprio per mantenere un contatto diretto con il cliente. Amo proporre in prima persona gli oggetti che creo e penso che questo faccia la differenza”.

È importante tuttavia contenere i prezzi e avere un atteggiamento onesto nei confronti dell’acquirente. “Ad ogni oggetto deve essere attribuito il giusto valore e di conseguenza il giusto prezzo – afferma Chiara. Alcuni fanno pagare cifre folli per le loro creazioni; ogni prezzo deve essere invece giustificato e derivare dalla somma tra il costo del materiale e la manodopera creativa. Questo è il motivo per cui non mi piace chi si autodefinisce un artista e soprattutto non mi riconosco in questa definizione. Io mi ritengo un’artigiana che realizza oggetti con creatività e fantasia. Ho un’altissima considerazione della vera arte e sono consapevole dei miei limiti, non voglio dunque che questo termine venga banalizzato e sminuito”.

Nel piccolo paesino di Felegara – incastonato a metà strada tra Medesano e Fornovo di Taro – nasce nel 1999 Laboratorio Crea

Uno stile innato e inconsapevole

Il laboratorio a cui Chiara ha dato vita possiede una personalità vivace e trasmette buon umore a chiunque vi entri, eppure la nostra artigiana sostiene di non avere uno stile che la contraddistingua. “Realizzo molti oggetti diversi tra di loro, forse c’è un filo conduttore che tiene tutto insieme, ma io non me ne rendo conto – ammette. Non mi sono mai voluta fissare su un oggetto o un genere ben distinto; questo può sembrare negativo perché in apparenza non mi conferisce un’identità forte, ma probabilmente io non la voglio avere. L’impronta del Ferlaro inizialmente era molto forte, ma ora non so se si può parlare di un mio stile”.

Teste di Moro: la rivisitazione di una leggenda

Durante gli anni trascorsi alla Ceramica del Ferlaro Chiara si è appassionata alle teste di Moro siciliane, divenute poi uno dei suoi ‘cavalli di battaglia’. Utilizzate tuttora in Sicilia come fioriere, questi manufatti traggono le loro origini da una tradizione popolare un po’ macabra.

Un’antica leggenda narra infatti che durante la dominazione dei Mori in Sicilia, nel quartiere Kalsa di Palermo, viveva una bellissima fanciulla che trascorreva le sue giornate occupandosi delle sue piante in balcone. Un giovane Moro appena la vide se ne invaghì e la sedusse. La giovane ragazza scoprì però che il suo amato l’avrebbe lasciata per tornare in Oriente dalla moglie e i due figli. La fanciulla attese allora la notte e non appena il Moro si addormentò lo uccise; gli tagliò la testa per farne un vaso, vi piantò del basilico e lo mise in bella mostra sul balcone. Il Moro, in questo modo, sarebbe rimasto per sempre con lei.

Nel piccolo paesino di Felegara – incastonato a metà strada tra Medesano e Fornovo di Taro – nasce nel 1999 Laboratorio Crea

Quando la giovane Chiara vede per la prima volte le teste siciliane non ne rimane subito affascinata; entrando invece nel mondo della ceramica e iniziando a lavorarla riesce poi ad apprezzarle e in seguito rivisitarle. A differenza delle teste di Moro siciliane, Chiara realizza volti – prevalentemente femminili – con gli occhi chiusi e lo sguardo sognante. “Ho voluto dar loro un piccolo alone di mistero e permettere a chi le osserva di immaginare dove stia vagando il loro pensiero o cosa stiano sognando – confida. Mi piace che qualcosa resti sottinteso; è un non mostrare che comunque racconta e al tempo stesso lascia libertà d’interpretazione”.

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