Cristina Ferrari, una vita in teatro: “Impossibile separarmi dall’Opera” | INTERVISTA

Ca' Bianca

Cristina Ferrari ha ricoperto ruoli importanti in ambito nazionale e internazionale: oggi è direttore artistico del Teatro Municipale di Piacenza 

GOLFO MISTICO | Ospite de “Il Golfo mistico”di oggi Cristina Ferrari, nata a Casalmaggiore, ha studiato e frequentato il Conservatorio “A. Boito”. In provincia di Parma ha avuto anche i primi incarichi importanti della carriera, curando dal 1999 al 2006 le stagioni del Teatro Verdi di Busseto. È stata Direttore artistico di diversi teatri nazionali, tra cui il Carlo Felice di Genova e primo Direttore artistico donna in Italia di una Fondazione lirico sinfonica di primario interesse nazionale. Oggi è Direttore artistico del Teatro Municipale di Piacenza. Particolarmente attenta ai giovani talenti è stata fino al 2016 consulente artistico del Concorso internazionale Voci Verdiane. Qualità, lavoro e innovazione sono alla base del suo modo di fare teatro.

Where everything started, ricorda il momento in cui ha deciso quale sarebbe stata la sua professione?

Era  il 1996, ero consulente musicale e pianista accompagnatrice dell’Accademia che Leo Nucci istituì a Castiglione dei Pepoli. Si decise, in collaborazione con la Fondazione Toscanini, di organizzare la rappresentazione di “Trovatore” sotto la  direzione di Romano Gandolfi: feci da tramite tra l’allora sovrintendente della Toscanini Gianni Baratta e l’accademia nella programmazione e organizzazione di un evento che avrebbe portato sul palco i giovani allievi di Nucci.

Al termine di questa esperienza fu proprio la Fondazione Toscanini a propormi  di continuare con loro questo percorso. Iniziai occupandomi del  progetto  “Rimini Chamber Orchesta”, proseguendo con l’occuparmi del casting delle opere allestite a Busseto fino a diventare direttore delle attività liriche.

Come si caratterizza la sua metodologia di lavoro nel fare Teatro?

Tutto parte dall’esperienza che ho vissuto al fianco di un grande artista come Leo Nucci, ero molto giovane e ho imparato moltissimo durante gli anni vissuti al suo fianco in Accademia sull’interpretazione, l’uso della parola scenica, l’attenzione ai giovani cantanti e tutto ciò  che serve per far crescere una potenzialità artistica. La collaborazione con Nucci continua anche oggi con  il progetto Opera Laboratorio, progetto su cui ho puntato tantissimo da quando  sono arrivata a Piacenza. Naturalmente non posso dimenticare l’aspetto accademico della mia formazione, sono diplomata in pianoforte al Conservatorio Nicolini di Piacenza e in canto, ramo didattico, al conservatorio di Parma.

Ho sempre dato estrema importanza nella mia formazione al Conservatorio e alla possibilità che questa istituzione offre di confrontarti con altri musicisti quotidianamente. Non ultima l’esperienza che ho maturato in quasi tutti gli ambiti di una produzione teatrale. Sono stata, ad esempio, Maestro alle luci e il confronto con tutti gli addetti ai lavori del backstage di una macchina tanto complessa come un teatro lirico mi ha dato certamente una chiave di lettura ulteriore su come si porta in scena un’opera. Queste tre importanti esperienze danno luogo tutte insieme alla mia identità professionale.

Immagino anche tanto ascolto, c’è una cosa che ama ascoltare più di altro, una sorta di “buen retiro” musicale?

Nelle ore non ufficialmente lavorative ascolto Opera, naturalmente anche la sinfonica ha un posto rilevante nella mia esperienza di fruitrice di musica, ma l’Opera rappresenta sempre e comunque una passione dalla quale non riesco a separarmi.

Il suo lavoro la porta a viaggiare moltissimo, c’è una città che più di altre le è rimasta impressa nella memoria?

Indubbiamente Genova, l’esperienza importantissima alla guida del Carlo Felice unita all’averla vissuta giornalmente fanno di questa città una di quelle che ricordo con maggior affetto. Genova rappresentava anche il punto di partenza  per gettare le basi di collaborazioni internazionali con stupende realtà  teatrali a Parigi, New York, Atene, Mosca e Barcellona.

Leo Nucci ha da poco festeggiato i cinquant’anni di carriera nel Teatro da lei diretto, cosa si respira in sala quando si ascolta un interprete tanto straordinario?

Leo Nucci è “straamato” da tutti i pubblici, credo non si possa dare definizione migliore. In particolare nella nostra regione il pubblico è sempre numerosissimo. Il loggione, che si compone di appassionati che arrivano da tutta Italia, lo segue ovunque, sia quando canta in opera che in concerto.

È un artista dotato di una fortissima personalità, un magnetismo che catalizza l’attenzione del pubblico fin da quando mette piede sul palcoscenico, ancor prima di iniziare a cantare.  Si respira entusiasmo, si assiste ad autentiche ovazioni, si respira lo stupore di vedere ogni volta di più come questo grande artista riesca a cantare con una tecnica pressoché perfetta unita a una grande generosità. Si ha la percezione di essere di fronte a un interprete come pochi altri al mondo.

Carlo Bergonzi, nella sua vita professionale ha avuto modo di conoscerlo e collaborare con lui ad importanti progetti, può tracciarne un ricordo?

Ho avuto il grande privilegio di collaborare con l’Accademia Verdiana da lui istituita a Busseto durante gli anni in cui lavoravo alla Fondazione Toscanini. Realizzammo l’Aida del Centenario Verdiano per la regia di una altro mostro sacro della cultura, Franco Zeffirelli. In quegli anni assistevo alle lezioni di Carlo Bergonzi con i suoi allievi e ne vedevo l’entusiasmo ma anche la schiettezza con cui si rivolgeva loro.

Di questo grandissimo tenore ho potuto apprezzare la grande umanità e simpatia, l’affabilità e soprattutto la capacità che aveva di individuare in chi gli stava di fronte  l’amore autentico per l’opera lirica e questo mestiere. Nel 2012, dopo la mia nomina a direttore artistico del “Concorso voci verdiane”, lo incontrai nella sua casa a Milano per parlargli del Concorso di cui sarebbe diventato di lì a breve per volere dell’allora amministrazione comunale Presidente onorario a vita. Ricordo ancora chiaramente, con la passione e la serietà che lo contraddistingueva. 

Nei teatri da lei diretti ha sempre avuto un occhio particolare al “nuovo” nel senso più alto del termine. Sperimentazioni mai fini a se stesse e ricerca di linguaggi sempre diversi. Quali sfide ricorda con maggior entusiasmo?

La  sfida che ricordo con maggior affetto è sicuramente il Concorso per Giovani Compositori che ho voluto fortemente istituire a Piacenza in collaborazione con il Conservatorio Nicolini. Volevo dare l’occasione a giovani compositori di  fare ascoltare i loro lavori al grande pubblico. Per questo formai una giuria di altissimo livello, che vedeva la presenza tra gli altri di  Fabio Vacchi e Carlo Boccadoro e commissionammo un’opera lirica in un atto dal titolo “Schicchi e Puccini – Un prologo a Schicchi”.  

L’opera vincitrice fu messa in cartellone e il pubblico premiò decisamente la nostra scelta tributando un’autentica ovazione alla serata. Anche in questi giorni stiamo mettendo in scena “Riccioli d’oro e i te orsi”, nuova commissione a un giovane compositore piacentino, Stefano Guagnini classe 1990. Questa rappresentazione è studiata appositamente per le scuole che con grande entusiasmo e passione si stanno avvicinando al nostro teatro.

Cosa vedremo prossimamente su la palco del Municipale?

Dopo il successo del Simon Boccanegra, è la volta della stagione ideata per le scuole,  riteniamo  che il reperimento di nuovo pubblico sia fondamentale e per fare questo guidiamo i ragazzi, che per la prima volta entra in un teatro, attraverso tutte le fasi, dalla preparazione all’arrivo in sala, fino alla fruizione dello spettacolo.  Seguirà un evento dedicato alla musica popolare dal ‘600 ad oggi, con una formazione diretta dalla musicista piacentina Maddalena Scagnelli.  L’8 dicembre Fabio Luisi dirigerà l’orchestra Nazionale della Rai, fino ad arrivare ad augurarci un buonissimo 2018 con il tradizionale concerto di Capodanno.

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