Damaso Feci racconta il Corpo Bandistico Borgotarese

Ca' Bianca

Il Presidente racconta la realtà di questo Corpo; per lui un orgoglio guidare un complesso con 160 anni di storia

Damaso Feci, Presidente del Corpo Bandistico Borgotarese ci ha raccontato in un’intervista questa bellissima realtà. Con orgoglio guida dal 2015 l’Associazione, che alle sue spalle ha una storia di ben 160 anni. In passato fu diretta anche da Giulio Mosconi, compositore che oggi dà il nome al nuovo auditorium di Borgotaro.

Lei è da poco stato eletto presidente del Corpo Bandistico Borgotarese, che realtà associativa ha trovato al suo arrivo?

Sono stato eletto dall’Assemblea del Corpo Bandistico Borgotarese nel novembre 2015. Ho trovato una realtà dal grande spessore artistico, dal grande impegno e una straordinaria coesione. Una realtà che mi ha stimolato ad accettare l’incarico con entusiasmo. La guida del Maestro Francesco Zarba, dotato di profonda umanità e grande talento musicale, rappresenta un valore aggiunto.

C’è poi un Consiglio Direttivo molto presente e attivo. Si può dire che rappresenti una sorta di memoria istituzionale dell’Associazione. Ultimo ma non ultimo, il cuore dell’associazione: il Corpo Bandistico formato da 35 elementi. Tutti sono sempre pronti al servizio e i valori condivisi rispecchiano la grande sensibilità della cittadinanza borgotarese. Che da sempre ha nutrito grande interesse per la musica popolare in tutte le sue manifestazioni. Non c’è una grande banda se non c’è una grande popolazione che la sostiene.

C’è un connubio secolare tra i borgotaresi e la loro banda. Vorrei inoltre aggiungere una nota di cui vado particolarmente fiero: dai primi mesi del 2016 Il Corpo Bandistico Borgotarese è iscritto nel Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale.

Un complesso con una grande tradizione: 160 anni di storia. Quanto la vostra presenza ha caratterizzato la storia del paese di Borgotaro e dei suoi cittadini?

Il Corpo Bandistico Borgotarese è attualmente la più longeva Associazione di Volontariato presente nel Comune di Borgotaro. Dal 1856 in poi, anno di fondazione del CBB, ogni evento significativo della storia del paese è stato caratterizzato dalla presenza della Banda. Le sue performance hanno accompagnato manifestazioni istituzionali, politiche e religiose. Inoltre il complesso esibendosi anche all’estero ha permesso a Borgotaro di farsi conoscere nel mondo.

Ma l’impronta più significativa che la CBB ha dato e continua a dare al paese è principalmente di carattere culturale e sociale. Da sempre, infatti, la missione della Banda è quella di essere un punto di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi alla musica, con particolare attenzione alle giovani generazioni. A tale riguardo proponiamo Corsi di Orientamento musicale. Da anni questi corsi alimentano un vivaio di nuovi musicisti borgotaresi e non. Vorrei sottolineare anche la valenza sociale di questo tipo di iniziativa: i ragazzi impiegano in modo costruttivo il loro tempo ponendosi obiettivi comuni. Questo fa sentire loro un senso di appartenenza, un senso di identità.

La storia della Banda è fatta di uomini, donne e intere famiglie che hanno dedicato anni al corpo bandistico. La missione è sempre stata quella di evitare la scomparsa di un’importante tradizione. Sono storie di pesanti sacrifici ma anche di grandi soddisfazioni, c’è grande orgoglio nel rappresentare il proprio paese.

Damaso Feci racconta il Corpo Bandistico Borgotarese

Per festeggiare questo importante anniversario avete in programma la rappresentazione della Traviata, una grande sfida. Ci parli di questo ambizioso progetto.

È un progetto molto ambizioso. Il maestro Zarba lo ha proposto ad inizio anno ed il consiglio ha accettato entusiasticamente. Per musicisti dilettanti come noi è una bella sfida confrontarsi con una partitura così complessa. Il problema maggiore che incontrano i musicisti suonando un’opera è il fatto di adattarsi ai tempi del palcoscenico. In scena ci sono cantanti, movimenti scenici e regia.

L’impatto iniziale non è stato semplice. Ma gradualmente i nostri componenti hanno capito come si esegue un repertorio totalmente differente da quello bandistico. Oltre al fattore musicale c’è un altro aspetto non meno importante: l’organizzazione. Si parte dalla preparazione dei manifesti alla pubblicità. Per proseguire con l’allestimento di scena, delle luci e l’organizzazione delle prove. Siamo sicuri che lo sforzo che stiamo facendo ci porterà alla realizzazione di un grande spettacolo.

Ci auguriamo che rimarrà nella memoria della nostra banda e che la soddisfazione ci ripagherà degli sforzi fatti.

Oltre alla banda siete una scuola di musica: quali opportunità può cogliere una persona che vuole avvicinarsi per la prima volta a uno strumento musicale?      

La scuola di musica ha sempre accompagnato le attività bandistiche. Ci sono stati periodi in cui la banda aveva cessato i suoi servizi, ma le lezioni di musica erano regolarmente impartite. Siamo convinti che la scuola rappresenti il futuro del complesso bandistico. Per questo ogni anno da ottobre a giugno nella nostra sede 5 maestri abilitati danno lezioni di strumenti a fiato e percussioni.

Al momento gli allievi sono 46. Quando gli insegnanti ritengono idonei gli allievi la palla passa al Maestro Zarba. Dopo essere stati esaminati dal Maestro, se ritenuti idonei, entrano a far parte del Corpo Bandistico. Attualmente abbiamo circa una quindicina di giovanissimi bandisti che suonano diversi strumenti.

Durante l’estate il Maestro organizza delle masterclass con corsi intensivi per chi vuole perfezionare le proprie conoscenze. Abbiamo attiva anche una collaborazione con il Conservatorio Arrigo Boito di Parma. Il che ci permette di collaborare con insegnanti di alto livello che apportano un contributo fondamentale ai ragazzi che si dedicano alla musica.

Il Maestro Muti in più di un’occasione ha speso parole di elogio per le realtà bandistiche come presidio culturale e di divulgazione. Come si preserva un patrimonio così importante?

Le parole di Muti sottolineano l’importanza della realtà bandistica nella storia culturale italiana. Non solo. Vi è un valore aggiunto che è quello sociale e solidale. Un aspetto che si vive in “sede” alle realtà di paese. Attraverso la partecipazione ai vari momenti rilevanti della comunità. Un aspetto importante da sottolineare è che la maggior parte dei ragazzi che si iscrivono al conservatorio di Parma sono stati suonatori della banda. La banda ha svolto e continua a svolgere una azione di supplenza alle insufficienze di educazione musicale nella scuola italiana.

Cosa fare? Innanzitutto è fondamentale sostenere la scuola di musica. Ogni anno, infatti, la banda offre collaborazioni con le scuole del territorio. In secondo luogo occorre che le Istituzioni locali sostengano economicamente queste realtà, che spesso operano in situazione di gratuità. Infine auspico che a livello legislativo vengano attivate azioni di vero e concreto sostegno a tutte quelle realtà musicali.

Nella vostra storia anche importanti collaborazioni e riconoscimenti internazionali. Quali i più significativi?

Le collaborazioni sono state negli anni molto numerose. Ne cito alcune: dalla Banda di Fornovo a quella di Pontremoli, fino a realtà più lontane geograficamente come la Banda di Salice in provincia di Messina. Oppure il Complesso Bandistico di Borgo Val Sugana, in provincia di Trento. Poi ci sono Festival importanti ai quali siamo stati invitati come Parma Jazz Frontiere. Un capitolo fondamentale  della nostra esperienza è fatto anche di concorsi nazionali e internazionali.

Spesso siamo risultati vincitori o comunque nelle prime posizioni in classifica. Siccome l’elenco sarebbe troppo lungo citerò i più significativi. Lavagna, Scandicci, Marmirolo. Mentre in collaborazione con il Complesso Bandistico di Fornovo i concorsi di Busseto, Cremona, Monterosi, Saint Vincent e Malgrat de Mar in Spagna.

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