Lo stupro: donne oggetto, maschilismo e la Parma bene della cocaina | EDITORIALE

Abbiamo appena dovuto raccontare di Filomena, 44enne uccisa a San Polo di Torrile; in questi giorni il resoconto scabroso dell’abuso e dello stupro di una 21enne in Città

Bene. Facciamo due conti. Quello di Filomena Cataldi a San Polo di Torrile è stato il settimo nel Parmense dal 2016. Massacrata dal vicino di casa con un posacenere. Quello che invece in questi giorni ci siamo trovati costretti a raccontare nei suoi scabrosi dettagli, nella sua architettura deviata, nei suoi strumenti del dolore è l’abuso di una ventunenne stuprata per cinque ore perpetrato da due animali in attico chic. In Italia si sfiorano i 50 casi di femminicidio negli ultimi otto mesi.

@AndreaAdorni

Rabbia. Questo il sentimento che muove inconsapevoli maschi che si prodigano sempre più spesso in violenze verbali, fisiche e psicologiche nei confronti delle donne. Vedono il patriarcato sgretolarsi come pietre porose e non se ne capacitano. Non lo accettano. Spaventa una società sempre più a misura di donna (ma non troppo), cavalcata da donne in carriera o realizzate. Spaventa perdere spazi a svantaggio di un genere che fino a qualche decennio fa era abilmente scalzato e lasciato ai margini. La violenza emerge prepotente come il fulmine di Zeus, abbattendosi implacabilmente su di esse, vittime incolpevoli di una furia devastante e incontrollata. Puntare il dito contro tutti gli uomini è ingiusto, ma lo è soprattutto esercitare un potere presunto nei confronti dell’altro (delle altre). Per questo occorre sensibilizzare ancora di più, per sbarazzarsi di un maschilismo distruttivo che non lascia il minimo spazio alla comprensione. Abbattere per non capire è lo spiritus movens di questi uomini. Riflettere per progredire ne è l’antidoto.

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©LucaGalvani

(S)Cultura silente. È cultura omertosa, pressapochista già amaramente sperimentata in tanti spaccati di vita italiana e d’oltre confine. La cultura osteggiata dalla cronaca giornalista e dal fendente d’intellettuali illuminati, la stessa che tuttavia rimane sostrato sempre presente in troppe nostre quotidiane abitudini. Annacquata il più delle volte, ben nascosta ma non per questo meno pericolosa. Il fatto è questo: rifiutiamo forse ciò che non riusciamo a sostenere? Anneghiamo nel nulla il peso immondo del delitto, della sua vicinanza temuta e un giorno scoperta vera e non solo sentita raccontare altrove. La cultura del silenzio è più piccola dell’omertà, si infiltra meglio dove annida il poco coraggio, l’etica e da quello spazio per lei fecondo alimenta l’omertà e con lei, più direttamente di quanto non crediamo per giustificarci, macchina della violenza. Degli uomini sugli uomini e, ancor di più, degli uomini sulle donne.

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@AnndreaAdorni @LucaGalvani

La Parma bene. Benvenuti nella città degli orrori, quella che non ci piace raccontare e a chi l’ascolta sentirsi raccontare. Festini, sesso, droga. Soldi in abbondanza con cui si arriva a pensare di potersi comprare l’impunità. Benvenuti e, meglio, bentornati alla città che ospita senza lasciarsi mancare nulla l’ennesima storia di violenza su una donna che molti per fortuna difendono, ma troppi ancora infangano senza alcun argomento e mediocre velenosa ignoranza con frasi del tipo: “Cosa ci faceva li?”, “Beh, però se le cercano”, “La verità è nel mezzo”. Si, nel mezzo della vostra cattiveria, superficialità, anestesia etica. In mezzo alla società maschilista che, oltre che in tanti uomini, si annida ancora nella cultura di troppe donne. La Parma bene della cocaina che pensa di potersi permettere tutto, fino alla violenza giustificata dallo status sociale, fino all’orrore promosso a normalità. Benvenuti a Parma.

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Ca' Bianca