Sgominato traffico di prodotti petroliferi: milioni di euro di evasione; la base a Fontevivo

Dopo due anni di indagini, coordinate dalla Procura di Parma, cinque persone fermate con misure cautelari e tredici denunciati per evasione

PARMA | Conclusa l’operazione CocktOIL: cinque persone sottoposte a misure cautelari e altre tredici denunciate a piede libero. L’associazione a delinquere, smantellata dalla Guardia di Finanza e dall’Ufficio delle Dogane di Parma dopo un’indagine di due anni diretta dalla Procura, era finalizzata al traffico internazionale di prodotti petroliferi ed alla commissione di plurimi reati tributari e fallimentari. Il sindaco di Fontevivo – dove l’organizzazione aveva sede – Tommaso Fiazza ha ringraziato le Fiamme Gialle per il lavoro svolto con dedizione ed impegno. 

L’attività investigativa ha permesso di ricostruire le complesse attività fraudolente realizzate dall’associazione a delinquere che operava tramite due distinti impianti di distribuzione di prodotti petroliferi gestiti da consorzi di autotrasporto di merci su strada con sede a Fontevivo. Inoltre, l’organizzazione illecita contava – nel resto del territorio nazionale – su altri soggetti con compiti e ruoli ben definiti. L’associazione operava introducendo nel territorio nazionale prodotti energetici, classificati come “oli lubrificanti” fiscalmente assoggettati alla sola imposta di consumo. 

Una frode che si è evoluta negli anni

Tra il 2014 ed il 2015, i due consorzi hanno operato – tramite intermediari commerciali di comodo – acquistando partite di olio lubrificante in diversi Paesi comunitari, in genere dell’Europa centro-orientale, dove tale prodotto non è assoggettato ad imposta di consumo. La merce raggiungeva l’Italia in regime di “transito”, scortata da documenti, non monitorati dal sistema comunitario, che attestavano una fittizia destinazione in un altro Paese dell’Unione. Giunto in Italia, il conducente dell’autocisterna riceveva dall’organizzazione un falso Documento di Accompagnamento Semplificato (DAS), da cui risultava un trasporto di gasolio nonché, quale provenienza e destinazione, due vere e proprie società “cartiere”, di fatto inesistenti.

Il prodotto raggiungeva così il sito industriale di Fontevivo, ove veniva scaricato ed immesso in consumo in completa evasione di imposta, con la conseguente alterazione del mercato e delle regole della corretta concorrenza. Per regolarizzare la contabilità, erano poi adottati vari espedienti, tra i quali l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse da società “cartiere” compiacenti nonché l’annotazione e la conservazione dei DAS falsificati. A partire dal 2015, per ridurre i rischi derivanti dai molteplici passaggi intermedi, l’associazione ha modificato il meccanismo illecito alla base del sistema di frode, provvedendo a rifornirsi di partite di olio lubrificante, del tipo SN80, direttamente presso raffinerie nazionali.

Evasione per oltre 7 milioni di euro

Le indagini hanno permesso di accertare che l’associazione criminale ha immesso fraudolentemente in consumo circa 5,4 milioni di litri di prodotto energetico, evadendo circa 7 milioni di euro per quanto concerne le Imposte Dirette, l’IVA e l’IRAP, nonché 5 milioni di euro di acciseL’associazione, inoltre, si è resa responsabile del fallimento di uno dei due consorzi coinvolti, con lo scopo di non assolvere agli oneri tributari e sottrarsi al pagamento di quanto dovuto. Le cinque ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma su richiesta della Procura della Repubblica, sono state eseguite dalle Fiamme Gialle nei confronti dei principali responsabili del sodalizio, tutti di nazionalità italiana, residenti tra Parma e la Lombardia e gravati da numerosi precedenti penali, anche specifici.

Ulteriori 13 persone, con ruoli minori nell’illecita attività, sono state denunciate a piede libero. Gravi i reati contestati: associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione al pagamento delle accise sugli oli minerali ed alla commissione di reati tributari e fallimentari, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e falsificazione di documenti. Tre società ed i relativi complessi aziendali sono stati sottoposti a sequestro preventivo. Nei confronti di cinque degli indagati è stato inoltre operato il sequestro, finalizzato alla confisca per equivalente, di beni e disponibilità finanziarie per un importo complessivo pari a circa 3,5 milioni di euro.

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Ca' Bianca