Fondazione Guatelli, il Museo del tutto – INTERVISTA
di Giulia Berni Un luogo che non deve essere inteso come un Museo di civiltà contadina,…
di Giulia Berni
Un luogo che non deve essere inteso come un Museo di civiltà contadina, ma come un Museo del Tutto
Un grande casolare al cui interno si può trovare di tutto: centinaio di scarpe, un numero indefinito di attrezzi da lavoro, vestiti rattoppati, una stanza piena di giochi antichi, per dirne solo alcuni. Stiamo parlando del Museo Guatelli, di Ozzano Taro, nel Comune di Collecchio.
Maestro elementare, collezionista di cose e di storie, intellettuale autodidatta e antiaccademico, Ettore Guatelli nasce nel 1921 a Collecchio. E’ il suo rapporto con Attilio Bertolucci, conosciuto dopo l’armistizio del 1943, che lo porterà a concludere gli studi magistrali interrotti da ragazzo per motivi di salute. Dopo la guerra la sua casa diventerà un luogo di cultura in cui gli intellettuali parmigiani amavano ritrovarsi per discutere dei temi a loro cari. Negli anni Cinquanta Guatelli inizia a raccogliere, in tutto l’Appennino, oggetti e mobili della civiltà contadina e dell’artigianato locale.
Il salto di qualità avviene negli anni Settanta, quando gli enti locali iniziano ad interessarsi alla collezione di Guatelli. Oggi il Museo Ettore Guatelli è diventata una fondazione, la cui direzione è affidata a Mario Turci.
“Qualsiasi cosa cerchiate la potete trovare esposta proprio qui, dove sono contenuti oltre 60.000 oggetti. Sono oggetti – spiega il Direttore – che Guatelli raccoglieva non per farne una semplice collezione ma per il significato che avevano. Erano e sono tutt’oggi oggetti che parlano di una vita”.
Tutti gli oggetti contenuti nel Museo hanno un particolare: possono essere riutilizzati. “Una falce – continua Turci – poteva rivivere sotto forma di coltello o di lama per radersi”. L’idea del riuso è un pensiero che va controcorrente nella nostra società attuale, in cui la tendenza è quella di buttare le cose una volta rotte.
“Ettore raccoglieva abiti rattoppati – spiega Turci – ma anche vasi d’argilla che presentavano una crepa o che si stavano per rompere. Rimetterlo a nuovo non era un’attività semplice, doveva essere fatto bene. Era un’arte, per lui diventava un oggetto di interesse”.
“Guatelli – prosegue Turci – voleva far comprendere che la sua raccolta non era solamente interessata a recuperare oggetti semplici che caratterizzavano la vita quotidiana dei contadini. La sua intenzione era quella di radunare tutti quelli che venivano utilizzati nei più svariati mestieri sia nei passatempi: dal mondo dell’artigianato a quello contadino a quello dei più piccoli, raccogliendo anche giochi, bambole e soprammobili. Raccoglieva tutto ciò che poteva parlare del fascino della dignità umana nella vita quotidiana, voleva dare un valore alle cose che si facevano e che si fanno. Per questo non deve essere inteso come un Museo di civiltà contadina, ma come un Museo del Tutto”.
Visitando il Museo si rimane affascinati, oltre che dalla quantità di oggetti che richiama una
sensazione quasi di oppressione, dalla disposizione degli oggetti appesi alla parete. Specialmente in soffitta si possono vedere appesi innumerevoli attrezzi da lavoro e scarpe, che ricordano tele di un quadro e che sortiscono un effetto di ipnosi nei visitatori. “Per questo il Museo è definita un’opera d’arte, continua il Direttore. Guatelli, però, non voleva essere chiamato artista, il suo intento nasceva da un bisogno di stupire, perchè solamente tramite lo stupore diceva che si poteva richiamare l’attenzione delle persone per capire quali storie celavano gli oggetti”.
La Fondazione ospita anche eventi culturali e sociali di vario genere, le cui differenti tipologie sono legate a vari interessi: mostre d’arte contemporanea, presentazione di libri, all’organizzazione di serate di burraco e tante altre. Lo scopo è di mantenere viva quell’atmosfera che si viveva quando Ettore era ancora in vita, un ambiente finalizzato allo stare insieme “è da concepire come una macchina che ha l’obbiettivo la dignità dello stare insieme”, replica Turci.
Guardando al futuro la speranza del Direttore Turci è che il Museo Guatelli “continui ad essere sorretto dalle varie Istituzioni che collaborano con noi, per continuare ad essere un punto di riferimento locale e non solo. Ma la cosa fondamentale – conclude – è che più persone visitano il Museo più fanno proprio il messaggio di riflettere sulle piccole cose della vita. L’augurio è che si possa rimanere in piena corsa anche per il futuro”.

