Gino Bartali, il “Giusto” che salvò 800 ebrei con la sua bici

Emozionante incontro al Palazzo del Governatore: Gioia Bartali e Vittorio Adorni raccontano la storia di “Ginettaccio“, il ciclista dal grande cuore

PARMA | Si è tenuto venerdì pomeriggio presso il Palazzo del Governatore l’incontro con Gioia Bartali, nipote del campione Gino Bartali, Vittorio Adorni, Ulianova Radice e il giornalista Gabriele Balestrazzi per parlare delle gesta di questo campione del ciclismo. Un uomo umile con una storia che non smette mai di sorprendere e commuovere.

Gino Bartali, non è stato solo un campione delle due ruote, ma anche un campione di coraggio e altruismo. Grazie a lui più di ottocento ebrei vennero salvati dalla follia nazista. La sua storia è rimasta sconosciuta per tanti anni, riprendendo vita nelle parole del figlio Andrea, della moglie Adriana e ora della nipote Gioia. Venerdì 9 febbraio si è tenuto l’incontro tra Gioia Bartali, Vittorio Adorni ciclista professionista e amico di Gino e Ulianova Radice direttrice di Gariwo, mediato dal giornalista Balestrazzi e presentato da Nicoletta Paci, assessore alla partecipazione e ai diritti dei cittadini. 

Una storia venuta alla luce soltanto dopo la sua morte

Mi piace sempre raccontare questa storia, è la storia di un nonno ma anche di un uomo che ha avuto il coraggio di affrontare molte cose per fare la cosa giusta. Mio nonno non ha mai voluto raccontare questa storia, lo ha fatto con mio padre quando era adolescente ma non ha mai voluto che fosse divulgata, infatti è venuta alla luce soltanto dopo la sua morte” racconta Gioia. Gino Bartali viene ricordato anche come Postino della Pace, trasportò, all’interno della sua bicicletta, documenti falsi per aiutare gli ebrei ad avere una nuova identità.

Fu l’arcivescovo Elia Angelo Dalla Costa ad ingaggiare Bartali e ad affidargli questo incarico. Gino lo accettò, non solo per la sua fede cristiana, ma, come racconta Gioia “perché lui aveva molta fiducia in quello che era e in chi lo aveva chiamato e scelto per questa missione“. I documenti falsi venivano creati in una piccola tipografia di Assisi e poi trasportati da Bartali in gran segreto fino a Firenze. Spesso lo fermavano ai posti di blocco, ma quando si rendevano conto che ad essere fermato era il grande campione del ciclismo, reduce da due vittorie per il Giro d’Italia, lo lasciavano andare per continuare il suo allenamento dopo la firma di qualche autografo. Bartali sapeva che rischiava la vita, ma non si è mai fermato. 

Testimonianze per insegnare la cultura del buono e del positivo

A ricordare la figura di Bartali anche l’amico Vittorio Adorni, all’epoca gran tifoso di Coppi, ma che comunque ha riconosciuto la grandezza di Gino, uomo e ciclista: “Per me è stata una scoperta bellissima l’amicizia che è nata con lui. Mi diceva sempre ‘Sei un bravo ragazzo anche se coppiano‘. Ho passato trent’anni insieme a lui per lavoro ma non ha mai accennato a quello che fece durante la seconda guerra mondiale” conclude Adorni.

Il 23 settembre 2013 Bartali venne dichiarato Giusto tra le nazioni. A soffermarsi su questo punto è Ulinova Radice, fondatrice di Gariwo, Gardens of the Righteous Worldwide – Giardini dei Giusti di tutto il Mondo: “Siamo una ONLUS con sede a Milano e collaborazioni internazionali. Dal 2000 lavoriamo per far conoscere i Giusti. Pensiamo che la memoria del Bene sia un potente strumento educativo e serva a prevenire genocidi e crimini contro l’Umanità – racconta la direttrice. Sono convinta che portare all’opinione pubblica storie come quella di Gino Bartali sia di fondamentale importanza, non solo per diffondere il messaggio della responsabilità che in molti si sono assunti per difendere i diritti umani durante i genocidi, ma anche perché attraverso questa testimonianze si può insegnare ai giovani la cultura del buono e del positivo“. 

La Giornata dei Giusti

Dal 7 dicembre 2017 la Giornata dei Giusti è solennità civile in Italia. Il nostro Paese è stato il primo ad aderire ufficialmente alla Giornata istituita il 10 maggio 2012 dal Parlamento Europeo, accogliendo la proposta di Gariwo di dedicare una ricorrenza ai Giusti per tutti i genocidi. Il 6 Marzo si celebrerà la Giornata dei Giusti, per ricordare l’esempio di queste figure esemplari e, come ricorda la Radice: “Per diffondere ovunque i valori della responsabilità, della tolleranza, della solidarietà“.

Un Bartali sconosciuto da scoprire nelle lettere alla moglie Adriana

In conclusione Gioia afferma che molte cose di e su suo nonno non si possono conoscere nei libri di storia. Molte cose devono essere ancora raccontate. La moglie Adriana non sapeva nulla dell’impegno che Gino aveva preso con l’arcivescovo Dalla Costa: non voleva coinvolgerla per non metterla in pericolo e per non farla preoccupare. La amava moltissimo e questo, come racconta Gioia, lo si legge nella corrispondenza che c’era tra i due durante i periodi di lunga assenza di Gino. “Si sono scritti circa trecento lettere, lettere che mia nonna ha conservato, persino numerandole per poterle leggere e rileggere. Parlano di un amore sincero e io e mia sorella siamo convinte che anche questa storia debba venire alla luce, perché mostrano un altro lato di mio nonno ancora sconosciuto ma che siamo determinate a raccontare“.

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Ca' Bianca