INTERVISTA – Alla scoperta di Giovanna Dazzi, raffinata cantautrice

Cà Bianca

Ospite della nostra rubrica di musica è Giovanna Dazzi, cantautrice raffinata; si è da poco aggiudicata il Premio Bianca D’Aponte riservato alla musica d’autore femminile

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“Where everything started”. Giovanna Dazzi, ricordi il  momento esatto nel quale hai deciso che la musica avrebbe fatto parte della tua vita?

Direi la prima volta che mi sono esibita: voce e chitarra davanti ad un pubblico al saggio di prima media. Ho provato un emozione così forte che poi non sono più riuscita a farne a meno. Come una droga insomma.

È stata la tua famiglia a farti conoscere la musica?

In un certo senso si. I miei primi ricordi musicali infatti risalgono ai viaggi in macchina con mio padre; lui aveva sempre i cd di Fabrizio De Andrè, Nomadi, Dire Straits; sono stati i miei primi ascolti.  Poi i miei nonni materni erano grandi appassionati di musica lirica; mio nonno era un bravo cantante e mia nonna aveva una bellissima voce.  

Chi è stato il tuo primo insegnante?

Mi piacerebbe rivederlo. Si chiamava Piombo di cognome; purtroppo non ricordo il nome. Insegnava musica al pomeriggio alle scuole medie Parmigianino di Parma. Io mi ero iscritta perché volevo imparare a suonare la chitarra. Lui è stata la prima persona che mi ha incoraggiata a “buttarmi” , a tirare fuori una voce che io nemmeno sapevo di avere. E infatti poi, sempre grazie a lui, ci fu questo famoso saggio in prima media davanti a tutta la scuola. Io e un altro ragazzo abbiamo suonato e cantato la canzone del sole; da lì è cominciato tutto. È stata anche la prima volta che salivo su un palco scenico.

C’è un cantante o cantautore al quale ti ispiri maggiormente?

Mi piace molto Samuele Bersani, è un autore molto originale sia per quanto riguarda i testi che per quanto riguarda la musica. Poi Max Gazzè, di cui apprezzo molto l’originalità. In generale apprezzo chi – pur esprimendo una certa originalità di testo e musica – riesce comunque a non essere troppo “cervellotico” e a farsi capire dal pubblico. Insomma, chi riesce a trasmettere concetti anche complessi con parole o note semplici. Questi due cantautori per me sono un esempio di questo felice connubio. 

C’è un’incisione o un’interprete che ami particolarmente ascoltare?

Dipende dall’emozione del momento. Ad esempio quando sono arrabbiata mi piace riascoltarmi tutti i dischi di Ani di Franco. Quando sono nostalgica mi piace ascoltare Gianmaria Testa. Quando sono riflessiva mi riascolto gli Ustmamò. Mentre quando sono triste i Notwist ma l’elenco potrebbe proseguire all’infinito.

Un luogo, un teatro o un festival nel quale ti piacerebbe esibirti.

Nei miei sogni ci sarebbe di fare un tour teatrale. Vorrei portare le mie canzoni nei principali teatri italiani. Perché nei teatri sono tutti seduti ad ascoltarti attentamente, è la situazione ideale per qualsiasi cantautore. 

Che significato ha per te “comporre musica”?

Comporre musica è una continua ricerca e una continua scoperta: serve anche per conoscermi meglio. Spesso mi capita di scrivere una canzone per poi capire solo alla fine ciò di cui ho veramente voluto parlare. Scrivere una canzone ti mette sempre in gioco e – anche se non lo vuoi – svela i tuoi pensieri più intimi. È molto faticoso ma dà una grande soddisfazione.

Veniamo al prestigioso premio che hai appena ricevuto, come hai vissuto questa esperienza?

Il Premio Bianca D’Aponte è  unico in Italia perché è riservato alla musica d’autore al femminile. Inoltre è un luogo in cui fare incontri interessanti con addetti ai lavori, autori affermati e giornalisti. Insomma è una grande occasione per una cantautrice anche solo riuscire ad essere selezionata tra le dieci finaliste e partecipare. Aver ricevuto poi anche il premio per la miglior composizione da una giuria ampiamente qualificata  è stato il massimo per me: una soddisfazione unica!

Posso anche dire che l’atmosfera che si respira in questa manifestazione è davvero famigliare ed emozionante. Voglio ringraziare Gaetano D’Aponte (patron del Premio e padre di Bianca, la cantautrice scomparsa a cui il premio è dedicato) e tutta l’organizzazione. Infine una menzione particolare all’orchestra , guidata dal maestro Alessandro Crescenzo, che mi ha accompagnata nell’esibizione: sono stati molto disponibili e super professionali.

Domanda banale ma necessaria: i prossimi impegni?

Ho un EP di tre brani in uscita che si intitola proprio “Orione”. Ho fatto a luglio una piccola presentazione alla Feltrinelli di Parma ma l’uscita è prevista per gennaio 2017. Nel frattempo sto cercando di organizzare anche un mini tour di presentazione dal vivo.

INTERVISTA - Alla scoperta di Giovanna Dazzi, raffinata cantautrice
La vittoria al Premio Bianca DAponte

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