Laminam Borgotaro, si fa luce sugli odori; i cittadini: ”Questa la verità”

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Secondo il “Comitato per l’ambiente e la salute della Valtaro”, quello delle emissioni e degli odori sarebbe “un problema decennale ignorato consapevolmente

BORGOTARO | Non sembra ridimensionarsi il caso delle emissioni odorose provenienti dalla fabbrica di ceramiche Laminam. In questi primi giorni del 2018 si stanno manifestando di nuovo odori fastidiosi e conseguenti segnalazioni da parte dei cittadini. Così, dopo l’incontro con il sindaco Diego Rossi, i cittadini, e il Comitato per l’ambiente e la salute della Valtaro – L’Aria del Borgo, tenutosi lo scorso 18 dicembre, dalla stessa associazione sembrano arrivare importanti novità. Pare, infatti, che il problema delle emissioni gassose provenienti dalla fabbricazione di ceramica fosse già noto alle istituzioni nazionali da una decina d’anni. Per questo motivo, i cittadini che fanno parte del comitato parlano di “problema decennale ignorato consapevolmente“, facendo riferimento ad una serie di studi che proverebbero la tesi sostenuta.

Ausl: “Il problema non era prevedibile”; il Comitato: “Falso, ecco le prove”

Durante l’ultimo Consiglio comunale di Borgotaro è stata presentata anche la risposta che Ausl ha fornito all’interrogazione del consigliere regionale Fabio Rainieri. In essa l’Azienda Sanitaria scrive: “La problematica odorigena non è considerata tra i possibili effetti legati a questo tipo di produzione e come tale non è stata oggetto finora di regolamentazione a livello regionale e nazionale”. Mentre pare sia stato preso in considerazione il “disagio olfattivo espresso dalla popolazione che è stato da subito preso in seria considerazione da parte dei Servizi di questa Azienda anche per l’associazione con aspetti sintomatici“.

Da qui i dubbi del Comitato, che ha scovato un decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 maggio 2007, n. 125, che svelerebbe come già dieci anni fa fossero note possibili emissioni fastidiose in correlazione alla produzione di ceramica. Nel documento, infatti, si legge: “le emissioni calde possono contenere tenori variabili di Sostanze Organiche Volatili (SOV). L’emissione di SOV dipende dalla natura e dalla quantità degli additivi organici utilizzati, e dalle condizioni operative del forno. Tali emissioni, che possono includere sostanze odorifere, non vengono significativamente influenzate dai processi di depurazione sopra citati“.

Infine, facendo riferimento ai carboni attivi come possibili assorbitori delle sostanze espulse nei processi produttivi, si aggiunge che “non è assicurato l’abbattimento delle sostanze odorifere fino a livelli inferiori rispetto alla soglia olfattiva, per cui il problema odori potrebbe continuare a persistere. Per questi motivi il rapporto costi/efficacia associato alle tecniche in esame è decisamente sfavorevole per le emissioni da forni di cottura delle piastrelle di ceramica. Studi sono comunque in corso su questo tema“.

“Del problema odorigeno se ne è parlato anche nel 2014 e nel 2017

A rafforzare la tesi del Comitato “L’Aria del Borgo” anche due interviste sull’argomento. La prima del novembre 2014 al responsabile scientifico di Studio Alfa, Dr. Ivano Panini. Il direttore spiega come l’avvento della serigrafia digitale abbia generato l’insorgere del problema odorigeno e la conseguente sperimentazione di sistemi di abbattimento a filtri a carboni attivi; la seconda dell’ottobre 2017 dove il prof. Mariano Paganelli, consulente e imprenditore del settore, racconta l’evoluzione degli inchiostri digitali e ammette che un problema che è stato “sottovalutato, anzi ignorato, è cosa si sviluppa quando questa roba (componenti organici degli inchiostri) brucia”. Nello stesso video, l’IngFranco Stefani di Laminam ammette che “da un territorio ad un altro ci siano variabili notevolissime che possono produrre un impatto odorigeno più o meno elevato“.

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