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La “Lana BioDiversa” di Elisa Marchesin: quando lo scarto diventa risorsa

Ca' Bianca

Elisa Marchesin dà vita nel 2016 a Lana BioDiversa; un progetto atto a valorizzare la lana di pecora cornigliese, considerata materiale di scarto

NEVIANO ARDUINI – Un cassetto di calze di lana. Questo è sicurezza”, affermava saggiamente Linus in una delle vignette di Peanuts create da Charles Monroe Schulz a partire dal 1950. In quegli anni la lana era ampiamente utilizzata; le massaie tessevano coperte ed indumenti intrecciando abilmente i filati e la maggior parte delle famiglie riposava su materassi e cuscini imbottiti con lana di pecora. Le calze e le canottiere di lana, inoltre, si indossavano tutto l’anno, estate compresa. Un controsenso? Tutt’altro. Una delle caratteristiche di questo materiale è infatti la termoregolazione; indossare capi di lana permette al nostro corpo di mantenere costante la propria temperatura, nei periodi freddi come in quelli caldi.

Queste usanze e conoscenze col passare del tempo rischiano di andar perdute, ma c’è chi cerca di mantenerle in vita e tramandarle. Ad esempio Elisa Marchesin, che nel maggio 2016 grazie al suo gregge di pecore cornigliesi ha ideato sulle verdi colline di Neviano degli Arduini il progetto “Lana BioDiversa – Vestiamoci d’Appennino“. La lana di pecora cornigliese tende ad esser considerata materiale di scarto, che bisogna pagare per smaltire. Questo per Elisa era un grave spreco di una risorsa importante per il territorio. Ha dunque cercato una soluzione.

Dai conti ai campi, per amore

Originaria di Torrechiara, Elisa si laurea in Economia a Parma e subito dopo viene assunta da un’importante società di revisione contabile. Ogni settimana si occupa di clienti diversi e deve spesso spostarsi per tutta l’Emilia. Nel frattempo – quattro anni fa – nella sua vita compare Giampaolo Fornari, suo futuro marito. Si conoscevano già da anni e si erano sempre piaciuti, ma la vita li aveva tenuti a distanza. Ora invece le loro strade si sono unite, formandone una sola, più grande e solida. Dalla loro unione nel 2014 nasce Ambra, una bimba dai capelli biondi color grano e grandi occhi vispi, azzurri come il cielo. La maternità non si concilia bene con il lavoro, così Elisa decide di licenziarsi. Da quel momento, entra a stretto contatto con il mondo delle pecore e ne rimane subito affascinata, rivoluzionando il punto di vista che Giampaolo aveva avuto sino ad allora.

Pecore: una passione di famiglia

Giampaolo è proprietario dell’azienda agricola Pezzarossa; le sue duecento mucche forniscono il latte al Caseificio sociale di Neviano degli Arduini per la produzione di Parmigiano-Reggiano. L’attività è stata avviata negli anni ’70 dai suoi nonni. In inverno i pastori che scendevano dalla montagna lasciavano lì alcune pecore affinché dessero loro da mangiare. Con l’arrivo della primavera, quando i pastori tornavano sui monti, si riprendevano le pecore e lasciavano come ricompensa la lana. L’azienda è stata portata avanti dal padre e dagli zii di Giampaolo, per poi – nel 1991 – esser presa in gestione unicamente da suo padre.

Sin da bambino, Giampaolo sviluppa la passione per gli animali e l’agricoltura. A soli cinque anni cura il suo primo agnellino. Con l’aiuto del padre, il gregge di Giampaolo aumenta di anno in anno. Nel 2001 – all’età di diciassette anni – raggiunge i sessanta capi, ma un problema lo costringe a ridimensionarsi. Suo padre, nonostante fosse allergico alla polvere del fieno, ha continuato a lavorare nella stalla finché ha potuto. La sua salute si aggrava e il giovane Giampaolo prende le redini dell’azienda di famiglia. Il gregge diminuisce e quando Elisa fa la sua comparsa ci sono solo diciassette pecore. Sotto la supervisione di Elisa il gregge torna a crescere; compra una ventina di pecore da un pastore di Tizzano e un’altra trentina da una ragazza che desiderava dedicarsi ad altro. Ora il gregge è composto da un centinaio di capi, tutti di razza cornigliese.

Pecora cornigliese: non solo carne

lana-biodiversaLa pecora cornigliese è rinomata soprattutto per la sua carne, dal sapore deciso ma meno pungente rispetto ad altre razze. La lana di cornigliese veniva invece buttata via perché grossolana e spessa. Tuttavia, vedere i sacchi di lana inutilizzata era per Elisa un grande spreco. Per restituire a questo materiale il suo giusto valore nasce nel 2016 Lana BioDiversa. “Bio” perché le pecore pascolano sui terreni dell’azienda con certificazione biologica e la lana non subisce trattamenti chimici. “Diversa” perché l’obiettivo non è il mero profitto ma la diffusione di un prodotto storicamente presente sulle nostre montagne. “BioDiversa”, infine, perché la pecora cornigliese è una razza autoctona dell’Appennino parmense che va tutelata e protetta, in quanto ancora a rischio d’estinzione.

La lana di cornigliese cresce rapidamente e per dar sollievo alle sue pecore Elisa effettua la tosatura due volte l’anno: in maggio e in agosto. Ad ogni tosatura – selezionando le parti di fianchi e schiena – ricava trenta chili di lana, che poi porta a Cutigliano, in provincia di Pistoia. Lì c’è Silio Giannini, un artigiano che nella sua storica filanda lavora ancora la lana con metodo tradizionale; per togliere le impurità, lava la lana nel torrente, effettua quindi la cardatura e la filatura con macchinari antichi ma perfettamente funzionanti.

Colorarsi di natura

Oltre alle matasse da 100 grammi, Silio fabbrica a telaio per Elisa anche tappeti e plaid. I disegni sono d’ispirazione popolare e per far sì che risaltino, Silio unisce alla lana cornigliese la miscela di altre lane appenniniche dal manto naturalmente più scuro, come la pecora massese. Con le sue matasse Elisa crea vari prodotti: pupazzetti a forma di pecora oppure presine per la cucina. A riscuotere il maggiore successo sono però le calze di lana, tanto apprezzate anche da Linus.

Per colorare le matasse, Elisa utilizza solo tinture preparate da lei con estratti naturali quali noci, sambuco e curcuma. Prima di essere immerso nella tintura, il tessuto deve essere mordenzato. Questa fase permette al colore di fissarsi e ciò è possibile grazie all’utilizzo dell’allume di rocca, una polvere di origine minerale. Dopo la tintura, per garantire una maggiore resistenza del colore si può utilizzare anche l’aceto.

Un vincente cambio di prospettiva

La tenacia di Elisa e il successo che ha ottenuto hanno stupito positivamente Giampaolo, inizialmente un po’ scettico. A sorprendere Elisa sono state invece le sue compagne di avventura: le pecore. “Ho sempre avuto la passione per i cavalli, ma non è forte come quella che nutro ora per le pecore, racconta. Sono animali molto dolci e si affidano totalmente, sia a me che ad Orso, il nostro pastore maremmano. È bellissimo osservare il cane che si mimetizza tra di loro per poi sbucare fuori all’improvviso e lanciare l’allarme in caso di pericolo. Le protegge a costo della vita. Questa fiducia totale l’ho trovata solo nel cane e nella pecora, anche se in modo diverso. Probabilmente è questo aspetto che mi ha conquistato”.

Grazie al suo gregge di pecore cornigliesi Elisa ha scoperto nuovi sentieri a lei prima sconosciuti, sia nei campi che nella vita. Ma soprattutto, la sua storia insegna che i punti di vista possono sempre essere stravolti. Un animale ritenuto codardo può divenire simbolo di candore e fiducia nel prossimo e la sua lana – considerata uno scarto – trasformarsi in una preziosa risorsa.

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