Il lavoro nobilita l’uomo. Quando c’è | EDITORIALE
– di Chiara Corradi
Giovani fannulloni. Lo dicono in tanti, ma è davvero così?
Il lavoro nobilita l’uomo. Lo ha detto Charles Darwin. Viene da pensare che oggi, a distanza di anni annorum, questa frase vada integrata: il lavoro nobilita l’uomo, quando c’è; dove il soggetto dell’esserci non è l’uomo, ma il lavoro.
Gli ultimi dati Istat, che risalgono a maggio 2016, rilevano che in Italia la disoccupazione è all’11,4%, una leggera discesa rispetto alle stesso periodo del 2015. Tuttavia la nostra vicina Germania, ha una disoccupazione che è meno della metà di quella italiana, con un tasso che è il più basso di tutta l’eurozona. Probabilmente la Volkswagen avrà più posti di lavoro della Fiat, ma non credo sia solo quello il problema.
Il problema principale è che in Italia i giovani sono troppo spesso sottovalutati. Provate a leggere gli annunci di lavoro: “Cercasi ragazzo/a, max 25 anni, laureato con esperienza” oppure “Cercasi ragazzo/a laureato, senza esperienza” o ancora “Cercasi ragazzo/a max 25 anni, con esperienza avanzata nel settore”. Ora, procedendo per casi: un ragazzo di 18/19 anni che decide di non fare l’università e di cercarsi un lavoro dovrebbe uscire dalla scuola con un’esperienza avanzata nel settore. Impossibile, quindi con tutta probabilità continuerà a sfogliare annunci di lavoro, dove gli chiederanno un’esperienza che nessuno gli fa fare. Un laureato di venticinque anni, fresco di laurea magistrale o di laurea quinquennale, legge annunci nel quale gli si richiede esperienza: un’esperienza che non ha e che non potrà farsi, perché l’età massima l’ha già raggiunta. E infine quelli che leggono annunci e che non hanno esperienze lavorative: laureati? Allora potete mandare il curriculum, senza laurea, nada.
Passi la selezione, passi che le aziende devono trovare i profili più idonei alla loro attività, passi pure che le lauree a qualcosa dovranno pur servire, ma per un ragazzo trovare un lavoro nel nostro Bel Paese è un’impresa ardua. Poi finisce, inesorabilmente, che snervati e stressati da una ricerca impossibile anche quelli che una laurea la hanno, si accontentano di fare i cassieri al supermercato. La laurea l’hanno appesa, incorniciata in camera, ma probabilmente non gli servirà.
E sì, perché uno ad un certo punto deve anche pensare a vivere e, per vivere – che ci piaccia o no – il denaro è indispensabile. Quanti giovani smettono di inseguire i loro sogni, perché schiavi di tirocini infiniti, di stage giustificati a rimborsi spese?
Eppure c’è chi dice che i giovani sono dei fannulloni. Perché escono la sera, perché si comprano l’Iphone, perché ancora vivono con i genitori. Le generazioni dei ventenni di oggi, non sono quelle di trent’anni fa: non perché manchino i valori, non perché manchi la volontà o l’educazione, ma perché in questa Italia non c’è spazio per loro. Ci sono età pensionabili troppo alte: giovani che non iniziano a lavorare perché i posti non si liberano, anziani che nemmeno si godono la pensione perché troppo anziani.
C’è chi prova a inventarsi un lavoro e chi si barcamena con 3/4 lavoretti, per i quali arrivi a sera esausto e su magari, per guadagnarti un giorno la pensione, ti devi pure versare i contributi. E’ questo il lavoro che nobilita l’uomo? Eppure credo che, nella mia generazione, ci siano giovani che ci provano a trovare un lavoro in grado di nobilitarli: ne conosco tanti, di quelli che ce la mettono tutta, che arrivano a casa esausti, che al venerdì crollano sulla poltrona mentre aspettano sia l’ora di uscire, che quando contano i soldi a fine mese – di due o tre lavori diversi – sono sempre troppo pochi per essere indipendenti dai genitori.
Però ci provano, e non sono dei fannulloni. Magari, un giorno, ce la faranno.





