Letizia Brugnoli, voce di velluto e classe innata - INTERVISTA

Letizia Brugnoli, voce di velluto e classe innata – INTERVISTA

Cà Bianca

Il rapporto con il Jazz, le scelte musicali e i successi personali in ambito musicale: ecco come Letizia Brugnoli si è raccontata a “Il Golfo Mistico

Letizia Brugnoli, vive a Borgotaro, ha una voce di velluto e una straordinaria capacità interpretativa. Alle medie studia con Bruno Aragosti e a soli 19 anni entra a far parte del suo quintetto. Il suo ultimo lavoro ha attirato l’attenzione della prestigiosa Jazzit. Ecco cosa ci ha raccontato per la nostra rubrica musicale “Il Golfo Mistico”.

“Where everything started”. Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica?

Ho tantissimi ricordi legati alla musica, forse il primo è una canzone di Bruno Lauzi dal titolo ‘La Tartaruga’, avevo solo tre anni quando uscì questo brano e mi ricordo che lo cantavo sempre sul terrazzo di mia nonna, ero diventata un po’ l’attrazione dei condomini. In effetti sono passati tanti anni, ma ho ancora ben chiare le sensazioni che provavo mentre lo cantavo.

Qual è l’incontro artistico che maggiormente ha influenzato il tuo modo di fare musica?

Credo indubbiamente sia stato il mio maestro di musica delle medie, il pianista Jazz Bruno Aragosti; l’ho sempre seguito, fino poi ad entrare a far parte del suo quintetto vocale a 19 anni.

C’è un brano che ami ascoltare più di altri, una sorta di “buen retiro” musicale?

Diciamo che ne ho ben più di uno. Ad esempio, se sono triste e giù di corda ascolto Antônio Carlos Jobim, Vinícius de Moraes e João Gilberto; la ‘saudade’ che viene espressa con la ‘bossa nova’ paradossalmente mi rasserena. Se ho bisogno di caricarmi ascolto ‘Little Wing’ nella versione cantata da Sting con la band di Gil Evans. Se piove, ad esempio, adoro ascoltare ‘Misty’ cantata da Sarah Vaughan live in Tokyo e un ‘buen retiro’ sono anche i Duran Duran, che continuano a piacermi.

Sei figlia d’arte, tuo padre Franco è un bravissimo pianista. Quanto Jazz c’è nella vostra vita?

In casa mia in effetti si è sempre respirata musica. La domenica mattina, ad esempio, la casa si riempiva di giovani cantanti per fare le prove con mio papà e questo per me era un appuntamento importante. Potevo ascoltare e imparare. Poi, proprio in casa, trovai una cassetta dell’album ‘Vocalese’ dei Manhattan Transfer, la ascoltai e ne rimasi folgorata.

“Through our life” è il disco che ti è valso il ParmAward per la miglior cover. Cosa ci puoi dire di questo brano?

Questa versione di ‘Summertime’ è inserita nell’album ‘Through Our Life’, che ho pubblicato per la TRJ Records, insieme a Roberto Sansuini. L’arrangiamento di questo brano è stata una bella prova di coraggio, ma trovo che il risultato sia stato molto positivo, insomma, Roberto Sansuini ha fatto davvero un buon lavoro. Sapevamo che stavamo osando molto rivisitando questo immortale classico di Gershwin, ma ci siamo appassionati a questa sfida, tutto sommato credo che abbiamo fatto bene.

Domanda banale ma necessaria. Quali sono i tuoi prossimi impegni?

È iniziata la lavorazione del nuovo disco, ho molte idee che mi piacerebbe concretizzare, ma indubbiamente non sarà semplice, soprattutto perché sarà un lavoro abbastanza differente da ‘Through Our Life’. Ad esempio non verranno utilizzati strumenti elettronici. Inoltre sto lavorando a nuovi progetti e spero di poterne portare almeno uno anche a Borgotaro questa Estate.

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