Maiali uccisi a martellate: dopo le torture scatta l’operazione dei Carabinieri

La denuncia dell’associazione Essere Animali fa scattare un blitz dei Carabinieri: indiscrezioni parlano di ammissione di colpa degli allevatori

BLITZ DEI CARABINIERI | Maiali uccisi a martellate, presi a calci, elettrificati con pungoli elettrici e piccoli suini lasciati morire in secchi o all’aperto. L’ennesimo allevamento degli orrori, scoperto dall’associazione Essere Animali in un’inchiesta corredata da video e immagini schokcanti, è finito nell’occhio del ciclone in queste ore. Su indicazione della Procura di Ancona è scattato anche un’operazione dei Carabinieri forestali del Nipaaf di Ancona e delle stazioni di Arcevia, Genga, Sassoferrato e Senigallia.

La denincia di Essere Animali, che aveva già dichiarato di aver “denunciato i responsabili” e con una mobilitazione chiesto alle Istituzioni di revocare le autorizzazioni e disporre la chiusura dell’allevamento”, ha fatto scattare l’operazione delle forze dell’ordine su disposizione della Procura di Ancona. I militari hanno perquisito l’allevamento alla ricerca di ulteriori elementi per dare consistenza alle accuse, sequestrando alcuni strumenti che potrebbero essere stati utilizzati per le torture. Avrebbero inoltre sentito chi operava all’interno della struttura. Secondo indiscrezioni, ci sarebbero state alcune ammissioni del personale sulla mutilazione di alcuni animali, insieme ad altre operazioni che non avrebbero potuto svolgere senza le abilitazioni e licenze veterinarie necessarie (come la castrazione dei maialini).

Inoltre, sono stati verificate le condzioni igieniche dell’azienda e controllati i sette capannoni all’interno dei quali erano allevati circa duemila suini. Il materiale raccolto e registrato dai carabinieri si aggiunge al fascicolo aperto dalla Procura della repubblica. Il titolare dell’azienda sarebbe di origini piemontesi e risiederebbe nelle Marche: in passato era già stato denunciato per inquinamento ambientale. Se le accuse fossero confermate, rischia fino a un massimo di due anni di carcere. Nel frattempo l’associazione che ha documentato le atrocità ha aperto una petizione per far chiudere l’allevamento: “Documentate atrocità assurde, speriamo nel corso della giustizia“.

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