Marco Tonelli, la vita al di qua del vetro - INTERVISTA

Marco Tonelli, la vita al di qua del vetro – INTERVISTA

Arrangiatore, fonico e musicista: Marco Tonelli è l’espressione moderna del “fare” musica; annovera collaborazioni con registi e con teatri prestigiosi

Marco Tonelli, polistrumentista e arrangiatore, vanta collaborazioni anche il Teatro alla Scala. Da oltre dieci anni “produce” musica nel suo studio di registrazione di Parma. Si racconta oggi a Il Golfomistico off.

Where everything started. Marco Tonelli, dove e quando nasce la passione per il suo lavoro?

È una passione (quella dello studio e dell’arrangiatore) che è nata suonando. Mi è sempre piaciuto scrivere musica e realizzarla nel modo che preferivo. Passo dopo passo, uno strumento alla volta, questa passione collaterale è diventata la fonte principale del mio lavoro.

In che misura la registrazione e la produzione di musica influenzano la sua professione?

Assolutamente una cosa non può fare a meno dell’altra. Ormai chi fa il mestiere del fonico e dell’arrangiatore deve essere necessariamente anche musicista in quanto le conoscenze tecniche e i programmi attuali richiedono la conoscenza musicale per poterli usare. Inoltre al giorno d’oggi chi si rivolge agli studi sa che in quel luogo ha un servizio completo. Mi spiego meglio, si parte da un provino suonato con la semplice chitarra e si arriva al brano realizzato e orchestrato in maniera completa direttamente nello stesso luogo e curato dalla stessa persona.

Nel suo curriculum collaborazioni prestigiose, quale di queste le ha trasmesso di più umanamente e professionalmente?

Quelle che ricordo con più orgoglio è legata alla tournée con Renato Zero; “Il piccolo tour italiano” con Ornette Coleman,  le collaborazioni con le principali orchestre sinfoniche, dal “Teatro LaFenice” di Venezia, al “Teatro Alla Scala” di Milano fino all’Orchestra Arturo Toscanini. Inoltre ricordo sempre con piacere le collaborazioni con le principali orchestre da ballo italiane.

Il suo lavoro la porta a viaggiare molto; l’atmosfera di una città che più di altre le è rimasta dentro?

In assoluto Londra: amo quella città, mi attira sempre e se c’è  opportunità di ritornarci lo faccio sempre con piacere. Il mio sogno però  è New York. Spero un giorno di visitarla e perché no, di poterla vivere anche per questioni di lavoro o di studio.

Esiste un’incisione o un artista che ascolta in momenti particolari come una sorta di buen retiro musicale?

Dico la verità, non ascolto cose in particolare, mi piace spaziare e ascoltare cose sempre diverse in base al periodo o al lavoro che sto facendo. Ad esempio se devo lavorare su musica latina, per poter cercare ispirazione sugli arrangiamenti e sui suoni, ascolto diversi brani di quel genere. E così via per tutti gli altri generi. In particolare amo le big-band; e poi ho due nomi su tutti: Frank Sinatra e Celin Dion.

Un brano registrato nel suo studio è stato inserito nel film documentario Fuocoammare, di Gianfranco Rosi. È uno di quelli che ricorda con maggiore emozione?

Assolutamente si, è stata una notizia inaspettata e della quale non sapevo nulla fino a quando non ho sentito e visto personalmente il film. Una bella produzione in collaborazione anche con il complesso Bandistico Fornovese, che ha consentito le registrazioni in sede e suonato con grande impegno. Molti brani realizzati nel mio studio sono presenti in programmi in onda sulle reti Mediaset e Rai.

Domanda banale quanto necessaria, i suoi prossimi impegni?

Gli impegni arrivano giorno per giorno ed ora sono in corso produzioni per orchestre di grido della musica da ballo; un settore che non snobbo, perché se realizzato con i dovuti canoni dà grandi soddisfazioni.

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Lo studio di Tonelli – © ilParmense.net

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