Tutta la minoranza di Traversetolo in coro: “Vogliamo il ripristino della fontana”

Firmata una mozione da tutti i gruppi di minoranza per ripristinare la fontana soppressa; Dall’Orto replica: “Costi troppo alti e rischi sanitari; volevamo prevenire un’emergenza”

Firmata una mozione da tutti i gruppi di minoranza per ripristinare la fontana soppressa; Dall’Orto replica: “Costi troppo alti e rischi sanitari; volevamo prevenire un’emergenza

IL SINDACO OPTA PER LA SOPPRESSIONE DELLA FONTANA (LEGGI)NASCE IL COMITATO CITTADINO PER IL RIPRISTINO DEL SERVIZIO (GUARDA)

Dopo i cittadini anche la politica chiede il ripristino della fontana del parco Armando Prada di via Piave. La minoranza politica di Traversetolo ha presentato nei giorni scorsi una mozione congiunta per il ripristino del servizio. Ad aderire all’iniziativa sono stati i gruppi: “Insieme per Traversetolo” con Gabriella Ghirardini e Laura Monica rappresentanti, “Traversetolo Civica” con il capogruppo Michele Ziveri e “Traversetolo Domani” con Giandomenico Pedretti.

Nella mozione, presentata al Sindaco Simone Dall’Orto e al Presidente del Consiglio comunale Cristiano Friggeri, sono forniti anche alcuni dati – che ilParmense.net aveva già svelato con un’inchiesta – a sostegno dell’iniziativa. Si possono infatti leggere i costi della “Fontana del Sindaco” dalla sua attivazione (aprile 2011) e i risparmi in termini economici e ambientali forniti alla cittadinanza. Il distributore è costato alle casse del Comune, compresi i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria, circa 59.491,40 € per un’erogazione di 2235 m3 di acqua (pari a 740 bottiglieda 1,5 litri al giorno).


Costi, risparmi ambientali e motivazioni della minoranza

INCHIESTA – La “Fontana del Sindaco” è acqua passata: ecco i numeri (SCOPRI)

La plastica risparmiata grazia a questo servizio è stata di circa 1.500.000 bottiglie, pari a 45 tonnellate, non immesse sul mercato. La CO2, invece, “risparmiata” all’ambiente, è stata di 119 tonnellate. Il tutto ha permesso un risparmio alle famiglie traversetolesi di 380.000 € sull’acquisto dell’acqua e 175.000 € sullo smaltimento della plastica di scarto. Per un complessivo di 555.000 €.

Queste le motivazioni che portano i gruppi di minoranza a chiedere il ripristino del servizio, anche attraverso soluzioni alternative alla completa chiusura. I costi, secondo gli esponenti di questi gruppi, non sono così alti come il Sindaco vuole lasciare intendere, visto che – si legge sulla mozione – si parla di circa 11.000 € spesi ad annualità su un bilancio comunale di circa 8 milioni di euro. “Riteniamo corretto – scrivono sulla mozione –  regolamentare l’utilizzo del chiosco, prendendo eventualmente spunto da realtà comunali limitrofe al nostro territorio. In cui il servizio avviene regolarmente e in cui sono state adottate soluzioni come la dotazione di tessere per i soli residenti. Oppure di gettoniera per il pagamento seppur simbolico e contenuto del servizio“.

Il punto di vista del Sindaco Dall’Orto

Dal canto suo il Sindaco Dall’Orto aveva già fatto sapere, attraverso la pubblicazione della delibera di Giunta, che le motivazioni dell’interruzione del servizio riguardano i costi troppo elevati. Concetto ribadito in questi giorni anche su un noto quotidiano locale. Nell’articolo il Sindaco dichiara che la fontana erogava la stessa acqua del rubinetto e che oltretutto dava la sensazione che l’acqua dell’acquedotto non fosse potabile. Il medesimo filtraggio sarebbe inoltre tranquillamente riproducibile a casa. Anche a livello di costi inoltre ci si guadagna: perché al netto l’acqua del rubinetto costa 2 € al m3, mentre quella della fontana ne costa 140 al m3.

Motivazioni corroborate anche da possibili problematiche igienico-sanitarie. Le analisi periodiche a cui la fontana dovrebbe essere soggetta non arrivano al Comune da anni. “Alla luce dei recenti casi di legionella – ha dichiarato il Sindaco al quotidiano – preferiamo prevenire piuttosto che affrontare un’emergenza. Anche per questo stiamo procedendo con severi controlli al distributore di acqua della mensa scolastica“. Inoltre Dall’Orto fa sapere che non si tratta di un servizio pubblico, piuttosto di “un servizio gestito da un’azienda che scarica ogni rischio economico sanitario sul Comune. Per mantenere il servizio avremmo dovuto spendere più di 20 mila euro nel 2017. Non si tratta di una nostra priorità“.

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