Via Panperduto: sulla Francigena alla scoperta di un antico Monastero | l’OFFicina Parmigiana

Ca' Bianca

Il Monastero di Santa Maria Assunta si trova a Castione Marchesi, frazione di Fidenza; Panperduto è il nome fiabesco della via che conduce nel cuore del paese

Panperduto potrebbe essere il nome di una nuova merendina da scaffale e invece è il nome fiabesco di una strada che conduce nel cuore di Castione Marchesi, deliziosa frazioncina a pochi chilometri da Fidenza. Immersa fra immense distese di campi arati (Panperduto era probabilmente il nome di un antico latifondo), Castione conserva un diamante dell’arte romanica: il Monastero di Santa Maria Assunta.

Si accede passando dal porticato del rivellino d’accesso – fortificazione medievale in laterizio – caratterizzato da tre alte fessure cui corrispondevano la travi predisposte per alzare e abbassare l’antico ponte levatoio, oggi scomparso insieme al fossato difensivo. Resta al di sopra dell’arco d’ingresso un binomio bizzarro: un orologio metallico novecentesco e una Vergine Assunta in bassorilievo di epoca rinascimentale. Il rivellino risale agli inizi dell’anno Mille, quando il capostipite della famiglia Pallavicino, Adalberto II degli Obertenghi, affida il monastero a un gruppo di benedettini, che ultimarono la struttura entro la metà del secolo XII.

La storia del borgo dai benedettini a de Tillot

La fortuna dei benedettini durò poco: dopo aver ottenuto la protezione apostolica Innocenzo II, nel 1325 sono cacciati da Azzone Visconti, che occupa Castione. Quando alla metà del secolo i Pallavicino riacquistano il controllo del borgo, affidano il monastero alla Congregazione olivetana dell’Ordine di San Benedetto, insieme al castello, che funge da residenza dell’abate. Al periodo olivetano risalgono importanti modifiche strutturali, quali ad esempio l’aggiunta di cappelle, la ricostruzione del chiostro quadrato e l’allungamento dell’abside della chiesa.

Ma anche per gli olivetani giunge il giorno dell’allontanamento, quando nel 1764 il marchese di Felino e ministro ducale Guillaume de Tillot assegna il monastero alla diocesi parmigiana. Con la soppressione napoleonica, l’abbazia si trasforma in azienda agricola e il monastero passa sotto privati. Infine, nel secondo Dopoguerra, il monastero passa sotto il patrimonio della chiesa e il parroco ottiene il titolo di abate. La chiesa abbaziale, con facciata a salienti, è suddivisa internamente da tre navate, scandite da di arcate a tutto sesto, sostenute da pilastri cruciformi in laterizio coronati da capitelli in arenaria.

Fonte battesimale, affreschi e mosaici: uno scrigno d’arte

Il fonte battesimale del ‘500 si trova all’inizio della navata sinistra, mentre poco oltre possiamo apprezzare in affresco una Vergine con in grembo un particolarissimo bambin Gesù che con una mano si succhia il pollice, con l’altra tiene una paperella. Sul lato destro, invece, è visibile un Gesù crocifisso su tela racchiusa da cornice barocca al cui centro presenta lo stemma degli olivetani, stemma che ritroviamo sugli arredi della sagrestia. Prima di raggiungere l’uscita, si devono assolutamente segnalare i mosaici pavimentali in stile romanico, non solo preziosi, ma anche estremamente rari, dal momento che sono gli unici rinvenuti in tutto il Parmense.

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