Piume di piombo: Parma in abito da sposa, leggera e razzista | EDITORIALE

La bellezza e il lato oscuro di una città in continuo cambiamento; un affondo silenzioso, una riflessione concreta sulla Parma afflitta da un (in)sicuro futuro

PARMA | Una città veramente afflitta da violenze e furti? Spazi condivisi e un’identità cittadina davvero messi in ginocchio dalla crescente insicurezza? Preoccupazioni vere o cronache colpevoli di alimentare malumori e paure?

@AndreaAdorni – Vicedirettore ilParmense.net

Il problema della sicurezza urbana si può ridurre a due orientamenti: la criminalità all’interno delle città è normale e va combattuta; la criminalità è il frutto di ingiustizie sociali che spingono gli individui a delinquere. Nel primo caso ci si interroga poco sul perché certi episodi avvengano e su quali siano le ragioni dei comportamenti devianti. Nel secondo caso il rischio è quello di giustificare tali comportamenti per un eccesso di compassione. Ciò di cui oggi bisogna rendersi conto è che all’interno delle città ultra-moderne che abitiamo non esistono più confini, quartieri-ghetto o periferie contrapposti al centro urbano, così che ogni angolo della città diventa potenzialmente soggetto ad azioni criminose. In questa “terra di nessuno” prolifera una microcoflittualità oggi cronicizzata e dominata da convivenze predomina la percezione di differenze e ostilità. Quando gli spazi pubblici smettono di essere luoghi di confronto e mutano in luoghi di scontro, il problema non è destinato che acuirsi.

@LucaGalvani – Direttore ilParmense.net

Il tema della sicurezza nei luoghi in cui viviamo è un tema principalmente affrontato in modo razzista. La sicurezza è ancor oggi (e in qualche modo con una certa violenza di ritorno) legata inscindibilmente per stereotipo a specifiche figure sociali: la persona che mina la nostra sicurezza è nell’immaginario comune il povero, il migrante, il disperato, il deviato. La definizione di sicurezza nelle società dedite al progresso è oggi costruita ad hoc per creare un modello uguale e contrario a quello comunemente accettato, un tipo specifico che consenta in modo autoreferenziale di definirsi per contrasto, ovvero legittimare uno status di normalità e correttezza contrapposto al genere da evitare. La sicurezza è poi prevalentemente affiancata al concetto di violenza fisica; questa, per quanto lecito, è una parte dell’insicurezza de facto (e non solo percepita) nelle nostre società: basti pensare, infatti, come l’insicurezza non sia accostare solamente alla violenza che si esprime nei furti e nell’abuso fisico, quanto anche agli abusi dei pochi sui tanti attraverso varie forme di ingerenza: evasione fiscale, abuso di potere, attraverso la prevaricazione potere economico. Una società non è insicura solo se colpita dai malanni della violenza dei disperati, ma è altrettanto insicura se afflitta dalla violenza silenziosa dei pochi e dell’establishment, il sistema che crea le più note condizioni di violenza sociale.

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Ca' Bianca