Pieve di Sanguinaro, dove si odono ancora rumori di battaglie – l’OFFicina parmigiana

Sanguinaro è un luogo misterioso e sede di numerose battaglie: qui sorge la monumentale pieve medioevale dei Santi Simone e Giuda

@FrancescoGallina

Si narra che quel giorno il sangue scorse così abbondante nel rivo che fece girare tre volte la ruota di un mulino. Sangue di guerrieri trafitti e dilaniati, in una delle tante cruente battaglie combattute al tempo del passaggio di Federico Barbarossa. Dal ricordo di quel ruscello sarebbe nato il toponimo di Sanguinaro, frazione di Noceto. Si narra che nel giorno della Battaglia di Legnano (1176), il 29 maggio, si odano ancora gli strepiti delle armi. Non solo. Sappiamo di un ingegnere, il dott. Renzo Guidi, che nel lontano 1971 testimonia di vedere – emergente da una densa nebbia – un manipolo di soldati radunati attorno al fuoco, lungo la via dei che conserva i cosiddetti muroni, ciò che resta di un monumentale edificio medievale.
Quella sera, il Guidi stava facendo ritorno dalla piccola pieve dei Santi Simone e Giuda, all’angolo fra Via dei Muroni e la Via Emilia.

Sulla via Francigena: edificazione e struttura

Iniziamo la nostra esplorazione, alla scoperta della chiesa dei SS. Simone e Giuda, attestata già alla fine del secolo XI, quando il prete Mangifredo volle dare il suo contributo per assistere i pellegrini che attraversavano la Via Francigena. Nel secolo seguente, passò alle dipendenze del monastero benedettino di San Prospero a Reggio e nel 1168 venne ceduto all’Ordine dei Cavalieri di Malta, fino al 1798, anno in cui Napoleone assediò Malta.


L’edificio, strutturato su due livelli, le cui prime fasi sono testimoniate nella zona absidale dagli archetti romanici sottogronda e dalla composizione della muratura mista in laterizio e ciottoli di fiume. Se l’esterno risulta interessante, anche per la presenza di una possente torre campanaria, a sorprendere il visitatore è, senza dubbio, la cripta sotterranea a tre navate e tre absidi con copertura a vela e a crociera, scandite da pilastri quadrati e cilindrici.

Una cripta sotterranea infittisce il mistero

Raggiungibile dalla canonica, la cripta ipogea, restaurata agli antichi splendori nel 2006, è illuminata dai sottili fasci di luce che penetrano dalle piccole finestre strombate. Tornando in superficie, possiamo godere ancora una volta degli dell’abside superiore, dove troviamo raffigurato un Cristo in mandorla, collocato fra l’Inferno e la Resurrezione dei morti, mentre la fascia mezzana rappresenta la Madonna in trono tra i Santi Simone e Giuda.

S’è fatta sera. Ci rimettiamo in viaggio, aspettando che qualche spirito svevo si mostri a noi nella sua armatura. Ma non siamo così fortunati come il Guidi.

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