La Pieve di Sasso: il gioiello ambrato tra il profumo di pino | l’OFFicina parmigiana

La Pieve di Sasso: il gioiello ambrato tra il profumo di pino | l’OFFicina parmigiana

Ca' Bianca

La pieve di Sasso, santuario che domina la vallata e si può raggiungere da una scalinata nel bosco

La Pieve di Sasso: il gioiello ambrato tra il profumo di pino | l’OFFicina parmigianaRainerio da Sasso fu gran dignitario di Corte della celeberrima Contessa Matilde di Canossa. A lui è dedicata la lunga e stretta via attorniata da alberi che conduce da Strada Monchio a una delle pievi più affascinanti del Parmense. Dedicata a Maria Assunta, poi elevata a Santuario di Santa Maria Madre della Chiesa nel 1965, la pieve di Sasso, appartenente al comune di Neviano degli Arduini, sorge su una rupe che domina le vallate circostanti ed è raggiungibile anche tramite una scalinata attraverso il bosco.

Rimasto sostanzialmente inalterato (eccetto il campanile neoromanico innalzato nel 1947 e il presbiterio), il luogo di culto era in origine più spostato a valle, e fu fatto ricostruire nel punto in cui oggi lo troviamo da Matilde di Canossa, o almeno così vuole la tradizione del luogo, benché il fatto non sia comprovato da fonti storiche ufficiali. Di certo, notevole era l’importanza della chiesa, che nel secolo XIII aveva sotto il proprio controllo ben tredici cappelle e fu luogo di sosta per i pellegrini che percorrevano la strada di Linari, collegante Parma e la Toscana attraverso il passo del Lagastrello e il monastero dei SS. Salvatore e Bartolomeo di Linari.

La Pieve di Sasso: il gioiello ambrato tra il profumo di pino | l’OFFicina parmigianaLa pieve in tutta la sua bellezza: se ne esce inebriati, con il vento che scuote le foglie tra il profumo di pino

Terminata via Rainerio da Sasso, la pieve ci si palesa in tutta la sua bellezza. L’irregolarità dei luminosi conci di pietra, squadrati grezzamente e disposti a diversa altezza lungo tutto l’edificio, è una caratteristica peculiare che rivestono anche la facciata, scandita in tre parti da paraste. Al centro una bifora con colonnina centrale sovrasta il portale d’ingresso ad arco a tutto sesto, e più in alto ancora corre un motivo ad archetti pensili, che prosegue anche lungo il perimetro.

All’interno ci sorprende la possanza delle colonne di pietra, che sorreggono sei arcate su ogni lato e suddividono lo spazio in tre navate. Curioso il pavimento in salita man mano si scorre verso l’altare, suggestivo il soffitto di legno a capriate. Come per la pieve di Bazzano, sempre frazione di Neviano degli Arduini, il pezzo più pregiato consiste nel fonte battesimale a base ottagonale, sulle cui facce sono scolpiti una figura umana alata (S. Matteo), un leone alato (S. Marco), un chierico benedicente e un grifone con una colomba di grande potenza espressiva.

Se ne esce inebriati, con il vento che scuote le foglie e la luce del sole che rende la pieve di un colore fra il grigio e l’ambrato. Un sottile aroma di pino si diffonde nell’aria. È sera.

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