Emilia Romagna, arriva l'obbligo di etichettatura d'origine per i derivati del pomodoro

Emilia Romagna, arriva l’obbligo di etichettatura d’origine per i derivati del pomodoro

Ca' Bianca

In Emilia l’etichettatura interessa oltre 2 milioni di tonnellate di pomodoro; non comprendeva pelati, polpe, sughi e concentrati

PARMA I Coldiretti Emilia Romagna si dice entusiasta della scelta del Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, di voler estendere anche ai prodotti derivati dal pomodoro l’uso dell’etichettatura obbligatoria in merito all’origine delle materie prime, come già fatto per latte, pasta e riso.

L’obbligo di specificare l’origine dei prodotti alimentari attraverso l’etichettatura, riguardava solo le passate di pomodoro, ma non comprendeva pelati, sughi e polpe, e nemmeno concentrati, che, solitamente, vengono importati da paesi lontani come la Cina, con un fatturato annuo che nel 2016 ha raggiunto il 20% della produzione nazionale, arrivando a 91 milioni di chili importati dal paese asiatico“.

Questo il commento di Coldiretti Emilia Romagna sulla decisione arrivata da Roma di estendere anche ai prodotti derivai dal pomodoro l’etichetta d’origineIl problema dell’etichettatura questione non riguarda solo i pomodori, ma anche altra frutta e verdura: dai fagioli alle arance, questi prodotti attraversano oceani interi per poi approdare nel nostro Paese, venire lavorati ed arrivare sulle nostre tavole come  “Made in Italy”  senza che nessuna etichetta specifichi la loro reale provenienza.

Secondo Coldiretti Emilia Romagna è necessario per questo attivarsi perché si arrivi all’etichettatura di tutti i prodotti vegetali trasformati, a partire dai succhi fino ad arrivare alle confetture, poiché “le regole istituite dall’Unione Europea in materia si dimostrano assurde, se non contraddittorie: vi è l’obbligo di etichettare le uova, ma non i derivati, la carne fresca, ma non quella che diventa salume, il riso, ma non il grano nella pasta, e, infine l’obbligo riguarda la frutta fresca, ma non le marmellate, i succhi e le conserve. L’Italia – conclude Coldiretti – è leader europeo nella trasparenza e nella qualità ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie anche con una radicale revisione delle norme sul codice doganale“.

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