Romano Franceschetto: una fusione fra lirica e teatro - INTERVISTA

Romano Franceschetto: una fusione fra lirica e teatro – INTERVISTA

Cà Bianca

Voce unica e stupenda quella di Romano Franceschettoha calcato i più grandi palchi del mondo; ecco uno stralcio della sua prestigiosa carriera

Romano Franceschetto, stupenda voce del panorama lirico italiano, perfettamente fusa con doti attoriali straordinarie, ha cantato e canta un repertorio vastissimo in tutti i teatri del mondo. Vive in Provincia di Parma, a Fidenza, ed è docente del nostro Conservatorio di Musica “Arrigo Boito”. Oggi è ospite della nostra rubrica “Il Golfo Mistico“, in cui racconta episodi della sua lunga carriera, il suo rapporto meraviglioso con l’insegnamento e, ultimo ma non ultimo, svela qualcosa per il futuro.

“Where everything started”. Solitamente chi sceglie una professione come la sua ricorda il momento preciso in cui ha deciso cosa e chi voleva diventare: quanto ha inciso la famiglia in questa scelta di vita?

Tantissimo: la mia è una famiglia semplice, di operai, artigiani e casalinghe. Ma la passione per l’opera era profondamente radicata: ho un ricordo molto vivo di quando ero piccolissimo, mentre ascoltavo i dischi d’opera che il bisnonno metteva sul giradischi Lesa. La stanza era semibuia e l’unica lucina era la spia del giradischi dal quale usciva la voce di Gigli, oppure uno splendido Andrea Chenier con Del Monaco, la Stella e Bastianini. Mi ero imparato “l’Improvviso” a memoria, e lo cantavo a squarciagola sotto lo sguardo divertito del “nonno vecchio”.

Qual è stato l’insegnante che l’ha iniziata allo studio della musica?

Come molti colleghi da ragazzino ho frequentato un coro: quello della Cattedrale di Fidenza. Ad alimentare questa passione è stato per primo il direttore , il parroco Don Rino Davighi. La sua era una passione vera e contagiosa. Grazie a lui e al suggerimento del maestro Pecchioni, decisi di iscrivermi, a 17 anni, al conservatorio di Piacenza, dove iniziai a seguire le lezioni del maestro Gianni Poggi, mio primo insegnante. I miei studi proseguirono a Parma, dove ebbi la fortuna di far parte della classe della signora Favini-Lottici. Qui potei contare sugli insegnamenti di Marcello Conati e Gustavo Marchesi.

Quando è avvenuto il debutto in teatro e con quale opera?

La mia prima frase da solista la pronunciai il 9 settembre del 1981. Ero entrato a far parte del coro del Teatro Regio di Parma, guidato dal grande maestro Egaddi, e nella stagione del Battistini, che all’epoca partiva da San Remo, mi fu chiesto di cantare i brevi interventi del Primo Console ne “La battaglia di Legnano”, con regia di Franca Valeri . Ma l’anno successivo vinsi proprio il concorso “Battistini” e debuttai il ruolo di Malatesta, nel “Don Pasquale” al teatro di Rieti. Fu un’esperienza bellissima, che mi fece conoscere tanti splendidi colleghi con cui sono ancora in contatto e fortemente legato; la maggior parte di loro ha fatto una grande carriera.

Durante la sua lunga e prestigiosa carriera ha frequentato moltissimi autori, quale rappresenta  il suo autore di elezione?

La mia carriera mi ha portato a specializzarmi nei ruoli di “buffo”. Perciò amo tantissimo Rossini, Mozart e Donizetti. Verdi l’ho frequentato poco, pur amandolo molto; ma l’autore che mi commuove ogni volta è sicuramente Puccini. L’aver insegnato per un paio d’anni ai corsi della Fondazione Pucciniana, a Torre del Lago, nei luoghi del Maestro, mi ha dato davvero grandi emozioni.

Ha un tipo di musica, non necessariamente lirica, che ama ascoltare in momenti particolari, una sorta di buen retiro musicale?

Certamente. Ho anche “lavorato” in una delle prime radio private in cui si trasmetteva ogni tipo di musica. Ho sempre amato i grandi cantautori. Con una predilezione particolare per Francesco Guccini. E recentemente è avvenuto un “vero miracolo”. Grazie allo splendido amico Alessandro Nidi, ho avuto la fortuna in due occasioni di cantare davanti al mio mito uno dei suoi pezzi più significativi e “arrabbiati”: “L’avvelenata”. Al termine della mia esibizione, l’abbraccio ricevuto da Francesco è stato uno dei momenti più belli ed emozionanti della mia carriera.

Lei ha girato il mondo: c’è un’atmosfera, una città, una notte che ricorda con più emozione?

L’applauso al termine di ogni esibizione è un’importante tessera nel mosaico delle emozioni che premiano gli sforzi della nostra carriera. Cito un paio di momenti: l’aver stretto la mano al presidente Ciampi, dopo una recita di “Tosca” a Roma. L’aver condotto i canti, nel duomo di Fidenza, durante la visita di Giovanni Paolo II. E poi, se devo parlare di soddisfazioni personali, mi piace ricordare gli applausi e l’affettuosa invasione di palco dopo il mio recital a Wuhan, in Cina, lo scorso ottobre.

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Da lei vengono a studiare da tutto il mondo: Cina, Giappone, Corea. Quanto arricchisce poter interagire con culture diverse?

L’insegnamento è un dono incredibile che mi è stato offerto durante la mia carriera. Poche cose arricchiscono quanto poter trasmettere le tue esperienze ad altri giovani che, come te, hanno intrapreso questo viaggio così bello e difficile. I “miei ragazzi”, come li chiamo, mi danno tantissimo, sia dal punto di vista umano che da quello professionale. Da loro io stesso imparo tantissimo. I miei viaggi recenti mi hanno portato in alcuni dei loro paesi. E lì, durante i concerti o le masterclass, ho scoperto una passione vera e un amore autentico per la musica lirica. Penso ai sacrifici di questi giovani, lontani dalle loro famiglie e completamente immersi nel loro sogno. Provo grandissima ammirazione e affetto verso ciascuno di loro.

Ha lavorato anche con grandissimi registi, quale ricorda con maggior affetto?

Sicuramente devo citare per prima Franca Valeri: un’artista straordinaria e una regista che, come pochi, è in grado di farti penetrare nelle pieghe più nascoste dei personaggi. Ne cito altri tre: Beppe de Tomasi e Beni Montresor, ma anche lo splendido “Falstaff” di Salieri, che mi ha dato grandi gioie professionali.

Domanda banale ma necessaria: quali i prossimi impegni?

Intanto l’impegno della scuola, a cui dedico le mie energie con grandi soddisfazioni. E poi, in estate, nuove masterclass. Mentre sono in trattative per un nuovo viaggio in Corea del Sud, dopo la splendida esperienza di due anni fa in cui ho potuto riabbracciare tanti ex allievi; ora sono dei professionisti nei teatri o docenti in prestigiose università.

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Letizia Brugnoli, voce di velluto e classe innata – INTERVISTA

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