San Prospero, la celebrazione del culto nelle Pieve di Collecchio - l'OFFicina parmigiana

San Prospero, la celebrazione del culto nelle Pieve di Collecchio – l’OFFicina parmigiana

Ex tempio pagano, divenne pieve nell’XI secolo; pilastri quadrati sorreggono la struttura di stile romanico, in un’alternanza cromatica di pietra e muratura

Fino al Concilio di Trento, il culto di San Prospero ebbe grande successo nell’Italia centro-settentrionale. A partire dal secolo V, il culto del vescovo di Reggio-Emilia si diffonde verso città come Perugia, Bologna, Lucca e Parma. In particolare, la sua devozione trova materia architettonica su un piccolo colle del Parmense. Si chiamava Colliculum, cioè Collecchio. È qui che, oggi, a due passi dal Parco Nevicati, sorge ancora la pieve a lui dedicata, edificata in stile romanico-lombardo nel secolo XI, sopra le rovine di un precedente tempio pagano, scoperto agli inizi del ‘900.

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Foto di Andrea Adorni – © ilParmense.net

L’abside centrale è l’area più antica, risalente addirittura al secolo VII. Già la suddivisione dello spazio in tre navate e l’erezione della torre campanaria risalgono al secolo XIII. Se a questo intervento aggiungiamo quelli apportati nei secoli successivi, comprendiamo come il tutto abbia alterato l’aspetto originario. Ultimo arrivato, nel 2000, è il bellissimo organo in legni pregiati (ebano, rovere, bosso, abete, noce, betulla, pioppo), opera di abili artigiani quali Gianni Ferrari, Luigi Schianchi e Silvano Barani.

La fonte e la lastra in marmo: quando il battesimo si rende prezioso

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Foto di Andrea Adorni – © ilParmense.net

Le tre navate sono spartite da pilastri a base quadrata su cui sono state inserite semi-colonne agli angoli. Unica eccezione la terza campata che è sorretta da colonne. Di particolare interesse l’alternanza cromatica di muratura e pilastri, dovuta all’uso intervallato di mattone e pietra. I capitelli che sovrastano semicolonne e colonne presentano motivi vegetali e animali, fra cui un’aquila, un grifone e un ariete. Spostandoci verso l’entrata incontriamo il fonte battesimale, un tronco rovesciato in calcare ornato da colonnine e archetti intrecciati in bassorilievo.

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Foto di Andrea Adorni – © ilParmense.net

 

Al di sopra della vasca, troviamo forse uno dei reperti più preziosi: si tratta di una lastra in marmo bianco raffigurante il Battesimo. Non possiamo non apprezzare la maestria con cui lo scultore rappresenta con gusto bizantino l’immersione del corpo di Cristo nel Giordano, mentre Giovanni lo battezza e lo Spirito, sotto forma di colomba, discende sul suo capo. Le acque del fiume sono limpide, trasparenti: il marmo si fa liquido, trasparente il corpo immerso. Acqua che non ha perso smalto, lucidità. Acqua dalla quale, ancora oggi, vorremo abbeverarci.

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Foto di Andrea Adorni – © ilParmense.net

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