Curiosando nel laboratorio di Vincenzo Gardoni: l’artista nei racconti delle nipoti | INTERVISTA

“Siamo cresciute con un nonno che aveva la passione del dipinto. Da bambine ci faceva vedere le sue opere, ci chiedeva cosa pensavamo fosse, ma poi non ci diceva mai se avevamo indovinato o meno”, comincia così il racconto delle tre sorelle Gardoni

Vincenzo Gardoni raccontato dalle nipoti Teresa Maria, Arianna Maria e Miriam che hanno deciso di diffonderne la cultura e l’arte

PARMA | Siamo cresciute con un nonno che aveva la passione del dipinto. Da bambine ci faceva vedere le sue opere, ci chiedeva cosa pensavamo fosse, ma poi non ci diceva mai se avevamo indovinato o meno“, comincia così il racconto delle tre sorelle Gardoni, Teresa Maria, Miriam ed Arianna Maria. Il nonno era Vincenzo Gardoni, il pittore espressionista, originario della Bassa Parmense, che aveva il suo laboratorio in Borgo del Gallo affacciato sul piazzale della Steccata. Nelle ultime settimane, in occasione del centenario dalla nascita, alcune delle sue opere sono state proiettate dalla finestra del suo laboratorio alla facciata di Palazzo del Governatore.

Gardoni nasce a Sissa nel 1917 e muore a Parma nel 2004, in seguito ad una caduta improvvisa dalle scale. Le tre nipoti, dunque, si trovano con un laboratorio pieno di tantissime opere del nonno, al quale erano molto legati. “Ci siamo chieste cosa dovevamo farne. E abbiamo deciso di mostrarle alla città. Nel corso della vita – spiega Teresa Maria – il nonno non aveva mai fatto pubblicità alle sue opere, così abbiamo deciso di farlo noi“. Nell’ultima fase pittorica Gardoni si era dedicato alla catalogazione delle opere: ne ha selezionate alcune, le ha incorniciate, firmate e dato loro un titolo. Altre, invece, sono rimaste sul semplice cartoncino. E sono proprio queste ultime opere, tutte meticolosamente impacchettate dal nonno, che le tre sorelle hanno deciso di utilizzare per far conoscere l’arte di Gardoni.


Una vita difficile

Dopo aver frequentato le scuole medie, Vincenzo Gardoni ha iniziato a lavorare nei campi con il padre. La madre era morta tempo prima, lasciandolo orfano a soli due anni. Nel corso della seconda guerra mondiale viene arruolato nell’esercito e partecipa alla Campagna di Russia. Terminata la guerra, nel 1945, sposa Angela Pezzani dalla quale ha quattro figli. Nel 1959 si trasferisce a Parma e riesce a trovare quella tranquillità economica, grazie ad un impiego in Università, tanto cercata. Le opere della prima parte della sua vita, che ritraevano perlopiù paesaggi, sono andate distrutte. “Nonno – continuano le tre sorelle – era un’espressionista. Se un’opera non gli piaceva la distruggeva. Di questo primo periodo ha conservato solo un ritratto di nonna“. 

Ogni quadro che rappresentava Gardoni era come una parte di sè. Si chiudeva nel suo laboratorio, nessuno poteva entrarvi fino a che l’opera era conclusa. Nell’ultimo periodo, in cui il pittore ha iniziato la catalogazione delle sue opere, vi era probabilmente l’intento di iniziare a diffonderle e farle conoscere al pubblico. “Ci piace pensare – confida Miriam – che abbia voluto affidare a noi questo compito. Abbiamo ritrovato alcuni scritti dove chiedeva di ‘fare’ e abbiamo deciso di portare avanti la sua missione e allestire mostre che mettano in luce la sua arte“. Molte delle opere non incorniciate, quelle che le tre nipoti utilizzano nelle esposizioni, hanno la doppia facciata: risulta difficile capire quale sia la parte davanti. “Ci affidiamo al nostro sentimento – dichiarano le sorelle Gardoni – e scegliamo una parte piuttosto che un’altra“. 

Le prime mostre

Nel 2008 Teresa Maria, Miriam ed Arianna Maria decidono di allestire la prima mostra con le opere del nonno. L’allestimento, basato su percorsi curvilinei, viene strutturato al Centro Sant’Elisabetta, con la collaborazione dell’Università di Parma. La mostra, organizzata con la consulenza di Eles Iotti, prevedeva un percorso che passasse da due punti focali: il quadro del “Visionario” e il pannello “Volti, Variazioni e Accordi. L’opera del ‘Visionario‘ – spiegano –  è la sola opera incorniciata che esponiamo. Nel 2008 abbiamo progettato e fatto costruire un macroscopio, con una lente all’acqua che permette di ingrandire e valorizzare i particolari dell’opera“. Il pannello, sempre costruito dalle tre nipoti che condividono uno studio di architetti, è invece una selezione di alcuni volti dipinti da Gardoni. 

La seconda esposizione è stata quella organizzata nel 2016 al Castello di Vigoleno, nella cornice dell’Oratorio di Santa Maria delle Grazie. La collaborazione critica e artistica è stata di Roberto Tagliaferri. Nella prima parte della mostra, sempre predisposta su un percorso curvilineo, è stata esposta la produzione ad olio; mentre nella seconda quella ad inchiostro. “In relazione all’ambiente in cui abbiamo curato l’allestimento è stato significativo il pannello che abbiamo chiamato Ultima Cena‘ dove sono raffigurati dei volti che, per noi, avevano significato biblico e una frase contenuta negli scritti del nonno“. Le dimensioni dei volti sono volutamente modificate rispetto all’originale, per stabilirne l’importanza. Sempre a Vigoleno sono stati esposti, per la prima volta, anche le sedie 4 pannelli – realizzate da Arianna – e gli abiti con stampe riprese dai dipinti – realizzati di Miriam. 

Il 2017, l’anno del Centenario

Le celebrazioni del Centenario della nascita di Vincenzo Gardoni si sono concentrate su Piazzale della Steccata. È quello, infatti, il punto di partenza del pittore che, affacciandosi dalla sua finestra del laboratorio, restava ammaliato dalla bellezza della Chiesa e della facciata laterale di Palazzo del Governatore. Una piazza che, dopo tanti anni, era diventata “casa sua”. Nel corso di Parma 360 le sorelle Gardoni, invitate dall’Amministrazione Comunale, immaginano la piazza come un grande salotto in cui esporre le opere del nonno. E così l’edicola viene abbellita con alcuni pannelli che riportano dipinti e scritte di Vincenzo Gardoni. Tutti i negozi del Piazzale sono coinvolti nell’esposizione: ognuno con l’assegnazione di dipinti che riguardano le caratteristiche dell’esercizio commerciale. 

Il 4 novembre, nella data più vicina al Centenario, si è svolta una conferenza a Palazzo Governatore sulla vita e le opere di Vincenzo Gardoni. Dalle 17.00 alle 22.00, a ripetizione, un fascio di luce è uscito dalla finestra del laboratorio di Gardoni: “Le sue opere – spiegano – sono uscite metaforicamente dal suo laboratorio e si sono mostrate alla città. Lo hanno fatto con un video che è stato proiettato sulla facciata laterale di Palazzo del Governatore“. Inoltre alcuni degli allestimenti di Musica in Castello sono stati curati dalle tre nipoti di Gardoni: “Le sedie trasformabili – spiega Arianna Maria che le ha realizzate – sono state realizzate su legno, con stampe dei dipinti del nonno. Una volta terminato l’utilizzo, come sedia negli incontri di Musica in Castello, si possono aprire e diventano dei pannelli con i dipinti“. 

La cultura non si ferma mai

La forza della missione di Teresa Maria, Arianna Maria e Miriam si vede sopratutto dalla passione con cui parlano e raccontano del nonno. Una passione che si basa, sicuramente, su quel rapporto speciale che si crea sempre tra nonno e nipote ma che non tralascia anche la competenza e la visione professionale che le tre nipoti hanno su quanto realizzato dal nonno. Nel corso di quest’anno, infatti, hanno anche attivato una collaborazione con l’Istituto Toschi finalizzata alla conoscenza di Gardoni e della sua filosofia. Una filosofia che parte dal “Visionario”: “Chi si avventura nel laboratorio – concludono le tre nipoti – diventa un visionario“. 

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