Spese per arredo e per la casa: vanno rimborsate all’ex? | Due chiacchiere con l’Avvocato

La Cassazione torna a fornire precisazioni in materia di convivenza: va rimborsato chi ha ristrutturato a sue spese e arredato la casa dell’ex compagna/o? Lo scopriamo con l’Avvocato Elena Alfieri

Avv. Elena Alfieri – avvalfieri.elena@libero.it – DUE CHIACCHIERE CON L’AVVOCATO

DUE CHIACCHIERE CON L’AVVOCATO | Si tratta di un rapporto more uxorio non durato molto, ma durante il quale l’ex compagno ha aiutato la donna a cui era legato a ristrutturare e arredare la casa a lei intestata, dove i due hanno convissuto per alcuni anni. A distanza di vent’anni, l’ex compagno si è visto rimborsare 50 mila euro versati durante il suo rapporto di convivenza con la ex compagna, la cui casa ha arredato e ristrutturato a sue spese; l’esborso di denaro, avvenuto in un momento in cui per giunta le sue finanze non erano particolarmente floride, esula dall’obbligazione naturale legata alla convivenza quotidiana.

La decisione della Cassazione

L’avvio di una reazione basata sulla convivenza (famiglia di fatto) o sul matrimonio implica un reciproco obbligo di assistenza economica. Significa che fa parte della solidarietà tra marito e moglie o tra partner l’assistersi e provvedere alle spese necessarie a mandare avanti la famiglia. Il riferimento è però solo alle spese di ordinaria gestione, gli acquisti dei beni comuni o di valore non elevato: una lavatrice, un materasso, un televisore. Ma quando il denaro speso diventa sproporzionato rispetto alle capacità del soggetto, allora siamo dinanzi a una situazione straordinaria, che impoverisce l’uno e arricchisce l’altro.

Pertanto, quando l’investimento da parte di uno dei due è estraneo alle spese necessarie per la vita quotidiana e comporta un ingiustificato arricchimento della titolare dell’immobile in caso di futura vendita dello stesso, allora è dovuto il rimborso. È proprio questo il concetto chiarito dalla Cassazione: per stabilire se, in caso di separazione della coppia, sia dovuto una sorta di “risarcimento” per le spese eseguite bisogna capire di quali spese si trattano.

Con un certo grado di approssimazione potremmo dire che «l’ordinaria gestione» (il pagamento delle bollette, la spesa, la riparazione di un lavandino rotto, la verniciatura delle stanze) non è oggetto di rimborsi; invece «la gestione straordinaria» può essere oggetto di future richieste legittime di rimborso (ad esempio la ristrutturazione dell’immobile, il rifacimento dei bagni e dell’impianto idrico o elettrico, l’acquisto della cucina, della camera da letto, dei divani).

Coma già detto, nel caso che qui ci occupa, l’uomo aveva speso ben 50 mila euro a fronte di una sua condizione economica tutt’altro che agiata, ragion per cui gli è stato riconosciuto il rimborso. Per i Giudici è dimostrato l’oggettivo arricchimento che il contributo economico offerto per l’acquisto, la ristrutturazione e l’arredamento durante la convivenza ha determinato nei confronti della donna; inoltre, il mancato recupero dell’importo, una volta cessata la convivenza, configura un ingiustificato impoverimento per l’uomo.

Azione di arricchimento senza causa

La causa con cui si può ottenere la restituzione di una quota delle spese sostenute viene chiamata azione di arricchimento senza causa ed è disciplinata dal codice civile all’art. 2041. La norma stabilisce infatti che “chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un’altra persona è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare quest’ultima della correlativa diminuzione patrimoniale”.

© riproduzione riservata