Riaprire il processo per accertare le responsabilità dei mandanti della strage: l'Onorevole Romanini e l'opinione pubblica chiedono giustizia

Strage “Rapido 904”: le famiglie delle vittime chiedono giustizia | IL CASO

Ca' Bianca

Riaprire il processo per accertare la responsabilità dei mandanti della strage: l’Onorevole Romanini e l’opinione pubblica chiedono giustizia

PARMA I Era il dicembre del 1984, il giorno prima della Vigilia di Natale, quando il treno Rapido 904 che stava attraversando la Grande galleria dell’Appenino, dopo la stazione di Vernio, sulla linea ferroviaria Firenze-Bologna, fu fatto esplodere provocando la morte di sedici persone, tra cui anche bambini, e 267 feriti.  Quel giorno, sul Rapido 904, c’erano anche i giovanissimi Susanna Cavallo, 22enne di Gaiano di Colecchio e Pier Francesco Leone, parmigiano di 23 anni. La coppia era di ritorno da un pellegrinaggio in Vaticano. Entrambi sono rimasti uccisi

A più di trent’anni dalla strage del treno il deputato Pd, Giuseppe Romanini, reclama a gran voce il riavvio del processo per accertare le responsabilità dei mandanti della strage, e interroga il Ministro della Giustizia Andrea Orlando in merito alle cause della sospensione del dibattimento, che vedeva imputato come mandante della strage anche Totò Riina.

“Il rischio che anche su questa pagina buia della storia nazionale non venga fatta piena luce, è reale” spiega Romanini “l’indignazione dei familiari delle vittime e dell’opinione pubblica, in particolare quella delle comunità di Collecchio e di Parma, da cui provenivano i due giovani fidanzati che morirono su quel treno, deve trovare risposta nella giustizia. Il processo deve riprendere rapidamente e giungere a conclusione nel più breve tempo possibile, dopo oltre 30 anni di attesa.

Il Ministro della Giustizia Orlando ha subito chiesto al tribunale di Firenze una relazione dettagliata sul caso e le ragioni di questo inspiegabile rinvio, ma ribadisce Romanini “È necessario che venga superato ogni impedimento e che la verità processuale emerga con chiarezza. Lo dobbiamo alle vittime, ai famigliari e a tutta la nostra comunità nazionale che ha il diritto di sapere la verità su un episodio così drammatico della sua storia recente”. 

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