Tarsogno, un mese fa la scomparsa di Franco Ravella
di Chiara Corradi Un uomo di pace: ecco chi era Franco Ravella, originario di Tarsogno…
di Chiara Corradi
Un uomo di pace: ecco chi era Franco Ravella, originario di Tarsogno
Oggi faccio una cosa che giornalisticamente non è delle migliori, però credo che volte il proverbio “L’eccezione conferma la regola” vada rispettato. E’ per questo che di Franco voglio parlare in prima persona.
In tanti hanno definito Franco Ravella, scomparso un mese fa, un uomo di pace e credo anche io che questa sia la definizione che meglio lo rappresenta.
Lo ricordo, con piacere, in tante discussioni fatte nel negozio di mio padre: si parlava di politica, di attualità, di commercio e di molto altro. Franco ha sempre espresso la sua opinione con pacatezza e rispetto verso gli altri e anche verso chi aveva idee diverse dalla sua.
E’ già passato un mese dalla sua scomparsa, eppure tanti ancora mi chiedono di scrivere di lui. Franco era uno stimato commerciante, aveva una pelletteria in via Massimo D’Azeglio, in pieno Oltretorrente. Appena il mestiere glielo permetteva, però, Franco tornava nella sua Tarsogno, dove aveva le origini e la casa di famiglia: per anni è stato segretario e membro attivo della Famiglia Tarsognina, promotore del giornalino “Tarsogno Nostru Paiese” e abile fotografo di ogni evento o occasione speciale che avveniva in paese.
Franco discendeva da una famiglia di ambulanti e il commercio ce l’ha sempre avuto nel sangue: a soli diciassette anni, in seguito alla morte prematura del padre, aveva aperto il negozio in via D’Azeglio nel quale ha poi passato il resto della sua vita fino alla pensione. Nei momenti liberi dal lavoro, correva nel cortile della Chiesa dell’Annunziata: negli anni sessanta, infatti, la vita delle parrocchie era molto attiva e i ragazzi vi si trovavano per giocare a calcio, a biliardo, ping pong. Molte serate Franco le passava nel teatrino della Parrocchia a vedere la televisione e a commentare i vari avvenimenti trasmessi come il Festival di Sanremo e le Olimpiadi di Roma.
Tra quelle mura francescane, Franco ha percorso tutte le tappe dell’Azione Cattolica giovanile, diventandone alla fine degli anni Sessanta anche Presidente. Con il passare degli anni, la vita parrocchiale venne sostituita dal ritrovo al circolo della Familija Pramzana: è qui che Franco incontra Carmen, sua moglie: da allora Franco e Carmen hanno vissuto la loro vita in simbiosi.
Da alcuni anni, dopo la pensione, Franco aveva deciso di godersi il meritato riposo e aveva ricevuto anche il riconoscimento di Maestro di Commercio, di cui andava molto fiero. Il commercio, la vita in parrocchia e la passione per la montagna e per Tarsogno sono stati i punti cardine della sua vita. Negli ultimi anni si era ravvicinato all’ambiente parrocchiale e alla vita dell’Annunziata: partecipava con entusiasmo alle attività della parrocchia, dando sempre il suo, spesso silenzioso, ma importante contributo.
In particolare era entrato a far parte dell’Associazione Italiana Amici del Presepio Sezione di Parma: per quanto non avesse la passione per la realizzazione dei presepi, Franco era uno su cui si poteva sempre contare; nelle sue serate spesso arrivava nel Chiostro del Convento ed aiutava nella realizzazione delle infrastrutture della Mostra dei Presepi e nell’organizzazione generale di tutte le attività natalizie.
In questi ultimi anni, ho imparato a conoscere meglio Franco: l’ho trovato come una persona sempre disponibile, con cui parlare tranquillamente di tutto. Il giorno prima della sua malattia, mi chiese di stampargli i ringraziamenti della mia tesi. L’avevo invitato alla mia laurea, ma non era potuto venire: quel sabato, aveva una riunione importante alla Famiglia Tarsognina e lui, così affezionato a quell’associazione e al suo paese, non la voleva saltare. Quel lunedì, gli ho promesso che gli avrei stampato i ringraziamenti, perchè tra i tanti citati in quel foglio c’erano anche lui e Carmen, ma poi non l’ho più visto. Da quel giorno i ringraziamenti sono dentro una busta: glieli avrei consegnati di persona, aspettavo solo che si rimettesse. Non ci sono riuscita, li darò a Carmen: certa che Franco li vedrà comunque.
Franco era una persona buona, non lo dico come se fosse una frase di circostanza: lo dico perchè è vero. E a Carmen, oggi, che è passato un mese glielo voglio ripetere: di Franco abbiamo tutti un ricordo bellissimo. Non sarà facile da dimenticare.




