Teatro Farnese, il cuore di Parma in abete rosso | FOTO

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Ca' Bianca

Maestosa opera barocca e capolavoro ligneo per bellezza ed ingegno; ecco il Teatro Farnese di Parma, il cuore ducale in abete rosso

TEATRO FARNESE DI PARMA | All’interno del complesso della Pilotta, precede ed inaugura l’esposizione della Galleria Nazionale il Teatro Farnese, maestosa opera architettonica barocca, capolavoro ligneo unico nel suo genere per bellezza ed ingegno.

Tanta bellezza, arte e perfezione ingegneristica furono il frutto della volontà del Duca Ranuccio I Farnese, il quale fece costruire il teatro nel 1617. I lavori furono assai celeri, tant’è che dopo un anno il cantiere era già giunto a termine. Una simile impresa fu naturalmente spronata da motivi politici; infatti i Farnese si preparavano ad ospitare la venuta del Granduca Cosimo II de’ Medici con il quale auspicavano a stringere un contratto matrimoniale che sancisse la pace fra le due famiglie. Purtroppo, a causa di motivi di salute, il Granduca non si recò mai a Parma ed il teatro venne inaugurato soltanto dieci anni più tardi. Negli anni che seguirono furono sporadiche le iniziative e gli spettacoli che qui si tennero ed esso cadde in disuso durante il dominio Borbonico, per riaprire soltanto nel Novecento. Oggi il teatro si mantiene florido e vitale ospitando iniziative culturali e spettacoli che tengono alto l’onore e gli intenti degli antichi fasti.

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Eroica impresa di falegnameria, il Teatro Farnese nasce su un’immensa Sala d’Armi su progetto dell’architetto emiliano Giovanni Battista Aleotti, meglio noto come l’Argenta

L’ingresso al teatro avviene attraverso le sotto gradinate, spazio da dove è possibile ammirare l’allestimento di alcuni modellini di navi da guerra e sculture in legno; reperti che, in modo quasi sacrale nel buio, emergono esaltati da spot di luce calda e brillante. Giunti alla fine di questo corridoio si accede lateralmente all’immensa platea.

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Quello che oggi abbiamo la fortuna di visitare è quanto di più simile all’originale è stato possibile ricostruire a seguito dei bombardamenti subiti durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto, nel 1944, Il Teatro riportò danni incalcolabili, sia all’architettura che all’impianto decorativo; per questo motivo oggi non sono più presenti le pitture e le sculture che ne abbellivano travi, pareti, colonne e nicchie, perlomeno non interamente. I calchi in gesso delle sculture, alcuni rilievi in legno originali, statue e stucchi, sono però custoditi ed osservabili sul retro del palco all’interno delle casse in cui erano state conservate nel periodo successivo alla guerra.

L’impatto emotivo che suscita questo ambiente è fortissimo e meravigliosamente coinvolgente: un’immensa opera d’arte ci circonda e sovrasta da ogni lato, l’occhio fatica a cogliere un’immagine complessiva e risulta difficile per l’osservatore non ruotare su se stesso alla bramosa ricerca di dettagli; è un godimento plurisensoriale, dove i giochi di ombre che si creano per la luce filtrante dalle serliane si fondono al coinvolgimento olfattivo emanato dal legno ambrato.

Dal punto di vista architettonico, la struttura ricalca antichi modelli dei teatri greci e romani; il palcoscenico ospitava i più svariati marchingegni per effetti speciali

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Un’alta gradinata posta a ferro di cavallo circonda la platea e viene sormontata da un doppio ordine di loggiati. La platea fu pensata per poter essere allagata ed ospitare battaglie navali e prodigi scenici, così come il profondo palcoscenico. Sotto di esso si celavano infatti marchingegni di ogni sorta per poter dare vita agli effetti speciali. Il proscenio che lo incornicia è un monumento esso stesso, con le sue immense colonne corinzie e le travi che rievocano gli antichi templi classici.

Poco rimane delle antiche decorazioni; sono osservabili oggi nella loro collocazione originaria soltanto due statue equestri di Alessandro e Ottavio Farnese e, sulle pareti alle spalle degli spalti, gli affreschi, opera di numerosi artisti emiliani e lombardi. Le nicchie oggi vuote erano un tempo abitate da sculture raffiguranti divinità: queste sono in parte andate distrutte anch’esse e in parte conservate nel museo.

TEATRO FARNESE DI PARMA
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Trionfo d’arte e bellezza: la Pilotta e la Galleria Nazionale di Parma | SPECIALE

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