Il farro monococco, coltivato a Corniglio da Marco Landi, è una delle coltivazioni più antiche e singolari del Parmense

Torna il farro antico a Corniglio: passione e qualità nel segno della tradizione

Ca' Bianca

Il farro monococco, coltivato a Corniglio da Marco Landi, è una delle coltivazioni più antiche e singolari del Parmense

CORNIGLIO | Nella località “Mulino Vecchio“, sotto il comune di Corniglio, da ormai quattro anni Marco Landi, agente di Polizia Municipale nato e cresciuto a Beduzzo, passa buona parte del tempo libero nei suoi campi dietro casa, prendendosi cura di una delle coltivazioni più singolari del territorio parmense. Si tratta della coltura del farro monococco, precursore del farro dicocco che è facilmente reperibile sugli scaffali dei supermercati.

Il monococco è la varietà più antica di farro che si caratterizza per essere un cereale ricco di proprietà e con un bassissimo contenuto di glutine. Nonostante si tratti di un farro quasi selvatico ed estremamente resistente alle malattie, la sua coltivazione è stata abbandonata già da tempo dall’uomo perché non in grado di sostenere il ritmo di una produzione su grande scala. Marco coltiva un’area di 3000 mq dalla quale ricava indicativamente 50 chili di prodotto che, in seguito alla lavorazione, si riduce a 25 chili.

La lavorazione del farro

La bassa produttività è il motivo principale per cui oggi scarseggiano colture di farro monococco” spiega Landi. Nonostante ciò, la passione di Marco per i cereali antichi e per l’agricoltura, che avrebbe voluto farne un mestiere, unita alla necessità di sapere cosa finisce sulla tavola dove si riunisce la sua famiglia, lo ha portato a dedicarsi ad una coltivazione rivelatasi molto produttiva. L’abbondanza delle sue coltivazioni è anche il risultato di un terreno particolarmente adatto a questo cereale, un terreno situato vicino al fiume, povero, ghiaioso e drenante.

Ad inizio novembre Marco si serve di un vecchio spandiconcime, poichè le seminatrici convenzionali non sono adatte a questo tipo di cereale che essendo più lungo rispetto ad altri si blocca nella macchina, per spargere le semenze del raccolto precedente. Il farro viene, poi, mietuto a metà estate e conservato in sacchi fino alla lavorazione che si compone di tre fasi principali: prima viene tolta la sabbia residua dalla mietitura e poi viene eliminata qualsiasi altra impurità attraverso un pulitore, infine il farro passa almeno tre volte nella decorticatrice che agisce per sfregamento rimuovendo parte del suo rivestimento esterno.

Un prodotto genuino: “Voglio mangiare ciò che coltivo”

Il prodotto ottenuto da Marco è genuino, di alta qualità e profondamente diverso dal farro che si trova in commercio. Oltre a variare per tipologia, questi cereali si differenziano anche per la lavorazione: mentre il farro monococco coltivato da Marco è un farro decorticato, cioè a cui viene tolto solo il mallo per fare in modo che mantenga tutte le sue proprietà, il farro che si consuma abitualmente è un farro perlato, al quale viene raschiato via quasi completamente il rivestimento esterno, insieme alle proprietà, al fine di renderlo più “cucinabile” accorciandone i tempi di cottura.

Ciò che Marco coltiva è una produzione ridotta, destinata in parte al consumo familiare ed in parte alla vendita. Marc e la sua famiglia cucinano prevalentemente zuppe ed insalate fredde con il loro farro ma le opportunità di beneficiare di questo prodotto sono ben più ampie: per esempio, una parte del farro è destinata alla macinazione: questa avviene a Castelnovo ne’ Monti presso un mulino di costruzione austriaca che ha il pregio e la particolarità di mantenere il prodotto macinato il più integrale possibile.

Con la farina di farro, mischiata alla farina di grano tenero (sempre ottenuta dal frumento coltivato da Marco) lui e la sua famiglia sfornano pane, pbizza e torte di ottima qualità. “Voglio mangiare ciò che coltivo, non amo i prodotti industriali ed ora che abbiamo dei figli io e mia moglie cerchiamo di stare ancora più attenti all’alimentazione” dice Marco. Nei campi di Mulino vecchio non cresce solo una rara varietà di farro ma anche l’esempio di un tentativo, ben riuscito, di condurre uno stile di vita sano e alternativo, fiorito dal connubio tra passione ed impegno. Passione e impegno i cui frutti non vengono solo dalla terra ma anche da riconoscimenti ufficiali: a partire da marzo 2018, infatti, la produzione di Marco otterrà la certificazione biologica.

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ARA

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