Al Tugo di Berceto: lo Chalet dove si ballava fra gli alberi

Al Tugo di Berceto: lo Chalet dove si ballava fra gli alberi

Ca' Bianca

Al Tugo si andava per raggiungere il mitico Chalet di San Moderanno: all’ombra della pineta i ragazzi ballavano a ritmo di musica dei Juke Box o dei primi complessi

BERCETO | Passando sui tornanti della Strada Statale della Cisa lo si può ancora vedere, incastonato fra i pini, il bianco Chalet di San Moderanno, in località Tugo. Oggi lo si osserva tutto dismesso, abbandonato e cadente. A vederlo così piange il cuore a tutti quelli che, per un motivo o per l’altro, ci capitano davanti e ripiangono i tempi della giovinezza. Proprio lì, infatti, tanti bercetesi, parmigiani e parmensi che oggi superano i 60 anni hanno trascorso l’adolescenza, avvolti dalla pineta e dalle note che emettevano i primi complessi musicali italiani e le casse dei Juke Box. Erano le estati degli anni ’50-’60 e si andava al Tugo con ogni mezzo – a piedi, in bicicletta, in moto o con la Topolino – pur di andare a ballare per rompere la monotonia della villeggiatura trascorsa a Berceto o rinfrescarsi nelle torride giornate trascorse a Parma.

Al Tugo di Berceto: lo Chalet dove si ballava fra gli alberiAl Tugo si ballava nella pista circolare, immersa in un’ampia e bellissima pineta, intanto che ragazzi e ragazze si scambiavano le prime promesse d’amore. I giovani che frequentavano Chalet e pista da ballo sognavano di essere in America, che allora si conosceva solo dai racconti di qualche migrante tornato a Berceto o attraverso i libri di scuola. Ma anche facendosi un’idea guardando le prime trasmissioni di film in Tv o al Cinema. “Andavamo allo Chalet di San Moderanno da Berceto al Tugo a piedi – ci racconta Ettore, bercetese Doc. Si passava dalla pineta del Monte Cavallo e più o meno in mezz’ora si arrivava alla pista. Passavamo i pomeriggi a ballare o al bar, facendo delle gran chiacchiere e divertendoci fra amici. Poi naturalmente si cercava di fare colpo sulle ragazze“.

Da luglio a settembre: la stagione turistica allora era più lunga

Lo Chalet aveva raggiunto una certa notorietà e una volta preso piede era diventato di moda tra villeggianti e giovani bercetesi. In Paese altri locali avevano avuto i loro momenti di gloria, tuttavia era terminata in fretta quando si era mostrata decisa l’opposizione dei preti del Seminario. L’idea di una pista da ballo fuori da Berceto era stata geniale. Nessun prete veniva a controllare, chi arrivava da fuori si sentiva libero dai controlli dei genitori e i bercetesi potevano sfuggire alle “maldicenze” di paese. Le amicizie nascevano spontanee, libere e senza pressioni al San Moderanno. Allora le vacanze duravano diversi mesi – da luglio a settembre – così si creavano grandi compagnie e forti legami, che tuttavia si dovevano interrompere al termine dell’Estate. Erano queste le giornate più dure e dolorose. Ma anche quelle più desiderate una volta finita la scuola ogni anno successivo.

La Fonte di San Moderanno: prima acqua oligominerale del Parmense

Al Tugo però non si ballava solamente. Era prassi comune, infatti, sostare nei pressi dello Chalet per riempire taniche e bottiglie con l’acqua di fonte. Tra questi alberi sgorgava, in effetti, la prima Fonte di acqua oligominerale della provincia di Parma, la cosiddetta San Moderanno (come il nome dello Chalet e del Duomo di Berceto), in onore del vescovo di Rennes, che qui pare abbia trovato la morte. Le acque di questa fonte ben presto divennero note in tutto il mondo: le etichette delle bottiglie, infatti, erano disegnate da Fronzoni e arrivarono persino sui tavoli dei ristoranti più prestigiosi di New York e del Canada. Anche per questo ai tanti che passano dal Tugo mentre percorrono la Cisa piange il cuore, perché ricordano queste storie, che ormai appartengono a pochi e ai libri di storia.

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