2 giugno 1946, quella ”X” che cambiò la storia

di Chiara Corradi Settant’anni fa nasceva la Repubblica Italiana e per la prima volte le…

di Chiara Corradi

Settant’anni fa nasceva la Repubblica Italiana e per la prima volte le donne potevano accedere alle urne

Della proclamazione della Repubblica Italiana rimane impressa a tutti nella mente l’immagine della ragazza che sorride, con in mano il Corriere della Sera che titola in prima pagina “E’ nata la Repubblica Italiana”. In quella fotografia ci sono due cose bellissime: la parola Repubblica che arriva dopo anni di dittatura ponendosi come sinonimo di democrazia e la ragazza di cui non si conosce il nome, che rappresenta tutte le 12.998.131 donne che per la prima volta si recarono alle urne ad esprimere il proprio voto.


Il 2 giugno 1946 l’Italia è stata chiamata a due scelte importanti: la forma di governo e i membri per l’Assemblea Costituente. Il 54, 3% della popolazione votò a favore della Repubblica, mentre il 45,7% a favore della monarchia. Trionfò la Repubblica e la famiglia reale – che aveva appena abdicato in favore di Umberto II – venne mandata in esilio in Portogallo.

In realtà le donne italiane si erano già recate alle urne il 10 marzo 1946 in occasione delle elezioni amministrative in alcune città italiane, ma quello che cambiò realmente con il Referendum Istituzionale fu la possibilità di essere elette nell’Assemblea Costituente: lo spoglio delle schede decretò l’elezione di 21 donne sui 556 membri, pari al 4% del totale; nove sono del Partito Comunista, nove della Democrazia Cristiana, due del Partito Socialista e una dell’Uomo Qualunque.

Per quanto possa sembrare, ai giorni nostri, un azione banale, per le donne del 1946 quella X tracciata sulla scheda elettorale era la rivoluzione. Una svolta epocale che toglieva per sempre la donna dalla dimensione familiare per immergerla in quella nazionale, consegnandole in mano una matita con la quale poteva avere le stesse facoltà di decisione e le stesse libertà di opinione di un uomo.

2 giugno 1946, quella ''X'' che cambiò la storia

La terza cosa bellissima che deriva da quel 2 giugno è la Costituzione. Ed è da qui che i giovani devono ripartire: da un testo scritto settant’anni fa ma mai così attuale; da articoli che le nuove generazioni conoscono poco, ma che avrebbero tanto bisogno di imparare; da valori – anche morali – che oggi più che mai è necessario rispolverare.

La nostra Costituzione, dice Roberto Benigni è “stata scritta da uomini di tutti gli schieramenti politici, divisi in tutto escluso su una cosa: essere uniti. Questi uomini divennero dei giganti, ci hanno fatto volare, hanno illuminato quelle macerie e hanno detto ‘Avanti, rialzatevi’, hanno scritto regole tra le più grandi del mondo. Dentro la Costituzione c’è la strada per risolvere tutti i nostri problemi”.

Credo che oggi debba essere la festa di tutti: degli uomini e delle donne italiane, di qualsiasi schieramento politico. Oggi non c’entrano le correnti politiche e le campagne elettorali, oggi dobbiamo festeggiare con orgoglio il nostro essere italiani, la nostra immensa storia. Nelle strade vedo i tricolori che sventolano alle finestre o appesi dalle istituzioni lungo le vie principali: leggende dicono che la scelta dei tre colori sia dovuta al verde dei nostri prati, al bianco delle nostre nevi, e al rosso in omaggio ai soldati morti in guerra.

A volte penso che noi italiani abbiamo tutto quello che ci serve per essere un popolo forte, unito, propositivo verso il futuro; poi mi guardo attorno e mi sembra che questa crisi economica ci stia stritolando in una morsa strettissima che quasi ci impedisce di prendere fiato. E’ necessario, per non affondare, aggrapparci a qualcosa che ci riporti a riva: mi piace credere che quel qualcosa possa essere la Costituzione.

Oggi, 2 giugno 2016, nel ricordo di ciò che accadde settant’anni fa lancio una proposta, soprattutto rivolta ai diciottenni che nelle varie celebrazioni di questi giorni riceveranno la Costituzione, ma non solo a loro: per una volta, usiamo i social network in modo diverso. Facciamo un gioco, apriamo a caso la nostra carta costituzionale e scriviamo il nostro stato con il primo articolo che ci salta all’occhio nella pagina aperta. Potrebbe essere l’occasione per scoprire che abbiamo tra le mani La più bella del mondo.

“Art. 52 – La difesa della patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”. 

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2 giugno 1946, quella ''X'' che cambiò la storia