In Italia, viviamo un leggero ritardo nel tasso di digitalizzazione delle imprese rispetto alla media europea. Non siamo tra i Paesi fanalini di coda, ma è vero però che in alcuni ambiti la digitalizzazione stenta a prendere piede. In particolare, è bene notare come siano soprattutto le piccole imprese, gli artigiani e le realtà di ridotte dimensioni a rallentare il processo.

La questione delle PMI

Alcuni tra gli strumenti il cui utilizzo si indaga per valutare la diffusione della digitalizzazione nelle imprese sono visti con grande timore soprattutto dalle realtà di dimensioni ridotte. La questione è fondamentale da evidenziare soprattutto in Italia, visto che il tessuto produttivo è costituito in gran parte da questo tipo di realtà. I parametri che chi studia questo ambito va a indagare sono l’utilizzo di tecnologie, di software e di strumenti che danno un preciso indicatore della digitalizzazione di un’impresa. In Italia siamo particolarmente in ritardo per quanto riguarda vari di questi indicatori, a partire dall’utilizzo di software adeguati e dall’adozione di sistemi tecnologici contemporanei. La robotica, le stampanti 3D, le piattaforme, i software gestionali, non trovano spazio soprattutto all’interno delle aziende manifatturiere di dimensioni ridotte e nel settore edile. Eppure oggi sono disponibili strumenti, come programmi CRM moderni o software ERP in cloud, che sono perfetti per imprese di qualsiasi dimensione, PMI comprese. Molti di questi strumenti possono inoltre adattarsi nello specifico ai particolari bisogni dei diversi settori, come il software ERP per aziende di servizi proposto da weclapp.

Le prospettive per il 2022

Le cose sono comunque molto migliorate negli ultimi anni e l’impressione generale è che il trend stia seguendo un andamento positivo. Almeno così sembra da alcune ricerche in questo ambito, in primis il report sulla digitalizzazione redatto dalla Banca Europea per gli Investimenti nel corso degli ultimi due anni. Il cambiamento si può notare analizzando la precedente ricerca dell’ISTAT svolta nel corso del 2019. Nei fatti, oggi accusiamo un certo ritardo nella digitalizzazione rispetto alla media europea, siamo abbastanza lontani rispetto agli Stati del nord Europa, ma in linea, se non in una situazione migliore, rispetto agli Stati dell’Europa centrale e meridionale. Le prospettive sono quindi positive anche grazie alle soluzioni oggi sempre più facili da adottare. Stiamo parlando dell’utilizzo di software gestionali in cloud, che offrono evidentemente maggiori strumenti per chi necessita di ottenere una maggiore efficienza. O anche dell’uso di strumenti tecnologici avanzati, come a esempio dispositivi IoT, che hanno già un’ampia diffusione all’interno delle imprese italiane.

La digitalizzazione e il Covid

Per molti versi, l’impulso ad aumentare la digitalizzazione delle imprese che abbiamo notato negli ultimi due anni è correlato anche alla pandemia. Nei fatti, si è diffusa ampiamente la necessità di limitare i contatti faccia a faccia, e nel lavoro questo si è tradotto con la smaterializzazione dei processi e nell’utilizzo di strumenti digitali avanzati, che hanno di fatto consentito alle imprese di continuare la propria attività. Anche dopo i periodi di lockdown molte realtà hanno mantenuto gli strumenti digitali adottati a causa dell’emergenza sanitaria e li utilizzano ancora oggi. In effetti, anche le realtà più restie ad implementare soluzioni digitali hanno scoperto che i nuovi strumenti migliorano la produttività, aiutano ad incontrare nuovi clienti e consentono di rendere più efficiente un’impresa. Sostanzialmente, anche chi non vedeva di buon occhio la digitalizzazione ha dovuto ricredersi, cosa che fa ben sperare per l’andamento dei prossimi anni.

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