Pietro Barilla prese in mano l’Azienda dopo aver seguito corsi di marketing in America: negli anni ’70 fu costretto a vendere, poi il riacquisto e il boom

È il 1950 e Pietro Barilla junior (chiamato così per disintugerlo dal fondatore dell’azienda – Pietro Barilla senior) vola in America per seguire corsi di marketing. Ancora non lo sa, ma in quel momento sta segnando il futuro di quella che sarebbe diventata la più grande impresa italiana produttrice di pasta. Dal quel momento in poi, infatti, Barilla cambia marcia grazie ad un approccio nella gestione più moderno ed internazionale. Anche attraverso decisioni difficili, come abbandonare la produzione di pane e trasformare l’azienda in una Spa.

Con pasta Barilla è sempre domenica” era lo slogan realizzato nel 1952 da Erberto Carboni – architetto, designer e pubblicitario – che valeva la Palma d’oro per la pubblicità alla società capitanata da Pietro. Seguirono investimenti importanti, sfociati nella realizzazione di due stabilimenti: uno a Rubbiano e l’altro a Pedrignano. Quest’ultimo non solo era una grande opera strategica per il futuro della Barilla, ma anche un rischio imprenditoriale: si realizzava il più grande stabilimento del mondo pastaio e il più avanzato tecnologicmanete.

A fine anni ’60 Pietro diventava anche Cavaliere del Lavoro, nominato dall’allora Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Tuttavia, l’impegno economico per la realizzazione dell’impianto di Parma era stato esorbitante. Pietro e Gianni Barilla, divisi sulle strategie da adottare, nel 1971 furono costretti a vendere l’azienda alla multinazionale alimentare americana W.R. Grace and Company. La gestione statunitense allargò il mercato al settore dei biscotti e delle merendine fondando la Mulino Bianco.

La recompra e il boom: Pietro rende Barilla la più grande società italiana del settore

Ma è nel 1979 che Pietro Barilla attua un vero e proprio coup de théâtre. Insieme ad alcuni soci decide di procedere con il riacquisto dell’azienda di famiglia. Il momento della recompra è un momento di festa per tanti parmigiani e un motivo d’orgoglio per l’economia italiana. In circa dieci anni la società diventa un impero: 27 stabilimenti in tutto il mondo, un fatturato di 2mila miliardi di lire e conta oltre seimila dipendenti. Nel 1992, pochi mesi prima della morte, la Barilla di Pietro completa l’acquisto della Pavesi allargando ulteriormente il proprio mercato. Oggi l’azienda genera ricavi per 3,4 miliardi di euro, ha un utile netto di oltre 240 milioni di euro e può contare su circa 8400 dipendenti.

Non solo grande industriale: l’impegno del “signor Pietro” nella cultura

Pietro Barilla non era solo un uomo dalle spiccate doti imprenditoriali. L’industriale, nato a Parma il 16 aprile 1913, era anche persona attenta ai propri dipendenti – virtù particolarmente apprezzata dai concittadini – con cui scambiava sempre qualche parola quando andava in visita negli impianti di produzione. Al suo impegno da business man, il “signor Pietro” – come lo chiamavano con affetto i parmigiani – è riuscito ad affiancare anche quello in ambito culturale. Insieme ad Attilio Bertolucci fondò la rivista letteraria La Palatina. Mentre allo scultore Pietro Cascella affidò la realizzazione del Monumento alla Via Emilia di Piazzale Santa Croce.

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