La vecchia politica che abbaia e (forse) non morde | EDITORIALE
di Luca Galvani
La vecchia politica? La versione goffa e democristiana di un’idea: prima fra tutte quella di democrazia e libertà
La vecchia politica che abbaia e (forse) non morde non è la politica dei vuoti di pensiero; quella è la mala-politica, l’azione silente della demagogia professionale e del populismo pre-elettorale. La politica invecchiata sulle spalle dei suoi cittadini è invece quella che ancora oggi assolve e condanna, che muove i voti nel sospiro della raccomandazione e che sorride melensa e profumata dietro le spinte di partito. La politica, insomma, che, se pur sorpresa ad incepparsi per colpa dei suoi vecchi ingranaggi, esibisce ancor oggi impettita tutta la propria capacità di auto-rigenerazione; elegante, oliata e collaudata come lo sarebbe la versione goffa e democristiana di un’idea: prima fra tutte quella di democrazia e libertà. Tra pochi giorni andremo al voto: compito di ognuno quello di esprimere la propria preferenza nei confronti di un preciso prodotto elettorale. Da una parte, di certo, la consueta e mai assente mala-politica dello slogan e del “sentiero breve verso il successo”, mentre in agguato – a racimolare adepti stanchi di pensare – la vecchia politica. Scegliamo liberamente, sapendo però che l’unico modo per portare i futuro tra le possibili scelte anche una nuova politica, è quello di smetter di cercarla tra i banchi del mercato elettorale e ritornare, piuttosto, a impastarla in casa. Come si faceva una volta.



