ESCLUSIVA – Caso Norda a Masanti; Un nuovo pozzo? Noi diciamo no” – INTERVISTA

CASO NORDA – Il comitato Difesa Monte Pelpi interviene: “Ecco cosa succede in alta Valceno; ripercorriamo…

CASO NORDA – Il comitato Difesa Monte Pelpi interviene: “Ecco cosa succede in alta Valceno; ripercorriamo passo passo la vicenda”

Abbiamo sentito l’altra campana, ovvero la voce della cittadinanza che da tempo segue la vicenda Norda in alta valle. Precisamente in località Masanti di Bedonia. A parere del Comitato Difesa monte Pelpi, con il coordinatore Mori Pier Luigi, si tratterebbe di una vicenda che necessita maggior trasparenza. Ripercorriamo con la nostra intervista un fatto di cronaca che orami si dilunga da molti anni e che vede – è recente la richiesta della concessione di un ulteriore pozzo sul territorio da parte dell’azienda – la cittadinanza sempre più preoccupata e alla ricerca di risposte chiare da parte di istituzioni locali e provinciali.

Come inizia il percorso dell’azienda sul territorio bedoniese?

Norda ha acquisito la fabbrica di Masanti nel 2000, rilevandola dalla vecchia Lynx, dal bilancio ai tempi  non florido. Già nel 2001 Norda ha iniziato un’aggressiva campagna per aumentare il “monteacque” a sua disposizione. Lynx deteneva già quattro fonti, la nuova proprietà ha ottenuto addirittura un nuovo pozzo a 1.150 metri d’altezza. Nel 2004 una nuova richiesta, concessa, per un’ulteriore fonte.


Da qui nacquero alcune preoccupazione nella popolazione della zona, giusto?

Si, a questo punto la popolazione ha iniziato a preoccuparsi. Ci siamo così riuniti in un comitato con 423 firmatari per rivolgerci alla Provincia. L’inquinamento del Ceno era evidente e furono quattro le multe all’azienda dal 2001 al 2004 . Tra le richieste, l’installazione di un depuratore, una valutazione d’impatto ambientale per l’aumento di camion e attenzione al numero di concessioni per paura che potesse mancare acqua dai rubinetti.

Come rispose la Provincia?

Il depuratore arrivò con quasi un anno di ritardo nel 2015, a discapito di tempi più celeri come proclamato dall’azienda. Per i camion e le richieste di nuove concessioni di pozzi, a distanza di 11 anni, la situazione si è aggravata. Nel frattempo la ditta ha infatti richiesto altre due concessioni e due pozzi. Tutti i prelievi richiesti e concessi alla ditta provengono dal monte Pelpi, ai piedi del quale sorge lo stabilimento di Masanti.

Il risultato quale fu, quindi?

Il primo fu concesso nel 2008 dopo un frettoloso studio indetto dalla Provincia. Vennero esclusi ARPA, Comuni di Bardi e Compiano (il Pelpi si divide tra questi due ed il Comune di Bedonia), associazioni ambientaliste e cittadini. L’università di Parma, dapprima esclusa, vi entrò su richiesta della Comunità Montana. Lo studio fu pagato da Norda usando un Protocollo d’intesa con quattro Enti Pubblici o di controllo Pubblico. Anche lo studio finale fu redatto dai geologi di fiducia dell’azienda. Al termine dei lavori del Protocollo il secondo pozzo, quello più a rischio interferenza con gli acquedotti Pubblici della zona, non fu concesso per decisione politica dell’Assessore e degli Uffici Tecnici dell’Ambiente della Provincia di Parma. Questo perché non c’era certezza che non si verificasse qualche problema all’utilizzo dell’acqua ad uso umano.

Questo era il passato, oggi cosa succede?

A distanza di anni, la ditta torna alla carica per la concessione di un pozzo a 1.270 metri d’altezza. Pozzo che dista 280 metri dall’acquedotto delle frazioni di Scopolo e Pilati. Un particolare importante: l’acquedotto frazionale giace sotto strada rispetto al pozzo. Ed in zona, dalla parte opposta dello stesso monte ed a quote più basse, esistono acquedotti frazionali nel Comune di Compiano. Il pompaggio di prova simultaneo negli acquedotti frazionali di Scopolo, Pilati e Masanti non ha raggiunto complessivamente i venti giorni. Nel compianese la prova non è stata nemmeno di un giorno. Il Pelpi con i suoi acquiferi sottostanti ha probabilmente milioni di anni: da venti giorni di studio non si evince se sia imprudenza o impudenza.

La politica come risponde alle vostre sollecitazioni?

In una recente intervista, il sindaco di Bedonia spiega di aver siglato un Protocollo d’Intesa con Norda per il via libera del Comune. Le argomentazioni appaiono inconsistenti. Come il suo predecessore  non sembra cogliere il rischio che corrono i cittadini. Nel Comune di Tornolo, a Tarsogno, alcuni cittadini hanno citato in giudizio le istituzioni e non Norda che ha uno stabilimento nella frazione. In passato si sono verificate mancanze d’acqua ai rubinetti: una perizia privata (pagata dai cittadini) e un organismo regionale hanno puntato il dito contro chi ha concesso troppo o male.

Così la Regione nel 2007: “la visita locale ha messo in evidenza il potenziale aggravamento della situazione per le derivazioni di valle, ascrivibile agli ulteriori pozzi nel contempo terebrati da Norda Spa nell’anno 2004”. Chi garantisce che la situazione non si ripeta in Valceno, zona Masanti e limitrofe? venti giorni di studi? O addirittura giorni zero per i non considerati abitanti del compianese? La Provincia, conscia dell’insicurezza delle concessioni date a Norda a Masanti, impose nel 2008 al Comune di Bedonia, Norda e a sé stessa un collegamento fra la rete acquedottistica e rete pubblica a carico di Norda. A distanza di otto anni non è stato realizzato nulla.

Come vi rivolgete oggi alle istituzioni e qual è il vostro appello di Comitato?

Ci opponiamo al progetto per una possibilità di frane in zone dichiarate a rischio; un aumento del traffico di TIR in zone di strada tortuose; l’ irrisorio introito per le casse Pubbliche (circa 7.000 Euro annui); misure di compensazione scarsissime; scarso impiego di manodopera e possibile abbassamento delle falde acquifere. Chiediamo venga rispetta la legge che dispone “la tutela delle concessioni legalmente costituite ed in particolare di quelle destinate a soddisfare usi di pubblico interesse generale, qual è il consumo umano negli abitati di Masanti, Scopolo e Pilati”. La decisione ora ad ARPA, fiduciosi che il progetto venga bocciato. Da fonti ufficiose, sembra che Norda per ora non sia riuscita nel suo intento.

Comitato Difesa monte Pelpi
Il Coordinatore Mori Pier Luigi

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