LUPI, è ancora paura in Valtaro LA TESTIMONIANZA

LUPI, è ancora paura in Valtaro – LA TESTIMONIANZA

Non si ferma l’allarme lupi nell’Appennino parmense: dopo i fatti di Berceto, infatti, questa mattina in Valtaro è stata rinvenuta una nuova carcassa, preda di un lupo che già in passato aveva scavalcato le recinzioni, addentrandosi fin dentro l’orto di un’azienda agricola locale.

E’ quanto raccontano Moglia e Delpoio, titolari dell’azienda agricola Capre e Cavoli di Roncodesiderio di Compiano:


Questa mattina alle 10.00 ho trovato un grosso daino che aveva metà corpo. Alle 13.00, tornata sul posto, l’animale era tornato per mangiare quello che rimaneva. Tutto appena fuori dalla nostra recinzione“.

LUPI, è ancora paura in Val Ceno LA TESTIMONIANZAUna situazione molto delicata da affrontare, da diversi punti di vista: prima di tutto la sicurezza della popolazione che abita queste zone; poi l’aspetto professionale e lavorativo, con la necessaria tutela da garantire alle tante aziende che sul territorio lavorano e rischiano di vedere compromesso il proprio lavoro anche con ingenti danni economici.

Abbiamo 100 ettari di terreno bio, 80 caprette da latte certificate per la produzione del latte e la lavorazione di formaggi – racconta la protagonista della vicenda – oltre che la produzione di ortaggi con semina in serra“. Per difenderci da questi eventi “ci siamo attrezzati con un recinto alto 175 cm, interrato e con protezione elettrica. Ma non sembra bastare“.

Due mesi fa, infatti, l’azienda ha dovuto fare i conti con l’ingresso nel proprio territorio di un lupo che ha ucciso una capra, mentre nei prati circostanti – ha ricordato ancora Raffaelle Delpoio – “sono più volte state ritrovate carcasse di daini e caprioli“.

Eventi che, come detto, preoccupano anche per quel che riguarda la sicurezza di chi abita la zona: “Pongo una domanda: se oggi dalle 10 alle 13 avessi lasciato mio figlio come spesso avviene in azienda, cosa sarebbe potuto succedere?” – insiste la titolare dell’azienda.

I titolari, tuttavia, non hanno perso tempo e si sono mobilitati già alcuni mesi fa per una raccolta firme, la quale ad oggi raggiunge le 8000 adesioni. Questo mentre oggi ancora si attende una risposta dal Ministero dell’Agricoltura e dal Ministero all’Ambiente, interpellato da tutte le persone colpite e danneggiate economicamente da questi attacchi.

A coloro che insistono sul fatto che non siano adeguate le misure di sicurezza adottate, poi, Raffaella Delpoio risponde: “Chi ci accusa di non avere idonee misure protettive, deve sapere che noi come azienda eravamo più che pronti a difenderci da questi eventi; quello su cui credo sia necessario porre l’accento è il fatto che coloro che sono chiamati per lavoro a gestire questa situazione debbano farlo davvero interessandosi più attivamente e con rapidità riguardo alla difficile condizione che queste zone si trovano ad affrontare“.

La titolare conclude spiegando quello che è un problema pratico derivante da questi eventi: “Sollevo infine il problema carcasse poiché se a noi muore una capra predata siamo costretti allo smaltimento, e questo fa si che oltre che ai danni economici derivanti dalla perdita dell’animale siamo costretti anche a pagare perché essa sia portata via“. Purtroppo, “qui la situazione sta diventando sempre più grave e quasi giornaliera: sono sempre più frequenti gli attacchi e possiamo con sempre più frequenza documentare avvistamenti di lupi e carcasse. Mi auguro solo che a nessuno succeda qualcosa di grave“. Oggi “non ci sentiamo più liberi di girare per i campi e di vivere liberamente la nostra valle, una libertà che diventa anche quella lavorativa nel nostro caso: lei se la sentirebbe ora di stare nella mia azienda all’aperto a lavorare? Io no“.

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