Teatro Due: dal Collettivo all’Arena Shakespeare; l’arte targata Parma | INTERVISTA

A pochi giorni dall’inaugurazione dell’Arena Estiva, la direttrice del Teatro Due Paola Donati svela i segreti…

A pochi giorni dall’inaugurazione dell’Arena Estiva, la direttrice del Teatro Due Paola Donati svela i segreti di uno degli ambienti d’arte più moderni d’Italia

PARMA – Fra pochi giorni, il 22 giugno, si terrà l’inaugurazione ufficiale dell’Arena Shakespeare del Teatro Due. Uno nuovo spazio, dunque, che si aggiunge a quelli esistenti, per un totale di dieci ambienti di scena complessivi. Questo rende il Teatro Due di Parma uno teatro unico in Italia e uno dei pochi in Europa ad avere una disponibilità spaziale così elevata. Per questo abbiamo intervistato la direttrice Paola Donati, che ha ripercorso una parte di storia del teatro e ci ha svelato qualche segreto.

Innanzitutto la passione per il teatro, nata alle scuole medie inferiori da quella che viene definita un’artista incredibile, ma soprattutto una grande didatta: Anna Capovilla. “Ci ha portato la prima volta al Teatro Regio – spiega Paola Donati – a vedere uno spettacolo di Dario Fo. Ci faceva lavorare molto con pittura e scultura, inizialmente era un gioco, ma era fortemente convinta che ci fosse bisogno di tramiti per far appropriare l’arte ai ragazzi“. Un messaggio potente che deve aver scavato dentro, fino a quando un’amica l’ha convinta a partecipare al corso Fareteatro del Teatro Due.


Tutto è iniziato come una passione, all’epoca il teatro era in costruzione, ma la Compagnia del Collettivo – fondata nel 1971 – si era posta da subito l’idea di sviluppare un rapporto diretto con il pubblico. L’obiettivo era di mettere a contatto le persone con la macchina teatrale, perché non si accontentassero solo dello spettacolo. L’orgoglio è quello di aver fatto parte di qualcosa che è stato costruito dal nulla che mancava nel contesto cittadino“, rivela Paola, nel frattempo diventata direttrice. Non tutti, poi, sono diventati attori. Alcuni, come lei, sono stati spediti a Roma ad effettuare un corso di organizzazione teatrale.

Il Modello Teatro Due: nascono i teatri stabili privati in Italia

La Compagnia del Collettivo è stata fondata da ragazzi la cui provenienza era quella dei centri universitari teatrali. “A Parma hanno avuto la fortuna di assistere al Festival dei Teatri universitari – racconta Paola -, esperienza da cui sono nate tutte le grandi esperienze di teatro europeo: da Jack Lang a Peter Stein; da Patrice Chérau e Tadeusz Kantor, hanno tutti avuto questo imprimatur. In quegli anni era molto forte il legame cultura-politica-società e noi siamo cresciuti in questo magma“. La trasformazione da Compagnia del Collettivo a Teatro avviene tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Allo stesso tempo si è iniziato a lavorare parallelamente sugli spazi di scena.

Ed è da qui che nasce il Modello Teatro Due, che ricorda molto da vicino il modello di gestione delle istituzioni del Nord Europa. “Dal punto di vista spaziale – specifica la direttrice del Due – sotto l’aspetto architettonico e gestionale fa capo al modello teatrale tedesco. In particolare ai teatri indipendenti con sostegno pubblico che hanno una vocazione precisa, ma che di fatto mantengono l’indipendenza dalla politica. Da un altro punto di vista potrebbe ricordare la Comédie-Française“.

L’esperienza teatrale italiana – è bene ricordare – fino al primo dopoguerra si basava essenzialmente sulle compagnie di giro, tradizione che è proseguita e che resiste tuttora. Al Teatro Due si è cercato di mettere al centro dell’operato la progettualità artistica, senza slegarla dall’organizzazione amministrativa e dalla parte architettonico-spaziale. Questo ha comportato una continua ricerca che ha comportato un costante rinnovamento. Negli ultimi 50 anni si è anche contribuito anche a costituire dei riconoscimenti per creare modelli teatrali maggiormente consoni alle esigenze artistiche del momento. “I teatri stabili privati sono nati in una riunione sui nostri terrazzi – afferma chiaramente Paola Donati. Quel modello poi è stato adottato su tutto il piano nazionale. Si tratta di un esempio che si è sviluppato nel primo rapporto fra pubblico e privato in conseguenze di necessità di prassi artistiche“.

La didattica: “Forniamo codici interpretativi agli spettatori”

La produzione del Teatro Due è sempre molto abbondante. Come racconta la direttrice: “Tra repertorio e produzioni nuove mettiamo in scena circa 20 spettacoli all’anno“. Ma oltre alla stagione invernale – e da quest’anno quella estiva – all’interno del complesso vengono effettuati corsi didattici per attori, spettatori e studenti. “Il nostro obiettivo – prosegue – è quello di mettere lo spettatore al centro del processo teatrale. Per questo effettuiamo corsi di formazione che permettano di appropriarsi dei codici giusti, perché il Teatro possiede anche una sua lingua che va compresa. Questa però non può essere imposta, ma va trasmessa“.

Come ricorda l’antropologo Marc Augé un luogo – in contrapposizione al nonluogo (ad esempio un centro commerciale) – per essere tale deve essere identitario, storico e relazionale. E proprio in questo senso all’interno di questa struttura unica in Italia lo spettatore ha la possibilità di “mantenere viva la memoria attraverso il teatro, di sviluppare un senso d’identità e di confrontarsi, creando relazioni con la comunità temporanea che si forma in quel momento a Teatro. In questo non c’è nulla di esoterico – ci tiene a chiarire Paola -, perché il teatro è il luogo identitario per antonomasia. Fisicamente i rendiamo immediatamente conto se c’è vita oppure no, allo stesso tempo deve essere un luogo aperto che assolva a funzioni non di consumo, ma di creazione“.

Arena Shakespeare: un Sogno che diventa realtà

L’Arena Shakespeare sorge proprio sopra al parcheggio Goito, nel complesso che una volta ospitava i bagni pubblici, i veri “antenati” del Teatro Due. “Dopo tanti anni – conclude Paola Donati – il percorso di completamento di questo nuovo spazio è finalmente giunto al termine grazie alla volontà del Comune di Parma. Si conclude così la costituzione di un bel quartiere della cultura. Abbiamo accolto la notizia con molta gioia e impegno. Grazie alla collaborazione con nuovi partner come Fondazione Cariparma, in aggiunta ad altri storici come Fondazione Monte Parma e altri apporti tecnici, possiamo finalmente inaugurare la prima Stagione Estiva di un Teatro la cui forma è una via di mezzo fra un teatro greco e un teatro eisabettiano“.

Giovedì 22 giugno è in programma la rappresentazione del primo spettacolo: il Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare con musiche di Felix Mendelssohn Bartholdy.

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