Coldiretti: “Persi 5000 allevamenti a causa degli animali selvatici”
Sos allevamenti: negli ultimi dieci anni scomparsi 300mila animali; in occasione della Festa di Sant’Antonio…
Sos allevamenti: negli ultimi dieci anni scomparsi 300mila animali; in occasione della Festa di Sant’Antonio Coldiretti Emilia Romagna traccia un tragico bilancio dell’agricoltura
APPENNINO | Domani si festeggia Sant’Antonio Abate, patrono degli animali: una festa da sempre molto sentita dagli agricoltori che, da tradizione, fanno benedire i propri animali e offrono i frutti della terra in segno di buon auspicio per l’anno seguente. Coldiretti Emilia Romagna coglie l’occasione per stilare il bilancio degli ultimi dieci anni di agricoltura regionale, dove si sono registrate situazioni non positive. Sono, infatti, 5.000 gli allevamenti che hanno chiuso e oltre 300mila i capi scomparsi, tra mucche, pecore e maiali.
La conseguenza è lo spopolamento delle aree interne e montane, con rischi per il primato del Made in Italy nell’enogastronomia, ma anche l’abbandono delle attività dell’uomo sul suolo che portano a dissesto ambientale e idrogeologico. Stando ai dati regionali dal 2000 ad oggi sono scomparsi, nelle zone montane, il 22% dei prati pascoli con un ritorno della macchia boschiva e il proliferare degli animali selvatici, che ormai invadono i territori più a valle. Danni pesanti sull’agricoltura sono, ad esempio, quelli dei cinghiali sui campi di foraggio che rendono impossibile l’utilizzo di fieno agli allevatori del territorio.
Cinghiali, caprioli, daini, cervi e lupi
Ma il problema non è limitato ai cinghiali. Il proliferare di caprioli, daini e cervi ha prodotto anche un aumento di lupi – sopratutto ibridi – che si avvicinano anche alle aziende con vitelli e pecore. Nell’ultimo anno sono stati 350 i capi abbattuti da questi predatori: “Un numero – specifica Coldiretti – che è solo la punta dell’iceberg. Molto più pesanti sono i danni collaterali. Gli animali, infatti, a causa dello stress provocato dagli attacchi riducono drasticamente la produzione di latte, con pesanti tagli al fatturato aziendale“. Agricoltori e allevatori sono esasperati dallo squilibrio esistente tra animali allevati ed animali selvatici e predatori: “Occorre che le misure di controllo non restino sulla carta, ma diventino operative“.
L’obiettivo, come fa notare il direttore regionale Marco Allaria Olivieri – deve essere quello di salvare pecore e lupi. Fondamentale, dunque, contenere la popolazione di lupi come prevede il Piano nazionale, intervenendo per eliminare la presenza e la diffusione dei canidi e salvare il reddito degli allevatori e salvaguardare lo stesso patrimonio di biodiversità rappresentato dal lupo del nostro Appennino. Secondo Coldiretti è necessario cominciare ad operare sul fronte indicato da Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che per evitare l’estinzione della specie lupo prevede di attivare rapidamente misure per la cattura e la sterilizzazione dei capi non appartenenti alla specie canis lupus e, nel caso questo non fosse possibile, bisognerà pensare di attuare la raccomandazione dell’Unione europea che per salvaguardare prioritariamente il lupo prevede anche l’abbattimento degli ibridi.
Misure di prevenzione
“Contemporaneamente è anche necessario da parte dell’ente pubblico – sostiene Coldiretti Emilia Romagna – garantire il sostegno economico-finanziario per una adeguata attività di prevenzione e assicurare efficienza ed efficacia nel sistema di accertamento e risarcimento dei danni per garantire un completo reintegro della perdita di reddito affinché la convivenza tra l’animale e l’uomo non porti all’abbandono dell’attività di allevamento. Non sarebbero solo gli allevatori a perderci, ma l’intera comunità poiché – conclude Coldiretti regionale – i pastori attraverso la loro opera conservano e valorizzano la montagna e le sue tradizioni“.

