Elezioni Regionali, Marta Collot: “Investimenti nel pubblico e servizi migliorati” | INTERVISTA
Marta Collot, 26 anni, è la più giovane candidata alla carica di governatore dell’Emilia Romagna….
La candidata presidente di Potere al Popolo: “Stop alla privatizzazione, all’esternalizzazione dei servizi e alla cementificazione del territorio”
Marta Collot, 26 anni, è la più giovane candidata alla carica di governatore dell’Emilia Romagna. Alle prossime elezioni regionali guiderà la lista Potere al Popolo. Originaria di Treviso si è trasferita a Bologna per studiare all’Università e al Conservatorio. “Credo che unendosi e impegnandosi per un mondo diverso si può vincere – dichiara aggiungendo che “ho scelto di stare dalla parte di chi lotta contro l’ingiustizia“. Nella circoscrizione di Parma la lista di Potere al Popolo è guidata da Stefano Carosino.
Uno dei temi della campagna elettorale è quello che riguarda la sanità: quali sono le vostre proposte per migliorare quest’ambito, che è già ai vertici italiani. In merito ai punti nascita in montagna, recentemente chiusi, e che hanno destato proteste e preoccupazioni da parte degli abitanti delle alte valli qual è la vostra posizione?
Noi crediamo che sia arrivato il momento di dire stop alla privatizzazione e di riprendere un sano investimento pubblico per i servizi sanitari. In questi anni il servizio sanitario regionale ha progressivamente appaltato all’esterno alcune funzioni, come i servizi di pulizia e manutenzione, ad oggi in molta parte esternalizzati a cooperative spesso non sufficientemente qualificate per un lavoro così specifico. Soffriamo una carenza strutturale di personale medico e infermieristico perché il pubblico non assume più. Questo non è sostenibile nel medio e lungo periodo, e ne abbiamo già visto i risultati con l’allungamento delle liste d’attesa. È necessario assumere nuovo personale, ai medici e agli infermieri vanno garantiti i giusti ritmi di lavoro e riposo, in modo che possano svolgere il loro lavoro con la massima attenzione e responsabilità. Insieme a loro, va garantito che anche i servizi in progressiva esternalizzazione (mense e pulizia) vanno reinternalizzati e affidati a personale competente. È chiaro che questo è possibile solo riconvertendo il sistema al pubblico. Infine, crediamo che a un aumento delle risorse debba corrispondere anche una distribuzione bilanciata sul territorio, e con questo ci riferiamo in particolare al mantenimento dei presidi sanitari nelle zone periferiche come quelle montane.
Asili, scuole ed università: anche qui l’Emilia Romagna è stata portatrice di innovazioni ed agevolazioni per le famiglie e non solo. Quali progetti avete in questi settori?
In questo campo crediamo che i rischi maggiori vengano dalla richiesta di maggiori competenze regionali, c.d. autonomia differenziata. L’Emilia-Romagna, oltre a chiedere la costituzione di un fondo organico regionale addizionale, chiede di poter integrare la formazione secondaria con il “contesto sociale ed economico della Regione” anche programmando percorsi specifici per le competenze trasversali, per l’apprendistato, assegnando contributi aggiuntivi per le scuole paritarie e organizzando fondazioni per l’istruzione tecnica superiore, e consolidando i percorsi di alternanza scuola-lavoro. Anche per quanto riguarda l’università, la proposta guarda tra le altre cose alla coerenza dei percorsi formativi con “lo sviluppo tecnologico, economico e sociale coerente con le esigenze espresse dal contesto economico, produttivo e sociale”. Per noi, invece, la scuola e l’università devono essere pubbliche, di qualità e accessibili a tutti i cittadini. Questo non può avvenire senza un investimento pubblico massiccio sulle politiche di formazione, che non possono essere semplicemente agganciate al tema delle competenze richieste dalle aziende. La formazione deve rendere tutti cittadini consapevoli, prima che “competenze” da mettere a disposizione del sistema produttivo. Questo va per noi in direzione opposta rispetto all’aumento di percorsi alternanza-lavoro, che sembra che i percorsi di autonomia differenziata proposti dalla nostra regione vogliano invece percorrere. Infine, riteniamo che il contratto dei docenti debba rimanere agganciato al contratto collettivo nazionale, e che vadano arginati ulteriori passi verso l’aziendalizzazione della scuola.
L’Emilia Romagna è terra di eccellenze gastronomiche e non solo: quali i progetti per aiutare il mondo legato all’agricoltura e alla tutela di produzioni DOP ed IGP anche alla luce dei recenti dazi imposti dall’America?
La nostra è una regione che brilla nelle copertine delle riviste. La via Emilia è un susseguirsi di cities of food e centri manifatturieri di lusso. La riviera romagnola è tutta una vetrina per turisti. Dietro quel retrobottega, però, la realtà è fatta di sfruttamento e contratti precari: lavori pagati 3 euro all’ora alle dipendenze di finte cooperative, lavoro in nero. Proprio per questo crediamo che sostenere e promuovere il consolidamento dell’agroalimentare non possa che partire dal dare dignità, regolarità e stabilità a chi in quel settore ci lavora. Il nostro tessuto produttivo non è fatto solo di imprese. È fatto anche, e soprattutto di lavoratori. Ci vogliono quindi dei provvedimenti che smantellino le false cooperative, presenti sia nei servizi che nella produzione agroalimentare, che sfruttano il lavoro.
Si parla di infrastrutture importanti, anche a livello nazionale: qual è la vostra posizione in merito, ad esempio, alla Ti.Bre e alle grandi opere? In particolare nel Parmense due grandi temi sono quelli relativi al ponte di Colorno-Casalmaggiore e al dissesto idrogeologico in montagna: cosa prevedete per il nostro territorio?
Noi siamo contrari a grandi opere come quelle realizzate negli ultimi 20 anni in particolare rispetto ai trasporti e alle infrastrutture, che hanno devastato il territorio e sono costati montagne di soldi ai cittadini. La Tirreno-Brennero è tra queste, è l’ennesima “grande opera” del voto utile. Un progetto anacronistico riesumato dal che lasciato una carcassa di cemento e catrame, la cui costruzione ha sventrato 74 ettari di suolo agricolo, prati stabili e foraggi “nobili”. Ed è un’opera da cui guadagnano i soliti noti (Gavio, Pizzarotti). Un danno ambientale finanziato con soldi pubblici a cui dobbiamo dare decisamente uno stop. Piuttosto, dovremmo dare più attenzione alla manutenzione e le piccole opere utili al territorio, come la costruzione di un sostituto al vecchio ponte Colorno-Casalmaggiore, che è un’infrastruttura strategica per le comunità locali che vi vivono intorno. L’unica grande opera che ci interessa promuovere sul piano infrastrutturale è la messa in sicurezza del territorio, a partire quindi dalla lotta al dissesto idrogeologico. Per fare questo però la Regione dovrebbe promuovere la “Cementificazione Zero”, mentre l’attuale legge urbanistica contiene talmente tante possibilità di deroga da aumentare a dismisura le possibilità di cementificazione. Per questo noi siamo per l’abolizione della legge regionale urbanistica, e per il lancio di un vero piano di riconversione ambientale e territoriale che dia lavoro di qualità e sostenibilità ecologiche.
Tre tematiche da non sottovalutare sono quelle che riguardano giovani, diritti e lavoro. Cosa prevede nel merito il vostro programma?
Il nostro primo interesse, e si vede anche dal programma, è di abbattere le condizioni di sfruttamento e di lavoro povero che gli abitanti di questa regione vivono. Si dice che la disoccupazione in questa regione è bassa, la più bassa d’Italia. Nessuno ci dice che il 70% dei contratti attivati nel 2018 erano precari. Questo sistema va completamente invertito, a partire dall’amministrazione regionale, perché sappiamo che il pubblico è il primo utilizzatore di lavoro atipico in Italia. È per questo che nel nostro programma abbiamo inserito l’introduzione di un salario minimo di 9 euro l’ora come criterio indispensabile per aziende, cooperative e cordate che vogliano partecipare agli appalti regionali, la stabilizzazione dei lavoratori del pubblico e la reinternalizzazione dei servizi, la reintroduzione dell’Art.18 per le imprese che lavorano con la Regione e per i lavoratori del pubblico Regionale.
Dal punto di vista politico, recentemente, il movimento delle Sardine – nato il 14 novembre scorso in Piazza Maggiore a Bologna – ha moltiplicato le manifestazioni in Italia e in Europa: ai primi organizzatori si è dato il merito di aver fatto rinascere, soprattutto nei giovani, la voglia di partecipare alla vita politica del Paese. Cosa ne pensate? Credete che possa effettivamente influenzare gli elettori e le idee politiche per le prossime elezioni regionali?
Sulle sardine dobbiamo distinguere, se permettete la battuta, la “testa” dalla “coda”. Mentre siamo molto distanti dalle posizioni politiche degli organizzatori, tutte organiche al centro-sinistra, chi è sceso in piazza per noi lo ha fatto genuinamente, per reagire al clima di odio e per sentirsi politicamente attivo. Noi facciamo un passo in più, e diciamo che all’odio, più che con la gentilezza, si risponde con la giustizia sociale, che è stato anche il tema della nostra manifestazione regionale del 18 pomeriggio a Bologna, a cui hanno preso parte oltre 1000 tra attivisti e simpatizzanti del nostro territorio.

