L'ENPA e il Comune di Parma danno voce ai nostri amici animali: tra abbandoni e randagismo

Il nostro Paese sta attraversando un periodo storico particolarmente difficile, con ripercussioni che coinvolgono diversi ambiti della vita dell’uomo. Si tratta di temi – come salute, economia, istruzione – che, ormai, vengono affrontati all’ordine del giorno e da molteplici punti di vista. Per questo, abbiamo ritenuto importante dare voce anche a chi, purtroppo, una voce non ce l’ha: gli animali. In particolare, quelli che sono costretti a vivere senza il calore di una casa o quelli che, addirittura, si sono ritrovati orfani – da un giorno all’altro – dell’amore della famiglia alla quale erano così fedeli. Troppo spesso cani, gatti e molte altre specie sono passati in secondo piano e, purtroppo, non solo durante i mesi in cui la pandemia ha preso il sopravvento.

Ci siamo chiesti quali conseguenze gli animali abbiano dovuto subire, chi e in che modo si è attivato per tutelarli e come sarà possibile aiutarli in futuro. A rispondere a queste – e a molte altre domande – sono giunte in soccorso Lella Gialdi, presidentessa dell’ENPA, e Nicoletta Paci, Assessore al Benessere Animale del Comune di Parma. Due figure importanti che hanno cercato di comunicare la sofferenza – inespressa – degli animali vittime di abbandono e di randagismo.

La presidentessa dell’ENPA, Lella Gialdi: come combattere il randagismo di cani e gatti

La presidentessa dell’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) di Parma, Lella Gialdi è intervenuta telefonicamente sui punti più caldi della questione. A partire da quello riguardante l’incisività della situazione Covid-19 e del conseguente lockdown sull’abbandono degli animali: “Nel territorio di Parma agli inizi della pandemia c’è stata una grossa movimentazione d’aiuto – che tutt’ora persiste – nei confronti delle persone in difficoltà che possedevano un animale domestico. Per cui non c’è stata la necessità dell’abbandono: se una persona è davvero affezionata al proprio animale chiede aiuto alle associazioni”. A Parma, infatti, i volontari delle associazioni – ma anche tantissime altre persone che hanno offerto spontaneamente il loro aiuto – si sono resi disponibili e hanno affrontato in modo valido la situazione, ad esempio, trovando una sistemazione agli animali delle persone sfortunatamente decedute. Hanno portato fuori i cani di chi risultava positivo al virus e hanno tenuto in stallo gli animali di chi risultava maggiormente in difficoltà. Il tutto, ovviamente, con i dovuti riguardi e con tutte le accortezze sanitarie che il caso richiede.

Però, non sappiamo quale fosse la situazione in montagna – continua Gialdi –. Perché purtroppo il nostro ente non riesce ad arrivare in tutte le zone del territorio parmense. In linea di massima, comunque, sappiamo con certezza che, se per i cani la pandemia non ha inciso più di tanto, per i gatti lo ha fatto”. Dalla voce della Presidentessa si percepisce la preoccupazione sulla situazione in cui vertono i gatti a Parma, abbandonati – anche senza Covid-19 – da sempre. “Avevamo passato un periodo molto buono intorno agli anni ’90, poi, ha cominciato a peggiorare nel 2000 e, progressivamente, negli ultimi due anni è diventato sempre più buio e pesante”.

Il randagismo, dunque, sembra colpire maggiormente i gatti e risulta sempre più difficile cambiare la direzione di questo fenomeno. Si tratta forse della poca consapevolezza dell’impegno che richiede, da parte di chi decide con leggerezza di accoglierne uno in casa. Spesso si pensa erroneamente che basti del cibo e un po’ di coccole, senza chiedersi davvero cosa comporta avere la custodia di un gatto. “Uno dei problemi fondamentali prende luogo quando il gatto è abituato a uscire. Ci sono dei regolamenti in molti comuni del Parmense, oltre che di Parma stessa, che obbligano alla sterilizzazione del gatto. Purtroppo, la maggior parte dei padroni non si impegnano a rispettare questa norma, causando il ritorno a casa della gattina gravida”.

Da non trascurare, poi, è anche il ritmo biologico del gatto che, con l’aumento della temperatura e il cambiamento climatico, si è scombussolato, provocando non più due parti all’anno ma tre. A questo, durante il periodo della pandemia, si sono aggiunti gli ambulatori veterinari che, costretti a lavorare esclusivamente per casi di necessità grave, non hanno potuto dare il proprio contributo nella sterilizzazione. Andando a complicare e aggravare il quadro di una situazione già di per sé preoccupante.Ci si ritrova, così, una bella cucciolata di 4-5 gattini – afferma in modo tagliente la Presidentessa –. La prima volta vengono affidati a parenti e amici e conoscenti fidati; se non sterilizzi la gatta, la seconda volta ti liberi dei gattini dandoli al primo venuto, magari anche mettendo un annuncio sui giornali pubblicitari o su internet”.

Proprio in merito alla piaga della vendita degli animali online aggiunge: “Abbiamo anche provato a telefonare a queste persone che mettevano gli annunci, cercando di sensibilizzarle, ma non ci siamo riusciti. Questo è un problema abbastanza difficile da risolvere, bisognerebbe ‘semplicemente’ avere un minimo di sensibilità per capire che gli animali non sono oggetti e non possono essere fonte di lucro e speculazione”. Nella nostra società, però, il senso di rispetto, coscienza e sacrificio nei confronti degli animali, purtroppo, si è poco sviluppato e, forse, non lo sarà mai abbastanza. “La problematica del randagismo e dell’abbandono non sarà facile da risolvere in maniera definitiva, perciò si cerca di risolverla almeno a livello parziale. Non si tratta di cattiveria da parte dell’uomo, piuttosto di superficialità”. E quest’ultima, forse, c’è ancora qualche speranza di riuscire a correggerla.

Per questo la Gialdi propone di educare a piccoli passi l’uomo, indirizzandolo verso i comportamenti più adeguati da assumere nei riguardi dei propri amici a quattro zampe. Primo fra tutti: “Sterilizzate, sterilizzate, sterilizzate”. Un coro al quale la Presidentessa dell’ENPA invita a partecipare anche le Amministrazioni comunali, le ASL e il Governo stesso che “dovrebbe obbligare a farlo”.

E continua, dicendo: “Dovremmo prendere come esempio molti comuni e ASL del sud Italia che, pur lasciando i cani randagi liberi sul territorio decidono di sterilizzarli, evitando di creare cucciolate. Noi dell’ENPA ce la mettiamo tutta per instillare una maggiore sensibilità nei confronti della sterilizzazione, pur sapendo che per i proprietari dei cani è una spesa importante. C’è da dire, però, che un cane o un gatto sterilizzato è esente da certi tumori, come quelli della prostata o delle ovaie. Si tratta, quindi, di una spesa che permette di prevenire anche eventuali malattie future”.

L’assessore Nicoletta Paci: “Al Canile Comunale l’impegno è 7 giorni su 7”

Gli animali che vengono affidati all’interno del nostro canile, gattile o oasi sono animali che vanno curati costantemente, tutti i giorni. Bisogna accudirli, bisogna dargli il cibo necessario e prestare le cure che essi necessitano. Si tratta di un impegno quasi totalizzante”. Esordisce così Nicoletta Paci, Assessore al Benessere Animale del Comune di Parma, che, intervistata dalla nostra redazione, porta alla luce le fatiche e i doveri morali di chi gestisce il Canile Comunale “Lilli e il Vagabondo“. “Il canile viene dato in gestione, attraverso dei bandi all’evidenza pubblica, a delle cooperative o associazioni che vogliono averne cura. Nel momento in cui loro si assicurano una gestione del genere l’impegno è sette giorni su sette”.

Il randagismo e l’abbandono degli animali sono temi che, purtroppo, non toccano solo Parma ma anche molte altre realtà d’Italia, seppur con sfumature diverse. Per questo, prima di trattare l’argomento a livello locale, ci è sembrato opportuno evidenziare quali siano le problematiche su un piano più generale. In molte zone della nostra penisola sono presenti cani randagi costretti a vivere tra le strade – esposti al sole cocente o al gelido freddo invernale – e a mangiare quel poco che trovano fortuitamente. Un fenomeno, questo, al quale i cittadini sono ormai abituati e con cui sono rassegnati a convivere: spesso, loro stessi tentano in qualche modo di prendersene cura, costruendo delle cucce improvvisate e donando loro del cibo avanzato.

Non si può dire che lo stesso scenario si presenti a Parma, dove – passeggiando per le strade della città – si incrociano solo cani tenuti al guinzaglio dal proprio padrone. “Questo avviene perché Parma e molte altre regioni hanno, ormai da qualche decennio, investito molto nel combattere il randagismo costruendo quelli che sono i rifugi e seguendo, attraverso una Legge Regionale del 2005, delle linee guida ben precise per quanto riguarda la costruzione dei rifugi stessi e l’accoglienza al loro interno degli animali”, ha dichiarato l’assessore Paci. E ha continuato, consigliando a molti altri Comuni di “investire le cifre del proprio bilancio nella costruzioni di canili, perché questo sarebbe un grosso passo in avanti verso la risoluzione, almeno parziale, del problema”.

Immergendoci, invece, in una situazione che unisce indistintamente l’intero Paese, l’Assessore ha spiegato alla nostra redazione come il Comune si è impegnato per cercare di salvaguardare gli animali e i rispettivi  proprietari dai danni che la pandemia e il lockdown avrebbero potuto causare: “Noi, come Comune, ci siamo attivati molto presto e per questo dobbiamo ringraziare il nostro Ufficio Benessere Animale. È innegabile che abbiamo avuto parecchie difficoltà ma abbiamo cercato di tamponarle attraverso un servizio predisposto per i cittadini”. Tra le pratiche di assistenza che sono state prontamente attivate hanno avuto largo seguito: il supporto alle persone impossibilitate, a causa della quarantena, a fare passeggiate al proprio cane e le donazioni di cibo per gli animali domestici di chi si trovava in difficoltà economica.

La Paci ci tiene a precisare che l’operato del Comune e del Canile non si è interrotto con la fine del lockdown ma, anzi, è proseguito con l’intento di arginare il fenomeno dell’abbandono che, soprattutto in un periodo storico così difficile, avrebbe rischiato di aggravarsi. “Ci siamo impegnati con delle campagne, sia l’anno scorso che quest’anno” – e qui l’Assessore si riferisce alla campagna di sensibilizzazione, che è stata fatta durante il periodo estivo a Parma, lanciando gli hashtag #ionontiabbandono e #nientescuse – “Per cercare di limitare il fenomeno dell’abbandono che si ripercuote su gli animali soprattutto durante il periodo estivo, quando il cagnolino regalato a Natale dà fastidio perché impedisce di andare in vacanza e allora viene abbandonato”.

Queste iniziative hanno avuto, di certo, il loro risultato e lo testimoniano i dati che vedono una significativa diminuzione degli abbandoni per quanto riguarda la provincia di Parma. Ma, purtroppo non basta a scacciare l’incubo e a smuovere le coscienze: “Le campagne che abbiamo citato sono molto utili e vanno reiterate nel tempo, però è anche importante che gli altri cittadini siano attenti e si impegnino nel far capire a coloro che maltrattano o abbandonano gli animali quanto le loro azioni siano totalmente sbagliate”.

Forse una soluzione sarebbe quella di puntare alla sensibilizzazione dei più piccini che, avendo un animo più puro rispetto a quello degli adulti, potrebbero apprendere facilmente i comportamenti più consoni. L’Assessore Paci risulta d’accordo con il nostro pensiero e ci spiega che “la sensibilità verso gli animali, come tutte le attività che riguardano l’essere umano, se insegnata da bambini sarà sicuramente portata avanti, anche nel loro futuro più prossimo. In realtà, noi in passato abbiamo ospitato varie scuole e classi che erano venute a visitare il nostro canile e anche quest’anno queste attività facevano parte del nostro programma ma, purtroppo, non è stato possibile a causa del Covid-19”.

Non bisogna sottovalutare, poi, che la visita e l’avvicinamento agli animali nel canile potrebbe giovare ai bambini anche per smorzare delle paure che, a volte, sono un po’ istintive e immotivate. È un’esperienza che molte famiglie, in previsione di adottare un cane, dovrebbero scegliere di fare: entrare in contatto con l’animale è utile per riconoscere quando potrebbe risultare aggressivo e quando, invece, è ben predisposto a socializzare; è necessario anche insegnare ai bambini quale deve essere il modo corretto per avvicinarsi agli amici pelosi, senza correre alcun rischio. A conferma di ciò, le parole di Nicoletta Paci: “Adottare e accogliere un cane richiede lo stesso impegno di educare un bambino che ti arriva a casa e devi saper gestire”.

Se pur non esplicite, queste sono delle forme di prevenzione contro l’abbandono degli animali che, molto spesso, si verifica quando non riescono ad essere capiti ed integrati regolarmente all’interno del nucleo familiare che decide di accoglierli. “Appena la situazione Covid ce lo permetterà riapriremo il Canile per svolgere tutte queste attività di formazione e informazione” – ma, tra i tanti progetti in cantiere, c’è anche quello di sistemare alcune parti della struttura – “Abbiamo messo a bilancio, per il prossimo anno, una somma considerevole per alcuni rifacimenti e aggiornamenti che devono essere fatti all’interno del Canile perché ci sono delle situazioni non proprio belle”.

Dati sulla situazione nel corso del 2020

A conclusione dell’intervista, forniamo alcuni dati comunicati dall’Ufficio Benessere Animale del Comune di Parma, utili a comporre il quadro della situazione, nella nostra Provincia, nel 2020. Dall’analisi risulta che i gatti adottati sono 314, a fronte dei 314 entrati nel Canile comunale. Il numero dei gatti che sono stati smarriti e riconsegnati, invece, è di 27. Solo 10 gatti sono stati rimessi sul territorio parmense e 13 sono andati in affidamento. Per quanto riguarda i cani: si nota un grande divario tra quelli entrati, 314, e quelli adottati, che sono solo 43. I cani riconsegnati ai legittimi proprietari sono stati 169, mentre quelli in affido sanitario solo 2.

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