L’addio del ciclismo a Michele Scarponi: “Ciao, Capitano!”

Oltre 5000 persone al funerale di Michele Scarponi a Filottrano; presenti amici ed esponenti del mondo dello sport: il ciclista verrà ricordato nel Giro d’Italia

Oltre 5000 persone al funerale di Michele Scarponi a Filottrano; presenti amici ed esponenti del mondo dello sport: il ciclista verrà ricordato nel Giro d’Italia 

ANCONA – Lo hanno ricordato in tanti Michele Scarponi, in questi giorni di dolore che hanno separato il suo incidente dal momento dell’estremo saluto. Oltre alle doti di corridore, vincitore anche di un Giro d’Italia, ne hanno ricordato il grande carisma, la simpatia, l’amicizia. Valori reali che Scarponi metteva nella vita di tutti i giorni, in famiglia e con gli amici. Ma che condivideva, sopratutto con i compagni del ciclismo. Perchè il ciclismo, si sa, è ancora uno sport che ha mantenuto il rispetto dell’avversario. Ecco, anche per questo, Scarponi lo hanno pianto in tanti: compagni di squadra, della sua Astana, e non. Michele era uno che in gruppo faceva la differenza, che faceva sorridere e che riusciva sempre a portare il buon umore. Oltre al ciclista, le oltre 5000 persone accorse ieri al funerale, hanno voluto rendere omaggio anche all’uomo

In prima fila, accanto alla moglie Anna e ai due gemellini, la sua Astana. Presenti anche i vertici della Federazione Ciclistica Italiana e del Coni. “Michele è esempio di sacrificio, non per primeggiare, ma per essere compagno; un esempio di collaborazione, dell’essere squadra“, ha detto nell’omelia l’arcivescovo di Ancona-Osimo Edoardo Menichelli. Lo ha ricordato anche il Sindaco di Filottrano, il suo paese, rendendo pubblico il suo dolore “che è per due famiglie“, ricordando anche quella dell’investitore alla guida del Fiat Iveco che ha travolto il ciclista. Il ricordo più bello è quello che arriva dal c.t. azzurro Davide Cassani: “Ciao, Capitano!“, seguito da un lungo applauso. Capitano che Scarponi, era diventato proprio negli ultimi giorni in seguito all’infortunio di Fabio Aru. Ma Capitano, come ha più volte detto Cassani, lo era stato nella vita e nel gruppo. Un gruppo a cui sicuramente mancherà al Giro d’Italia. La direzione del Giro, quest’anno edizione numero cento, ha già fatto presente che verranno attuate iniziative per ricordarlo.


Il ricordo dei compagni

Cassani ha poi lasciato sulla bara la maglia azzurra sulla bara di Scarponi: una maglia che non ha mai indossato in vita, ma che avrebbe probabilmente conquistato quest’anno. “Non è un regalo – commenta Cassani – ma una ricompensa per quello che ha fatto per tutti noi“. Anche l’ex compagno Vincenzo Nibali ha appoggiato sulla bara la maglia di leader del Tour di Croazia, conquistato proprio il giorno dopo la morte di Scarponi e dedicato, tra le lacrime, all’amico scomparso. Sul traguardo della Liegi il corridore della Movistar Valverde ha alzato le mani al cielo, in ricordo di Scarponi: “Era un avversario, ma prima di tutto un grande amico“, ha dichiarato subito dopo dedicandogli la vittoria e lasciando il premio alla famiglia. Il Gp della Liberazione, che si è svolto ieri alle Terme di Caracalla, si è disputato in concomitanza con il funerale. A Scarponi sono state dedicate tutte le vittorie delle varie categorie.

L’incidente

Due ali di folla, come da richiesta del Fans Club Scarponi, hanno accompagnato il feretro fino al cimitero. Qui, la famiglia è stata lasciata sola nell’intimità del dolore. Sabato mattina, alle 8.00, il tragico incidente che ha messo fine alla vita del campione. Morto sul colpo, dopo l’impatto quasi frontale con un furgone Fiat Iveco condotto da cinquantasettenne del posto. Michele Scarponi stava percorrendo la strada in discesa, quando il furgone svoltando a sinistra, lo ha centrato. I soccorsi sono arrivati subito sul posto, ma non hanno potuto fare altro che contrastare la morte del ciclista. Neanche una goccia di sangue versata sull’asfalto: il colpo sembrerebbe avergli sfondato la cassa toracica, lasciandolo a terra senza vita. 

Il commento 

@ChiaraCorradi

Il gregario è il lavoro sporco del ciclismo. E forse è anche per questo che di uno come Michele Scarponi si sentirà la mancanza. Perchè era uno che pedalava per la squadra, che aspettava il suo capitano che lo “tirava” fino in cima alla salita, fino a fargli prendere il volo. Una fatica non indifferente che lo ha visto, tante volte, privarsi della soddisfazione della vittoria. Lo ha ricordato bene Davide Cassani nelle sue parole pronunciare al funerale: Michele era un capitano nella vita. Tutti i gregari lo sono: hanno un cuore grande, spalle robuste e gambe possenti. E sorridono sempre, anche se non vincono. Perchè in fondo sanno che la vittoria della squadra vale più di quella individuale. 

La morte lascia sempre tutti senza parole. Una morte così, poi ancora di più. Chi ama la bici sa i pericoli a cui va incontro, purtroppo sempre maggiori. Non credo che la legge salvaciclisti possa davvero bastare a diminuire le morti sulla strada. O almeno non da sola. Occorre recuperare il buon senso e le regole del rispetto reciproco: sia per chi sta in macchina che per chi è in bicicletta. La tragedia può sempre capitare e capiterà anche con il rispetto delle norme, senza dubbio ma forse non così spesso. La morte di Scarponi è diventata un caso nazionale, perchè si tratta di un personaggio del mondo dello sport, ma ogni settimana ci sono casi simili al suo che meriterebbero la stessa giustizia e la stessa attenzione.

La bicicletta è uno sport bellissimo, ma occorre fare in modo che tutti lo possano praticare in sicurezza. Parlo delle automobili, ma anche delle condizioni delle strade e delle piste ciclabili invase da buche o erbacce che possono provocare cadute con danni anche gravi. Penso alla famiglia di Scarponi: alla moglie Anna e ai due gemellini di neanche cinque anni. Potrà mai esserci consolazione al dolore, troppo grande, della perdita di un marito e di un padre?  Da più parti, in questi giorni, si è alzato un grido verso Fabio Aru. Sono in molti a chiedere al sardo di correre il Giro d’Italia, anche se non nelle condizioni ottimali dovute al recente infortunio, per rendere omaggio al compagno di squadra. Non credo riuscirà a farlo, ma penso che tutti gli italiani presenti al Giro, a partire dal grande amico Vincenzo Nibali, debbano cercare di conquistare quel podio. Portare la maglia rosa a Filottrano, là dove riposa “L’Aquila” sarebbe il gesto più bello per ricordarlo. In gara e nella vita di tutti i giorni. 

Foto: Ansa

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