Le proposte di riforma contenute nel disegno di legge “Pillon”: addio all’assegno di mantenimento, equa distribuzione dei tempi con i genitori e la figura del mediatore familiare

Avv. Elena Alfieri – avvalfieri.elena@libero.it – DUE CHIACCHIERE CON L’AVVOCATO

DUE CHIACCHIERE CON L’AVVOCATO | Il disegno di legge Pillon, che riprende il cognome del senatore leghista proponente e che reca “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”, ha iniziato il proprio iter parlamentare per diventare a tutti gli effetti legge, preannunciando di attestarsi quale prima ed epocale riforma, nella delicatissima area del diritto di famiglia, dell’attuale legislatura.

Tale riforma introdurrebbe (il condizionale è d’obbligo stante la probabilità di emendamenti), infatti, importanti cambiamenti, tra i quali l’eliminazione dell’assegno di mantenimento per i figli ed una più equa distribuzione dei tempi da trascorrere insieme ai genitori; di rilievo, inoltre, l’introduzione di una nuova figura obbligatoria quale il mediatore familiare.

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Alla base della riforma vi è l’esigenza di far fronte ad un’emergenza sociale, quella della “povertà” legata ai processi di separazione che, sebbene riguardino essenzialmente la sfera dei sentimenti, nella pratica sono destinati ad incidere soprattutto sul profilo economico dei protagonisti, specie dei padri, non a caso più volte definiti i “nuovi poveri”.

Al di là di ogni ragionevole, o meno, previsione di giudizio, sia sociale che istituzionale, appare indubbio che la tematica in questione coinvolga un sempre più elevato numero di famiglie italiane.

Le novità che verrebbero introdotte dalla riforma:

  • Adr (mediazione)

Il previsto congegno di ADR (Alternative dispute resolution) intende prevenire, la lite giudiziaria, in considerazione delle conseguenze che la stessa comporta per una famiglia sul piano relazionale ed economico. L’incessante rimando che affiora nella proposta in commento, alle procedure di ADR (conciliazione, mediazione, coordinazione genitoriale) ha il dichiarato fine di restituire la responsabilità decisionale ai genitori, sostenendoli e supportandoli nei momenti ove, a causa della difficoltà di dialogo, non siano autonomamente in grado di mantenere percorribile la via maestra della comunicazione non ostile, nel superiore interesse del minore.

Tale procedura di mediazione, inoltre, sarebbe obbligatoria, fungendo da condizione di procedibilità (ergo non si può agire in giudizio prima dell’esperimento della stessa), in presenza di soggetti minori di età coinvolti direttamente o indirettamente nella vicenda.

  • Co-parenting (bigenitorialità) – pariteticità dei tempi di frequentazione

Per quanto concerne più propriamente l’aspetto dell’affido condiviso, Pillon ha evidenziato che la Legge 8 febbraio 2006, n. 54 attualmente in vigore, non sta garantendo appieno la cogenitorialità (co-parenting) delle coppie separate, e più in particolare viene riportato che in Italia:

• l’affido a tempi paritetici sia stimato intorno all’1-2 per cento;

• l’affido materialmente condiviso (valutando tale una situazione ove il minore trascorre almeno il 30 per cento del tempo presso il genitore meno coinvolto) concerne il 3-4 per cento dei minori;

• l’affido materialmente esclusivo riguarda oltre il 90 per cento dei minori.

Il disegno di legge in esame detta, quindi, per la prima volta regole nel delicato campo di frequentazione  genitori/figli che potranno essere equipollenti ed adeguati allo sviluppo equilibrato ed armonico del minore, stabilendo che questi ha il diritto di frequentare entrambe le figure genitoriali, in modo da ricevere da ciascuna di esse affetto, cura, formazione ed educazione, con l’indicazione di un periodo di tempo ritenuto tendenzialmente minimale (12 giorni al mese).

Tale modifica legislativa si fonda sulla Risoluzione n. 2079 del 2015, del Consiglio d’Europa, la quale esorta gli Stati membri ad adottare legislazioni che assicurino l’effettiva uguaglianza tra padre e madre nei confronti dei propri figli, per garantire ad ogni genitore il diritto di essere informato e di partecipare alle decisioni rilevanti per la vita e lo sviluppo della prole, nel miglior interesse di questa, suggerendo, oltre al resto, di introdurre nella legislazione interna il principio della doppia residenza, ovvero del doppio domicilio, dei figli in ipotesi di separazione, limitando le eccezioni ai casi di abuso ovvero di negligenza verso un minore, oppure di violenza domestica.

  • Mantenimento diretto (abolizione assegno di mantenimento)

Postulati il diritto alla bi genitorialità, nelle forme dell’affidamento materialmente condiviso, con tempi di frequentazione della prole equipollenti, e il dovere costituzionale, gravante su entrambi i genitori, di contribuire al mantenimento dei figli, il mantenimento diretto ne appare un logico corollario.

Tuttavia, si tratta di una novità soltanto apparente, in quanto l’attuale art. 337-ter, quarto comma, codice civile, già prevede il mantenimento diretto come regola e quello indiretto, e cioè attraverso la corresponsione di una somma periodica di denaro di un genitore in favore dell’altro (c.d. assegno di mantenimento) come ipotesi residuale ed eccezionale. Nella prassi dei tribunali, invece, si è sempre registrata una inversione del rapporto fra regola ed eccezione ed accade di frequente che l’assegno di mantenimento venga corrisposto al genitore collocatario, senza alcun obbligo o onere di rendicontazione e anzi, con la facoltà per tale genitore di scegliere arbitrariamente le spese straordinarie destinate a soddisfare l’interesse e i bisogni dei figli.

Nell’ambito dei criteri di determinazione delle modalità e della misura del mantenimento diretto, il disegno di legge in esame adotta una soluzione opportuna ed equilibrata, basata su specifici capitoli di spesa che dovranno essere indicati in ciascun piano genitoriale che dovrà essere oggetto di approvazione da parte del mediatore o del giudice.

Tali capitoli di spesa dovranno essere proporzionali ai tempi di frequentazione della prole e alla situazione economica e reddituale complessiva di ciascun genitore, nonché alle esigenze e al tenore di vita del minore.

  • Assegnazione della casa familiare

Cancellata la figura del genitore collocatario, ne discende che il minore potrà avere due case; in ipotesi di separazione, il conflitto tra i genitori è in genere determinato dall’interesse economico all’assegnazione dell’abitazione familiare.

In riferimento alla fattispecie statisticamente più frequente di casa familiare co-intestata alla coppia, la proposta di modifica prevede il diritto a un corrispettivo (un canone) da parte del comproprietario che lascia la casa

  • Ascendenti

Nelle intenzioni del progetto di legge anche i nonni potranno intervenire ed esprimersi attraverso interventi di supporto dal tenore eminentemente propositivo, nel quadro di tutela del diritto dei minori a intrattenere rapporti significativi con i propri ascendenti.

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