Francesca: “Chiedo aiuto alla mia città” – APPELLO
Francesca: “Parma? La mia città di origine a cui mi rivolgo per trovare una soluzione…
Francesca: “Parma? La mia città di origine a cui mi rivolgo per trovare una soluzione ad una drammatica situazione“
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Nel tempo della perdurante crisi economica e sociale che ha investito il nostro Paese nell’ultimo decennio, non è purtroppo difficile ricevere richieste di aiuto e sostegno da parte di tante persone in difficoltà anche nella nostra Provincia.
È il caso di Francesca, parmigiana di origine che in questi ultimi anni ha dovuto fare i conti con le difficoltà di due licenziamenti dai lavori che da sempre le davano sicurezza economica e gratificazione personale.
Francesca si è rivolta alla nostra redazione, chiedendo di lanciare un appello alla sua città, Parma, per trovare una soluzione di breve termine a preoccupazioni e difficoltà con cui quotidianamente deve fare i conti.
La lettera
Cara Parma,
sono nata tra le tue mura nel lontano 1958 ed oggi, a tanti anni di distanza, mi permetto di bussare alla tua porta e al tuo cuore.
Sono giornalista pubblicista dal 1988 e tra il 2008 e il 2011 ho perso, senza preavviso né giusta causa, senza referenze, i due lavori storici che mi davano da vivere. Al mattino lavoravo presso un settimanale locale, tuttora attivo, mentre nel pomeriggio ero assistente di studio medico presso un noto professionista. Il primo impiego si è protratto dal gennaio 1989 al febbraio 2011, mentre il secondo dal maggio 1977 a fine ottobre 2008.
In entrambe i casi i datori di lavoro potevano mettermi in cassa integrazione, ma non lo fecero: impugnai in entrambi i casi i licenziamenti vincendo nel giugno 2012 con il giornale e perdendo invece con lo studio medico. Nel primo caso non mi sono mai stati corrisposti ben 142 mila euro, nel secondo mi vengono15mila euro richiesti come rimborso delle spese di giudizio.
“Chi doveva difendermi mi ha complicato la vita; è un fenomeno sempre più presente nella nostra società“
Pur lanciando in Rete il mio appello per l’ingiustizia subita dopo 31 anni di onesto lavoro, il giudice che ha dato ragione al mio avversario mi ha querelata per ben tre volte. Una di queste è stata appellata, una archiviata e una sta attualmente facendo il suo corso.
Sono molte le riflessioni che si potrebbero fare, a partire dal fatto che sono stata ancor di più messa nei guai proprio da coloro che dovevano difendermi: capita infatti sempre più sovente a migliaia di cittadini di ritrovarsi la vita complicata da chi doveva semplificargliela, per un fenomeno che oltre che essere in allarmante crescita lascia senza fiato e speranza i deboli.
Potrei parlare a lungo di quanto siano stati approssimativi e sonnolenti i miei difensori che mi fu, tra le altre cose, proposto proprio dalle forze sindacali. E poi professionisti inesorabilmente contrari al gratuito patrocinio per cui avevo e ho i requisiti: dopo essere stati pagati, questi stimati professionisti hanno poi omesso di depositare dei documenti fondamentali, di presenziare a udienze importanti e addirittura di farmi sapere quando sarebbero state convocate le udienze.
“Spero che dalla mia città natale giunga una risposta concreta“
Oggi ho 57 anni di età e 35 anni di contributi versati, ma anche in questo qualche cavillo non mi consente di cavare il ragno (pensionistico) dal buco. Mia mamma, vedova di 85 anni ed ex artigiana, ha visto sparire una fetta consistente della sua già esigua pensione per via dell’errore di chi le compilava la denuncia dei redditi. Mio padre e mia madre hanno versato quarant’anni di contributi a testa e lei, oggi, riceve 700 euro al mese di pensione, comprensivi di reversibilità.
Abbiamo bussato invano a porte ermeticamente chiuse ma spero che dalla mia città natale giunga una risposta più vibrante, consolante e pratica. Mi ritrovo sola, senza un’occupazione ne una fonte di reddito, alle prese con difficoltà notevolissime su parecchi fronti. Ringrazio chiunque possa e voglia aiutarmi concretamente. Lascio i miei dati in redazione.
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