“Monnezzari” di Parma: “Nel greto del torrente raccolti anche 280 chili di rifiuti”

In occasione del Fridays4Future, tante sono state le manifestazioni in tutta Italia, anche a Parma….

In occasione del Fridays4Future, tante sono state le manifestazioni in tutta Italia, anche a Parma. La crisi climatica e i temi ambientali sono diventati cruciali per i giovani, che hanno iniziato a riunirsi in associazioni, movimenti, gruppi, tutti nati dal basso. Ciò avviene soprattutto grazie all’utilizzo dei social, che permettono di organizzare facilmente eventi per potersi scambiare idee. Così ci si mette in gioco, agendo direttamente sul proprio territorio. Un esempio di questi movimenti “spontanei” sono i Monnezzari di Parma: un gruppo aperto di giovani che si occupano di raccolte rifiuti e cura dell’ambiente a Parma. Grazie a Gemma Adorni, organizzatrice del gruppo, abbiamo potuto affrontare il tema della sensibilizzazione all’ambiente e della partecipazione a Parma.

Com’è nato il vostro gruppo? Con quale obiettivo?

“I monnezzari di Parma” è nato nel novembre 2018 da alcuni studenti di scienze naturali dell’Università. I ragazzi, principalmente di Roma – da cui appunto il nome del gruppo (Monnezza vuol dire “rifiuti” in dialetto romano) – erano molto sensibili al tema dell’inquinamento. Passeggiando per il Lungo Parma, si erano accorti dei rifiuti presenti giù nel greto, quindi iniziarono a raccoglierli tra amici. Nella primavera del 2019, il gruppo si è ingrandito grazie alla formazione dei canali social, su cui venivano annunciate le date delle varie raccolte. Adesso siamo un gruppo di volontari duraturo nel tempo: tutte le settimane organizziamo raccolte rifiuti in varie zone di Parma, in base alle segnalazioni che riceviamo o alle zone che vediamo noi stessi girando per Parma. Non c’è bisogno di tesseramento o iscrizione al gruppo: ognuno può partecipare alle nostre attività, basta presentarsi nel punto di ritrovo che indichiamo di volta in volta. Da un anno, il nostro progetto di raccolta rifiuti di Parma, “Cleanup Parma”, si è unito un altro giovane gruppo di volontari chiamato “Ecoboosters”. Oltre alle raccolte rifiuti, uno dei progetti che curiamo è il Giardino Condiviso. Facciamo anche lavori al Campus Garden e collaboriamo al Food Forest: si tratta di un progetto rilanciato alla fine di quest’anno da Fruttorti, che consiste nella piantumazione di alberi – sia da frutto che non – al campus universitario vicino alla Cascina Ambolana.


Parlando proprio di Giardino Condiviso: cosa si può fare in quel luogo e come ve ne prendete cura?

Abbiamo adottato il Giardino Condiviso un anno fa, nell’aprile del 2021: il Marconi, il liceo proprietario dell’area, stava cercando qualcuno che si occupasse di questo giardinetto. Perciò l’abbiamo preso in carico noi, iniziando a piantare alberi da frutto e piante utili per gli insetti e per i volatili. Tutti possono unirsi alla cura del giardino: ci andiamo una volta ogni due settimane – a volte anche ogni settimana – nel weekend. L’obiettivo principale del giardino è la creazione di un piccolo spazio verde in centro a Parma e in via Bixio, che possa accogliere fauna e flora locali. Purtroppo gli insetti, soprattutto negli ambienti urbani, stanno scomparendo a causa dell’inquinamento ed è ancora diffusa la concezione che gli insetti siano dannosi. E’ importante anche avvicinare le persone a questi temi per scardinare alcuni stereotipi sulla cura delle aree verdi. Ad esempio, si pensa al giardino ancora nella concezione di “prato inglese”: molti chiamano “erbacce” le piante spontanee e le eradicano completamente. In realtà sono fondamentali per l’equilibrio di qualsiasi ecosistema e consentono a quell’ambiente di perdurare nel tempo.

I lavori al Giardino Condiviso

I parmigiani sono interessati alle vostre attività?

Sono davvero tante le persone che si avvicinano a quello che facciamo: quando lanciamo idee e iniziative vediamo un grande entusiasmo e coinvolgimento. La cosa più bella de “I monnezzari” è che c’è un grandissimo ricambio di persone: di solito alle raccolta siamo in venti, ma non siamo mai gli stessi. Può capitare che ci siano 5 o 6 persone che ci sono sempre, ma le altre sono sempre diverse. Cerchiamo di rendere la pulizia dell’ambiente un gioco: alla fine delle raccolte, distribuiamo dei gettoni chiamati “tochet“, così raccogliere rifiuti diventa qualcosa di competitivamente sano. Più si partecipa alle raccolte, più si ottengono i “tochet”, con i quali si possono ottenere dei premi.

Quali sono i luoghi più inquinati di Parma?

Al greto del torrente, a livello delle fermate sia della Pilotta sia della ghiaia, la situazione è sempre disastrosa: lì raccogliamo sui 280 chili di rifiuti, e ogni volta che ci torniamo se ne ripresentano di nuovi. Qui il problema è che siamo in centro, in Pilotta, luogo turistico per eccellenza: non è carino che i turisti vedano rifiuti passeggiando per il Lungo Parma. Si pone anche un problema ambientale: i rifiuti che si trovano lungo il corso possono finire nel torrente, e poi tramite il Po rischiano di disperdersi in mare. Oltre al greto, c’è il parcheggio del Parma Retail: è uno spazio grande e in parte inutilizzato, che i camionisti lo usano come luogo di scarico. Ci troviamo di tutto e anche qui raccogliamo quasi 380 chili di rifiuti ogni volta.

Cosa manca a Parma in tema di ambiente e sostenibilità?

I mozziconi di sigarette sono un rifiuto ancora troppo presente per il centro di Parma, ma i cestini per questo tipo di rifiuto sono pochi. Aumentare la presenza di cestini per i mozziconi permetterebbe ai fumatori di non gettarli per terra.

Il rifiuto più strano che avete trovato nelle vostre raccolte?

Nel greto si trovano tanti elettrodomestici. All’altezza del ponte Dattaro abbiamo anche trovato water rotti, vasche da bagno e pneumatici. Negli ultimi mesi abbiamo trovato anche tante biciclette, elettriche e non. Bisognerebbe sensibilizzare i cittadini ad andare a gettare questi rifiuti nelle discariche.

© riproduzione riservata