Martedì sera, all’interno del cortile del Municipio di Fidenza, si è tenuta la proiezione del video di “Amleto, uno di noi”, laboratorio teatrale curato dall’Associazione Culturale 9c Teatro – appuntamento inserito nel Festival Testo…Pretesto promosso dall’Amministrazione borghigiana. Si è trattato di un lavoro complesso, incentrato sulla parola, che ha coinvolto cinque studenti, di cui quattro ragazze ed un ragazzo: Awa Ndyaye, Boris Borlenghi, Licia Testa, Gloria Rossi e Martina Bassi. A tirare le fila del gruppo di attori in erba sono stati il regista, attore e musicista, Davide Tortorelli, e l’attore Piergiorgio Gallicani. Complice la calda serata estiva, il pubblico presente in “sala”, ha potuto godere a pieno di un’ora di proiezione, in cui emerge prepotentemente il lavoro svolto durante i mesi di laboratorio. Quello che si potrebbe definire l’esito del laboratorio è quindi un video – curato da Riccardo Pelagatti -, in cui si è deciso di alternare sagacemente mologhi informativo-divulgativi sull’Amleto e sulla vita di William Shakespeare, e soliloqui letti e recitati dalla compagine laboratoriale. Le riprese sono state effettuate in circa 20 ore all’interno del Teatro Magnani di Fidenza grazie alla collaborazione di Alessandro Bortolotto (riprese), Dario Andreoli (luci) ed Ilaria Amico (assistente di produzione).

“Nel linguaggio di Amleto abbiamo scoperto un modo di esprimere la contemporaneità”

È Davide Tortorelli, curatore del laboratorio insieme a Piergiorgio Gallicani, a spiegarci la genesi di “Amleto, uno di noi“. Un laboratorio che ha coinvolto questi cinque studenti delle scuole superiori e dell’università a partire da metà febbraio di quest’anno. “Ci siamo incontrati una volta a settimana dedicandoci alla lettura del testo, andando alla scoperta di un modo per affrontare le parole“, confessa Davide. Un percorso teorico, quindi, ma anche pratico, perché quello che hanno sostenuto i ragazzi è stato anche e soprattutto un laboratorio di teatro schietto. “Purtroppo però – ammette Tortorelli -, abbiamo smesso quasi subito di vederci in presenza allo scattare della zona rossa, da qui abbiamo dovuto ripiegare su incontro online che ci hanno limitato, ma da un certo punto di vista sono stati interessanti: il gioco, infatti è diventato più difficile. Ci siamo interrogati su quale fosse la modalità migliore per tenere viva l’attenzione di un interlocutore. Qui è uscita una cosa per me fondamentale, cioè concentrarsi sul modo di dire le parole, sul suono e sul ritmo“.

In questo percorso fondato sull’incontro “in assenza”, i ragazzi hanno trovato lo stimolo per focalizzarsi davvero sulla parola, riuscendo a trovare istanze, significati e urgenze proprie del loro tempo. Ed è questo che ha portato l’Associazione a voler spiegare anche all’esterno quello che stava accadendo durante il loro percorso, come ci spiega Davide Tortorelli: “Non potendo fare quasi nulla ci siamo ‘inventati’ questa formula, attraverso un’esigenza secondaria ma non meno importante, quella di ‘riaprire’ in qualche modo il Teatro Magnani, ci siamo organizzati per realizzare un video“. L’esito è quello restituito alla città di Fidenza martedì sera. “Quello che ne è risultato è un ibrido fra cinema e teatro, ma lo scopo era quello di riscoprire Amleto in maniera diversa, distante dalla modalità che questi ragazzi affrontano a scuola“, afferma Davide nel presentare il lavoro filologico che ha voluto affrontare sul testo. Proprio per questo Tortorelli ha voluto innanzitutto tradurre ex novo il testo.

Questa esigneza è nata dal fatto che le traduzioni a cui ci affidiamo di solito risentono di un’interpretazione ottocentesca che, a mio modo di vedere, ne snaturano il senso. A volte sono addirittura incomprensibili. Il linguaggio di Amleto non è così lontano dalla rabbia che qualsiasi adolescente può avere dentro di sé e il mio obiettivo era proprio quello di riavvicinare i ragazzi a questo linguaggio“. Il laboratorio su Amleto svolto da questi cinque ragazzi, tuttavia, non vuole essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza per ulteriori riflessioni e nuovi laboratori che prenderanno vita sul territorio. “Vorrei ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto – conclude Tortorelli -, che sono il Namasté cafè di Fidenza, l’Associazione Sociale ‘Noi siamo qui -We’re here ONLUS” e il Comune di Fidenza, che ci ha concesso gentilmente di poter utilizzare gli spazi“.

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